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Il mito del Passatore: eroe cortese o spietato assassino?

Chi era questo personaggio divenuto simbolo della Romagna? Fra luci e ombre la storia del brigante che diventò leggenda

Il cappelletto, i mosaici, la piadina, la Caveja: sono tutti simboli di Ravenna o più in generale della Romagna, ma oltre a questi c'è un personaggio storico che viaggia tra aneddoti e leggende e che viene spesso annoverato tra i miti della nostra terra: il Passatore. Vissuto nell'Ottocento, alcuni anni prima dell'unificazione dello Stato italiano, Stefano Pelloni, passato alla storia con il soprannome di Passatore viene considerato uno dei simboli della Romagna, ma in pochi conoscono le vicende che lo resero famoso.

Ritenuto allo stesso tempo leggenda e flagello, benefattore e assassino, sulla figura del Passatore rimane tutt'oggi più confusione che chiarezza e proprio per questo è bene parlarne. Fra cronache dell'epoca, racconti e celebrazioni artistiche, riscopriamo i tratti di questo brigante delle paludi romagnole che ancora oggi, a quasi due secoli dalla sua nascita, conserva una notevole fama e considerazione.

Stefano Pelloni, alias il Passatore

Nato il 4 agosto 1824 a Boncellino, Stefano Pelloni era figlio di Girolamo e Maria Francesca Errani. La sua famiglia, già da metà Settecento, gestiva il servizio del traghetto fra le due sponde del Lamone (allora infatti non vi era il ponte). Di qui il soprannome "Passatore" che si tramandava di padre in figlio da più generazioni. La famiglia Pelloni dunque non si poteva definire povera e questo è confermato dal fatto che lo stesso Stefano da giovane avesse potuto frequentare una scuola privata a Cotignola.

Ma ciò che attendeva il più giovane dei Pelloni (Stefano era infatti l'ultimo di dieci figli) era un destino di crimine e violenza. I suoi primi guai con la legge giunsero quando aveva quindici anni. In seguito a un litigio con la figlia di un contadino, Stefano Pelloni scagliò alla ragazza dei sassi che le ruppero il braccio. Quello era solo l'inizio: seguendo anche le gesta criminose dei suoi fratelli maggiori, Stefano all'età di diciotto anni fu protagonista di un furto d'armi e probabilmente anche di altri colpi. A diciannove anni era già stato arrestato tre volte e tre volte era evaso (prima a Russi, poi a Bagnacavallo e infine nei pressi di Cattolica).

Beneamino della Romagna

Questo era il curriculum del giovane Pelloni prima ancora che divenisse il famigerato Passatore. Eppure oggi la sua figura è conosciuta dai più come quella di un beneamino, un eroe della gente. A questa fama positiva (ma storicamente inesatta) contribuirono molte delle sue azioni criminose, che avevano spesso per bersaglio uomini facoltosi, guardie e rappresentanti del governo pontificio.

Non solo. Anche la letteratura ha contribuito a rendere il Passatore una figura mitica, uno dei più originali simboli della Romagna. Fu celebrato per esempio nella poesia "Romagna" di Giovanni Pascoli che, riferendosi a Stefano Pelloni, lo definiva "il Passator cortese, re della strada, re della foresta". Il mito del bandito sociale, una specie di Robin Hood romagnolo, fu alimentato anche dal teatro, dai burattini e più avanti anche dal cinema (del 1947 è il film Il Passatore di Coletti, nel cui cast compare anche Alberto Sordi).

Tante di conseguenza sono le leggende che sono state ricamate attorno al Passatore. Una delle più note e apprezzate vuole che il Passatore, mentre si trovava nelle valli tra Ravenna e Ferrara, coprì la ritirata di Giuseppe Garibaldi, braccato dall'esercito austriaco.

Feroce bandito e assassino

La realtà fu ben diversa. A capo di una banda composta da circa venti o venticinque uomini, Stefano Pelloni divenne un'autentica minaccia per l'intera Romagna. Dal 1845 al 1851 il Passatore e i suoi commisero una gran quantità di colpi, passando dal furto, all'omicidio, senza tralasciare altri tipi di violenze. Scuro di occhi, barba e capelli, egli fu presto definito "flagello della Romagna" e imperversò in lungo e in largo, dalle valli alle colline.

Furono almeno cinque la "grandi imprese" della sua banda che letteralmente invasero e depredarono le città di Cotignola, Brisighella, Longiano, Consandolo e Forlimpopoli. A lungo Stefano Pelloni riuscì a cavarsela grazie alla sua ferocia e astuzia: nessuno osava dare informazioni alle forze dell'ordine per timore (non ingiustificato) di ripercussioni. Ma anche il Passatore, come la gran maggioranza dei briganti dell'età moderna, andò incontro al suo fatale destino. Il 23 marzo 1851, all'età di ventisei anni, il Passatore fu sorpreso nel suo nascondiglio a Russi e rimase ucciso nella sparatoria che ne seguì.

Romagna, una terra di briganti

La fama del Passatore (negativa o positiva) è enorme, ma non fu certo l'unico bandito che infestò la Romagna. Fra gli altri briganti da ricordare vi furono: Guerrino da Solarolo (che agì soprattutto nella zona di Argenta agli inizi del Settecento), Michele Butti detto il Falcone (nel Lughese a inizio Ottocento), il terribile Michelino (arrestato nel 1823 a S. Maria in Fabriago), il Lazzarino (già braccio destro del Passatore), il Sordo (che pare fosse nativo di Alfonsine) e Luigi Camerini detto L'Umett (originario del Lughese e che si distinse per la sua agilità e furbizia).

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