Santino di Sant'Antonio biadesivo per rubare le monete: arrestati ladri d'offerte

L’episodio risale a giovedì mattina, quando due carabinieri che stavano pattugliando il centro abitato di casolano hanno notato un’auto che li ha insospettiti poiché a bordo c’erano tre persone

Tre persone, fra cui un 20enne incensurato, sono state “pizzicate” in flagranza dai Carabinieri mentre tentavano di rubare con lo scotch biadesivo dalla cassetta delle offerte nella parrocchia di “Santa Maria Assunta” a Casola Valsenio. L’episodio risale a giovedì mattina, quando due carabinieri che stavano pattugliando il centro abitato di casolano hanno notato un’auto che li ha insospettiti poiché a bordo c’erano tre persone, due donne ed un ragazzo di giovane età, mai visti prima da quelle parti. I militari dell’Arma, anziché procedere subito al controllo dei tre “forestieri”, li hanno seguiti mantenendosi a debita distanza per non farsi notare. Poi, quando li hanno visti parcheggiare, scendere dall’auto ed incamminarsi come se cercassero qualcosa, hanno pensato che avessero delle “cattive” intenzioni e quindi hanno cominciato a pedinarli. Ad un certo punto, i tre sconosciuti si sono “divisi”.

Il "palo" ed i braccialetti

Un uomo ed una donna si sono diretti verso la parrocchia di “Santa Maria Assunta”, che si trova al centro del paese, mentre il più giovane si è posizionato nei paraggi della chiesa ed ha cominciato a proporre ai passati l’acquisto di alcuni braccialetti in stoffa, continuando allo stesso tempo a guardarsi intorno come se temesse l’arrivo di qualcuno. I militari hanno telefonato in caserma per chiedere rinforzi: dopo pochi minuti è arrivato sul posto un altro carabiniere “in borghese” che è andato ad accertarsi cosa stessero facendo i due sconosciuti che già da qualche minuto avevano fatto il loro ingresso in chiesa.

A quel punto i due carabinieri in divisa si sono avvicinati al giovane rimasto sulla strada e, dopo aver accertato trattarsi di un 20enne residente a Ravenna, gli hanno chiesto il motivo per cui si trovasse a Casola. Il ragazzo ha raccontato di trovarsi in compagnia di un amico solo per vendere braccialetti. Ma in realtà quella versione non “quadrava” affatto ai militari dell’arma. Infatti, i due personaggi che erano entrati in chiesa, sono stati visti dal carabiniere in borghese prendere di mira una cassetta delle offerte che si trovava davanti una piccola cappella votiva dedicata alla Madonna di Lourdes, in una zona più nascosta della chiesa.

Il "kit"

Quando il carabiniere ha capito che i due stavano “armeggiando” attorno alla cassetta delle offerte, sicuramente per rubarne il contenuto, si è qualificato e li ha bloccati. I due ladri, un 46enne domiciliato a Ferrara ed una 37enne abitante a Ravenna, entrambi originari della Serbia, sono risultati già noti alle forze dell’ordine per vicende legate a reati contro il patrimonio. In un primo tempo si sono difesi raccontando di essere entrati in chiesa in cerca del parroco. Nel corso della perquisizione i carabinieri gli hanno trovato addosso il “classico” kit di arnesi da scasso, fra cui un metro estendibile con all’estremità del nastro biadesivo per poter “pescare” dalla fessura della colonnina delle offerte le monetine e le banconote donate dai parrocchiani. Addirittura la donna aveva nella borsa anche un “santino” raffigurante Sant’Antonio da Padova ricoperto con pezzi di scotch biadesivo che evidentemente veniva utilizzato allo stesso scopo. Anche nell’auto dei tre sono stati trovati coltelli, forbici e taglierini insieme ad alcuni rotoli di nastro biadesivo.

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Il patteggiamento

Alla fine i carabinieri hanno appurato che anche il 20enne fermato nei paraggi della chiesa faceva parte del “piano” poiché in realtà stava facendo il “palo” per dare l’allarme agli altri due complici qualora qualcosa fosse andato storto. I tre sono stati arrestati per “tentato furto aggravato”, provvedimento avallato dal pubblico ministero Cristina D’Aniello che ha disposto il processo per direttissima. Venerdì mattina, in tribunale a ravenna, dopo la convalida dell’arresto, hanno patteggiato davanti al giudice Corrado Schiaretti una pena di quattro mesi di reclusione e 60 euro di multa, poi sono stati rimessi in libertà con la “condizionale”.

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