Gli uomini che scrissero la storia della Repubblica: tre ravennati alla Costituente

Grazie a loro la Costituzione italiana è in parte anche ravennate. Ecco chi furono i nostri rappresentanti alla storica assemblea

Circa 18 mesi di confronti e discussioni diedero vita, dopo i dolori della guerra, alla Costituzione della Repubblica italiana. La legge fondamentale del nostro Stato entrò in vigore il 1° gennaio 1948, ma solo dopo un lungo periodo di dibattito per trovare una convergenza tra le varie correnti e visioni politiche.

A segnare questo grande passo in avanti dell'Italia furono i partiti che avevano lottato contro l'occupazione nazifascista durante la guerra e anche alcune forze politiche nate in seguito alla fine delle ostilità. I 556 seggi dell'Assemblea Costituente erano occupati da formazioni politiche d'ispirazione nettamente diversa e che rappresentavano tutto il Paese. E fra questi padri costituenti c'erano anche tre ravannati.

Due sono nomi ben noti per Ravenna, poiché la loro vita e carriera parlamentare fu per molti anni a venire comunque legata alla nostra città, mentre il terzo nome è rimasto meno legato alla memoria del territorio. Si tratta di Arrigo Boldrini, Benigno Zaccagnini e Giuseppe Fuschini.

I tre costituenti ravennati

Ben nota in città la figura di Arrigo Boldrini: nato il 6 settembre 1915 a Ravenna, divenne celebre durante la fase della Resistenza guidando i partigiani ravennati con il nome di "Bulow". Al termine della seconda guerra mondiale divenne dirigente del Partito Comunista ed entrò a far parte dell’Assemblea Costituente. Da quel momento proseguì la sua carriera in Parlamento dove ricoprì anche l’incarico di vicepresidente della Camera (dal 1968 al 1976). Concluse la sua esperienza da senatore nel 1994, dopo aver aderito a Pds e Ds. Sempre legato ai valori della Resistenza e alla denuncia dei neofascismi fu presidente dell'Anpi dalla fine della guerra al 2006. Si spense nella sua Ravenna il 22 gennaio 2008.

Amico stretto di Boldrini, benché legati a due fedi politiche contrapposte, era Benigno Zaccagnini. Nato a Faenza il 17 aprile 1912, si stabilì a Ravenna con la sua famiglia ancora in giovane età e frequentò la parrcocchia di Santa Maria in Porto (dove conobbe Boldrini). Arruolato come tenente medico nella seconda guerra mondiale, in seguito all'armistizio divenne anche lui membro della Resistenza e con il nome di “Tommaso Moro” divenne presidente del Comitato di liberazione provinciale. Finita la guerra entrò nella Democrazia Cristiana e ricoprì negli anni numerosi incarichi parlamentari e partitici. Fu Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale e Ministro dei Lavori Pubblici. Inoltre fu prima presidente (1969-75) e poi segretario (1975-80) della Dc. Scomparve a Ravenna il 5 novembre 1989. A lui sono intitolate la piazza del mercato di Ravenna e la Diga foranea Sud di Marina di Ravenna. Un suo busto, posto di fronte a quello di Arrigo Boldrini, è conservato all'interno del Municipio di Ravenna.

Se Zac e Bulow sono personaggi leggendari e noti alla maggior parte dei ravennati, sfugge alla memoria dei più la figura di Giuseppe Fuschini che, all'epoca della Costituente era senza dubbio quello con maggior esperienza politica. Nato a Ravenna il 24 settembre  1883, Fuschini ebbe una formazione cattolica di stampo riformista. Nei primi del Novecento aderì e giunse al vertice di una delle prime formazioni politiche di ispirazione cattolica (la Lega Democratica Nazionale). Dopo la Grande Guerra entrò a far parte del Partito Popolare di don Sturzo, ma fu costretto ad abbandonare il proprio lavoro di funzionario alla Camera con l'inasprirsi della dittatura fascista. Troppo esposto per assumere un ruolo attivo durante guerra e Resistenza, Fuschini tornò in azione nel 1944 nel gruppo direttivo della nascente Democrazia Cristiana. All’Assemblea Costituente fu membro della Commissione dei 75 e del Comitato di redazione. Venne poi eletto deputato nel 1948 e ricoprì l'incarico di vicepresidente della Camera. Si spense a Roma il 10 luglio 1949.

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