Perde il lavoro e si inventa un'attività innovativa seguendo la sua passione per sport e viaggi

Simone dopo aver perso il lavoro ha deciso di di re-inventarsi un’attività lavorativa innovativa, seguendo la sua passione

La sua azienda, una multinazionale, ha chiuso tagliando 250 lavoratori. Tra questi c’era Simone Cellini, 39 anni, nato in Sardegna, ma in Romagna da sempre, abita a Russi.  Laureato in scienze politiche con un Executive MBA preso tra Bologna e Silicon Valley, esperienza nella consulenza e servizi alle aziende nel settore delle risorse umane, ha deciso dopo aver perso il lavoro di re-inventarsi un’attività lavorativa innovativa, seguendo la sua passione di preparatore atletico, amante dei viaggi, del buon cibo e dello sport.

“Ho avuto diverse opzioni molto interessanti nel mio settore e anche in altri, però ho preferito seguire questa nuova strada, meno sicura, ma più stimolante. Per quanto restare senza lavoro non lo si auguri a nessuno, per me è stata la spinta a tentare qualcosa, che non avrei fatto se avessi dovuto lasciarlo io volontariamente il lavoro”, spiega. Insomma, ha fatto di necessità virtù, dal problema all’opportunità. E con l’ausilio delle nuove tecnologie della comunicazione ha esplorato i nuovi “lavori digitali”, diventando a tempo pieno blogger. Un blogger che però fornisce diversi servizi da cui trae il suo reddito sfruttando la pervasività di internet e dei social network.

Lei è animatore di un blog che sta avendo successo. Come si chiama e di che si tratta?
“Runner 451 è un blog che ho aperto nell’agosto del 2014, unendo la mia passione per la scrittura e per la corsa, con lo scopo di scrivere articoli, nei pochi ritagli di tempo dal lavoro, che potessero essere utili a chi iniziava a correre per non fare quegli errori, che io avevo fatto nei miei primi 12 anni di corsa, unendo anche tutte le conoscenze che avevo appreso studiando fisiologia sportive, tecniche di allenamento fin dal 2002. Da agosto 2016 ho iniziato a gestire il blog con maggiore costanza, scrivendo tanti articoli, recensioni, consigli, condividendo molto sui social, rispondendo a chiunque mi facesse domande e, grazie a questo impegno e alla pubblicazione del libro “MANUALE D.O.C. Deviato Ottusamente per la Corsa" di SBC Edizioni che ho presentato in molte parti di Italia, c’è stata una forte crescita del seguito del blog: ad oggi ho più di 32.000 follower su Facebook, 1400 su Instagram e circa 2.000 contatti unici giornalieri sul sito www.runner451.it”.

Le dà soddisfazioni quest'attività? 
“Sì molto, innanzitutto perché è una cosa che ho creato da zero e sta prendendo sempre più forma e, costruire qualcosa di proprio è una sensazione unica, molto faticoso, dà molti pensieri, ma dà anche soddisfazioni impagabili. Non è un gioco, si deve lavorare sodo e curare i dettagli, perché le idee possono sembrare tutte buone, ma è l’esecuzione e la cura dei particolari che fa la differenza. Oggi Runner 451 è una piattaforma di servizi per runner, con Runner 451 training, gli allenamenti personalizzati, con cui alleno più di 50 runner amatori in tutta Italia. Runner 451 Experience, gli stage di corsa, le vacanze di CorsaTurismo, che sono dei weekend bellissimi e che mi danno molta soddisfazione, a cui sempre più strutture e organizzazioni sono interessati (collaboro con Wellness Valley e Consorzio del Fai della Paganella), inoltre non ho abbandonato 12 anni di esperienza nelle risorse umane e propongo momenti di formazione, progetti di welfare e di teambuilding con la corsa e attività all’aria aperta”.

Lei viene da una precedente attività lavorativa che si è bruscamente interrotta e si è "re-inventato" un lavoro…
“Ho lavorato dal 2004 nelle risorse umane, consulenza alle aziende. L’ultima azienda in cui ero non è finita bene, per quanto fosse in forte crescita, e in 250 dipendenti abbiamo dovuto cercare altre opportunità. Ho avuto diverse opzioni molto interessanti nel mio settore e anche in altri, però ho preferito seguire questa nuova strada, meno sicura, ma più stimolante. Per quanto restare senza lavoro non lo si augura a nessuno, per me è stata la spinta a tentare qualcosa, che non avrei fatto se avessi dovuto lasciarlo io volontariamente il lavoro. Quando si dice cogliere l’opportunità da una crisi.  Però non è una passeggiata, non si può far a cuore leggero e bisogna darsi dei tempi, per chi il mutuo da pagare resta. Quando si ha un’idea imprenditoriale bisogna fare un esercizio complesso: parcheggiare un attimo la passione e l’entusiasmo nelle fasi di analisi, per non pensare che se l’idea piace a te piacerà automaticamente a tutti e analizzare chi possono essere i tuoi clienti, a che bisogni rispondono i tuoi servizi, cosa serve per eseguirli al meglio. Inoltre essere sempre pronti a correggere il timone e farti riabbracciare dalla passione e l’entusiasmo nei momenti in cui sembra non che non si veda la  luce, perché chi fa la luce alla fine in qualche modo la vede sempre”.

