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Movimenti civici a Ravenna: "Verso una regia condivisa per tutta la città"

Redazione

A meno di un anno dalle prossime elezioni amministrative Il constatare nella nostra città la manifesta volontà di partecipazione attraverso la costituzione ed adesione a liste civiche (si parla di una decina di progetti) è un segnale interessante che può e deve essere letto, al di là degli opportunismi, in chiave assai più profonda della raccolta utilitaristica di pochi di voti (come in molti sostengono) che potrebbe inquadrarsi invece come un interessante fenomeno sociologico che interessa la nostra città. Il senso di questo fermento, (a mio avviso) va inquadrato nella presenza attiva di energie reali, concrete e potenzialmente davvero importanti che, se organizzate, supportate ed utilizzate nella giusta modalità democratica, con il dovuto equilibrio, possono risultare estremamente positive e imprimere un’ accelerazione alle policy di Ravenna. 

Ma questo fenomeno evidenzia anche un ormai evidente disagio, che coniuga la necessità di superare un bipolarismo che ha dimostrato tutti i suoi limiti, una crisi di rappresentatività ormai trasversale e la necessità di un ricambio generazionale negli attori della politica. Indubbiamente, Il fallimento del bipolarismo in genere (facilmente riscontrabile) è evidente nel constatare la disaffezione che ha generato con  la sua introduzione, portando ad una populistica ed ormai inaccettabile contrapposizione a prescindere dalle idee, ma limitata al “contro qualcosa o qualcuno”… a mio avviso la contrapposizione NON è un valore, il “mai con loro” non può rappresentare un progetto o un ideale politico, la delegittimazione dell’altro solo in quanto tale non può contenere alcun argomento, né se si discute di valori, né se si discute di principi e mai e poi mai quando ci si proponga per la governance di una città: un  marciapiede dissestato non è politicamente di destra o di sinistra, un progetto su valore e risorsa di  università, porto o infrastrutture non è un ideale di destra o di sinistra, e non è di destra o di sinistra il futuro di una città che appartiene ai nostri figli.

A ciò si aggiunga quella voglia di “centrismo” che, seppur  in modo più o meno manifesto, è oggi più che mai di largo interesse e di straordinaria attrazione, non nel senso stretto che al termine si è voluto assegnare, ma a quel desiderio di rendere una governance equidistante da estremi e definizioni standardizzate, in una logica di crescita, dialogo costruttivo  e sereno confronto. Argomenti questi ormai definitivamente sfumati in quella deriva politica della quale, anche a livello locale, siamo stati tutti attori e osservatori negli ultimi decenni.

Incontrando i cittadini mi sono accorto della disaffezione latente e irreversibile rispetto ad una “politica urlata”, che trova nell’uso di slogan la mediocrità giustificata forse (poco) parzialmente dal solo desiderio  di una forte visibilità sui media a “qualunque costo e in qualunque modo” … e proprio questo modo di fare politica, a mio avviso, ha finito proprio per incentivare la nascita di nuove realtà politiche desiderose di un confronto e portatrici di un nuovo linguaggio. A questo quadro si aggiunga la necessità di un rinnovamento che la città auspica, per vincere le sfide future e che deve passare per forza dal superamento di schemi ormai ingessati e logori. 

Pongo pertanto una riflessione: se le liste civiche nascenti incarnano un nuovo e auspicato spirito, perché procedere in ordine sparso? Se la ratio con cui sono state costituite non nasconde interessi personali o singole ambizioni,  perché non fare fronte comune e immaginare un governo davvero nuovo, a propulsione Civica in questa città, capace di creare opportunità, sviluppo, coesione e capace di disegnare i confini sociali dei prossimi anni? E se davvero fosse possibile generare un movimento, inclusivo rispetto a tali esperienze, capace di dialogare ed indicare scelte nuove, innovative, capace di fornire una visione futura della città partendo da accorgimenti indirizzati verso una Nuova Economia, inclusiva e  condivisa, adottando proprio gli stimoli e le richieste che provengono davvero dal basso?  Non sarebbe allora utile, per la città tutta, una regia condivisa che possa, una volta verificato il reale intento di ognuno, incanalare questa preziosissima risorsa per farne un grande progetto, innovativo e illuminato in grado di cambiare la Ravenna che lasceremo ai nostri figli?.. Si nunc cum non? (se non ora quando?).

Nicola Grandi

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