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Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Doping "del tortellino", Sara Errani squalificata per dieci mesi: "Sono nauseata, non so se tornerò a giocare"

La positività al letrozolo era emersa in un test il 16 febbraio 2017. Era il famoso caso del “doping al tortellino”: la Errani ha sempre sostenuto di aver assunto la sostanza per una contaminazione alimentare

Una mazzata, ma non è però un fulmine a ciel sereno. Dieci mesi di squalifica: il Tas di Losanna rivede in maniera molto dura il caso doping di Sara Errani, la tennista azzurra trovata positiva al letrozolo (sostanza contenuta nei farmaci per combattere il tumore al seno) lo scorso agosto e per questo sospesa due mesi dalla federazione internazionale. La Nado Italia (l’organizzazione nazionale antidoping) aveva fatto ricorso, ritenendo troppo lieve la sospensione. La squalifica terminerà quindi l'8 febbraio 2019.

Sara Errani dovrà anche pagare 4000 franchi svizzeri alla Nado e perde anche tutti i risultati conquistati dopo il ritorno in campo. La positività al letrozolo era emersa in un test il 16 febbraio 2017. Era il famoso caso del “doping al tortellino”: la Errani ha sempre sostenuto di aver assunto la sostanza per una contaminazione alimentare.

La reazione della giocatrice: "Non so se avrò la forza e la voglia di tornare a giocare"

"Sono davvero nauseata da questa vicenda. Non credo sia mai successa una cosa del genere, gestita in questo modo a mio giudizio vergognoso. Sono sette mesi che vivo pensando e aspettando la sentenza definitiva. Per otto volte mi hanno comunicato una data limite di uscita per poi rinviarla. Otto volte! Senza mai darmi la possibilità di vivere e di giocare con la serenità necessaria per questo sport. Questo aumento di squalifica di otto mesi lo trovo una vergogna". E' affranta la tennista, che difende le sue ragioni con una lettera postata sul suo profilo Facebook: "Non ho mai assunto nessuna sostanza dopante in tutta la mia vita, amo troppo questo sport per fare una cosa del genere. Ho sempre cercato di essere un buon esempio, sia dentro che fuori dal campo. Ho vestito e cercato di onorare sempre la maglia azzurra dando tutta me stessa in qualsiasi momento, anche quando lasciare sarebbe stata la cosa più logica e più semplice. Ho dato la mia vita a questo sport e non penso di meritarmi tutto questo. Mi sento impotente davanti a un'ingiustizia così grande".

Il Tas ha confermato, per la seconda volta - come spiega l'azzurra - che si è trattato di "un'assunzione involontaria, e per di più di una sostanza che non migliora le prestazioni atletico-sportive. Dopo aver già scontato sette mesi tra risultati tolti e periodo di inattività ed essere ripartita da un ranking di 280, mi aggiungono ora, che ho rialzato sportivamente la testa, altri otto mesi di squalifica. Tutto questo è assurdo! Trovo, in tutta questa vicenda, una profonda ingiustizia e la voglio gridare a testa alta, perchè so di non aver più niente da rimproverarmi. Non so se avrò la forza e la voglia di rigiocare a tennis dopo tutto questo".

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