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"Residenze anziani come in prigione: nessun rilancio in vita per loro"

Redazione

Dopo infiniti scontri con i presidenti delle giunte regionali, il Governo ha partorito il tanto atteso decreto-legge “Rilancio” delegando proprio alle Regioni di dettare con ordinanza le direttive per la riapertura delle attività. In Emilia-Romagna c’è entrato di tutto, anche laddove il tipo di attività e i relativi flussi e modalità di frequenza avevano in un primo tempo indotto la Regione stessa a prendere tempo, trattandosi peraltro di esigenze non fondamentali, né dal punto di vista economico, né da quello umano. Ai nostri “vecchi”, segregati da marzo nelle strutture residenziali per anziani, nessuno ha però pensato, nessuna “Autorità” politica se n’è fatta paladina. Certo, sono i soggetti più esposti fisicamente al Covid, anche se le Autorità stesse se ne sono ricordate solo quando se n’è fatta strage, non proprio imprevedibile. In Emilia-Romagna, dei 7.137 ospitati nelle 348 Rsa (Residenze Sanitarie Assistenziali per non autosufficienti), ne sono morti 520 solo tra il 1° febbraio e il 14 aprile, per non dire delle diverse altre strutture residenziali del genere, quali le Comunità Alloggio e le Case Famiglia, di cui non abbiamo statistica. Esposti anche di più alla sofferenza dello spirito, se ne sono andati nella solitudine totale, senza nemmeno un saluto dai loro cari. Quelli che restano stanno chiusi peggio che in prigione, dove almeno le visite sono concesse, incurati e incurabili nel morale, prima che nel corpo. Sono stati per mesi su tutti i telegiornali e giornali unicamente come numeri. Oggi non interessano più. Non neghiamo le maggiori difficoltà, che del resto non sono estranee a molte delle altre attività riaperte. Per ciascuna, il presidente della giunta regionale dell’Emilia-Romagna se l’è cavata con la formula del “rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento”, nonché “dei principi contenuti nelle linee guida nazionali”, rinviando all’“adozione di specifico protocollo regionale”. Proprio non si può fare un protocollo anche sulle strutture residenziali per anziani e non autosufficienti, dettato dalle massime precauzioni, si spera formulato dai tecnici della sanità? Accessi limitati e contingentati previo appuntamento? Predisposizione di spazi d’incontro adeguati a maggiori distanze “sociali”? Valutazione medica dei casi ammissibili a ricevere visite? Eccetera. Lanciamo questo appello, raccolto da voci stanche e disperate. Qualche Autorità batta un colpo.

Maurizio Marendon del Comitato operativo di Lista per Ravenna

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