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La denuncia di un ricoverato: "Pazienti ammassati e senza cibo al pronto soccorso"

Redazione

Daniele, settantenne, dicendo “non sono un catastrofista o negazionista, amo la verità, la giustizia e l'onestà, come ogni buon romagnolo”, ha raccontato a Lista per Ravenna l’esperienza del proprio ricovero presso il Pronto Soccorso ospedaliero di Ravenna tra il pomeriggio di lunedì scorso e il giorno seguente. Ne riportiamo il testo, ritenendolo emblematico della condizione di sovraffollamento di questa struttura, tuttavia premettendo che Daniele elogia il personale sanitario e ausiliario in servizio, avendone apprezzato la grande buona volontà di farvi fronte come possibile. “Non si rispettano più le distanze. Il numero delle barelle, distaccate di appena 50-70 centimetri, è doppio di quanto dovrebbe essere, con maschi e femmine indistinti. Esiste un solo bagno per 40/50 persone, uomini e donne, senza bidet né campanello d’allarme in caso di necessità, con la scritta “Si prega di non chiudere la porta a chiave” in stampatello maiuscolo e due punti esclamativi. Se sei sulla tazza devi aspettarti che qualcuno spalanchi la porta, come minimo. Il cibo non arriva a tutti, pur con la massima disponibilità di medici e infermiere. Così, sono stato digiuno per la cena e la prima colazione, mangiando solo a pranzo grazie all’aiuto di una signora del personale sanitario. Peraltro gli alimenti, preparati a Faenza, giungono a Ravenna, prescindendo dalla qualità, ormai frusti ed esausti, non potendo scegliere neppure per ragioni di salute (allergie a latte o brodi di carne, diete per determinate patologie). Possibile che esista solo un bagno per tutta questa gente? Che le barelle debbano essere così vicine vista la circolazione del covid? Che si possano mescolare pazienti positivi al tampone con negativi?".

La permanenza di un paziente presso un Pronto Soccorso presenta le stesse caratteristiche del ricovero ospedaliero. Come tale, dovrebbe offrirne le condizioni almeno minime di ospitalità, di sicurezza e di dignità. Lo stato di perdurante emergenza epidemica ha certamente contribuito fortemente ad affollare oltre misura i Pronto Soccorso ospedalieri. Le carenze di personale, se non di posti letto presso altri reparti più consoni alle specifiche necessità di trattamento degli ospiti, non possono però giustificarne a lungo termine le insufficienze logistiche e pratiche. Andrea Morelli, direttore del Pronto Soccorso ospedaliero di Ravenna da quest’anno, ha introdotto, per quanto ha potuto, delle modifiche operative migliorative del servizio. Ma è stato il direttore generale stesso dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, a riconoscere in videoconferenza con Ravenna che questo reparto, “punto debole” del nosocomio, “sconta una debolezza prima di tutto logistica”, trovando “difficoltà nella divisione sicura delle traiettorie dei pazienti che accedono e nel ricovero”, con “tante persone covid in attesa di posto letto anche oltre le 48 ore”. Ha quindi annunciato interventi urgenti di adeguamento degli spazi e di nuova costruzione entro tre anni. Il tema merita però degli approfondimenti e l’assunzione di impegni meno generici, nei contenuti e nella tempistica. Chiedo perciò al sindaco, quale presidente della Conferenza territoriale socio- sanitaria, organo di indirizzo politico-amministrativo dell’Ausl Romagna, se intende rappresentare alla direzione generale dell’azienda stessa le inadeguatezze basilari del Pronto Soccorso, chiedendo con quali programmi e/o interventi puntuali ritenga, in particolare, di poter fronteggiare e risolvere entro tempi definiti quelle impellenti attinenti quanto meno agli spazi di accoglienza e distribuzione dei pazienti, ai servizi igienici e ai pasti.

Alvaro Ancisi (capogruppo di Lista per Ravenna)

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