Questi nuovi mestieri prevedono la creazione di comunità virtuali e non in cui poi si diventa degli opinion-leader, o influencer come si dice oggi. Acquisire la fiducia delle persone, condividere con loro una passione, arrivare a consigliare servizi e prodotti in modo affidabile. 
“La parte di consulenza e testing dei prodotti è una parte delle attività che faccio, ma non sono un influencer, ma più che altro un blogger. Detto ciò la fiducia si costruisce se dici cose vere, se proponi un servizio e se rispondi alle domande. L’importante è raccontare il prodotto e, ovviamente con la componente soggettiva, dire a quali esigenze risponde. Poi che ti leggano in 10 o in 30.000 devi ricordarti che, per quanto sia una tua opinione, hai una responsabilità. Non mi piace chi copia e incolla i comunicati stampa delle agenzie di comunicazione, ma è doveroso verificare ciò che si scrive ed esprimere ciò che si pensa”.

In molti, soprattutto giovani, "sognano" di fare questo tipo di attività. E' un "mestiere" facile? 
“A mio parere blogger o influencer non sono mestieri, per quanto in pochi casi (all’estero di più) possa creare un reddito. Gli influencer poi sono personaggi già famosi o persone esperte e credibili di un settore. Per restare credibile però non puoi essere, mi perdoni il termine, “markettaro”. Inoltre la credibilità si costruisce con il tempo e con i fatti. In un mondoin cui non si perdona niente, non puoi sbagliare e rischi di far crollare tutto e questo non è sempre giusto. I social hanno tanti lati positivi, per me sono strumenti utili, non avrei avuto modo di far conoscere i miei servizi. Credo però che ognuno di noi, quando commenta e scrive e soprattutto giudica non debba dimenticarsi che ha a sua volta una responsabilità, anche se non ha una pagina con follower”.

In che modo i suoi "follower" si affidano a Lei? Cosa chiedono? 
“Intanto c’è chi sceglie i miei servizi di allenamento personalizzato o gli stage di corsa, le Runner 451 Experience. Poi tanti mi scrivono ogni giorno chiedendomi consigli su allenamenti, scarpe e tanto altro e io rispondo sempre a tutti.  Chiaro che a volte capita chi mi fa 50 domande e in quel caso faccio presente che non mi sembra corretto dare consulenze troppo ampie quando ci sono tanti altri runner che pagano i servizi per averle. Rispondo sempre a tutti, anche alle provocazioni, il limite me lo metto io restando sempre nei toni corretti”.

 Le pongono anche richieste assurde? Di che tipo?
“Più che assurde simpatiche. Ricevo richieste un po’ troppo generiche del tipo: “vorrei migliorare” , a cui è difficile rispondere. Qualcuno mi fa domande mediche a cui ovviamente non do risposta, se non quella di rivolgersi agli esperti del settore”.

Sappiamo che i grandi marchi sempre di più fanno ricorso, con strategie di marketing innovative, a blogger e influencer. Tradotto: invece di parlare bene del mio prodotto lascio che altri, che hanno credito nelle comunità di riferimento (nel suo caso la corsa), lo facciano. E' più efficace? 

“A me questo tipo di marketing ricorda il Carosello degli anni 60, dove non solo i vip lo facevano, ma era il carosello a renderti famoso e dove il prodotto compariva sempre alla fine (per legge). Ci sono diversi tipo di “influenza”. Se il vip usa un prodotto che lo identifica probabilmente una fetta di mercato lo richiede per emulazione. Nelle nicchie, nei settori, come può essere il mio, funziona più come il passaparola, del fidarsi di un amico, ma proprio per questo la fiducia non va tradita per il marketing. Io ho una regola, recensisco solo ciò che trovo di qualità e comunque descrivo il prodotto raccontando a quali esigenze risponde. In ogni caso non mi pagano per farlo. Io invece punto su servizi ideati da me, per esempio le “Runner 451 Experience” sono vacanze di 4 giorni, un nuovo modo di scoprire il territorio. Sono per chi corre a qualsiasi velocità, ma anche per chi vuole iniziare a correre, si fa sport, gli obiettivi principali restano divertimento, relax e benessere. Molte date saranno in Romagna, per questo è nata la collaborazione con Wellness Valley perché ci uniscono gli stessi valori, il benessere, fisico e mentale e la valorizzazione del nostro territorio”.
 

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