"Siamo in camera con le scimmie": il caso di razzismo all'ospedale di Ravenna fa infuriare il web

Il post, condiviso da Selvaggia Lucarelli, consisterebbe in un selfie scattato da un giovane di Ravenna che si lamenta del fatto che nella stessa camera della moglie sia presente una donna di colore, insultando lei e la sua famiglia e paragonandoli a "scimmie in uno zoo"

Appena tre mesi fa, a marzo, è riuscita a far chiudere la pagina Facebook "Sesso, droga e pastorizia", a cui erano iscritti un milione e 700mila follower, denunciandone "la misogina, la volgarità sessista e la pubblicazione di link pornografici". Ora la notissima blogger Selvaggia Lucarelli punta il dito contro un post apparso su "Pastorizia never dies", un gruppo chiuso di "vero black humor", come si legge nella descrizione, che prende l'eredità del gruppo precedente.

IL CASO - Il post in questione, condiviso dalla Lucarelli sul suo profilo, ritrae un selfie scattato da un giovane di Ravenna in una stanza dell'ospedale Santa Maria delle Croci, dove la moglie ha appena partorito. Il ravennate si lamenta del fatto che nella stessa camera della moglie sia presente un'altra partoriente di colore, insultando la donna e la sua famiglia, giunta nella stanza per dare il benvenuto al neonato, e paragonandoli a "scimmie in uno zoo".

"E' in ospedale con la moglie - commenta arrabbiata la blogger - Gli è appena nato il primo figlio e lui cosa fa? Nel giorno più importante della sua vita fotografa di nascosto la famiglia dietro di lui e parla di scimmie e zoo e poi getta in pasto la foto ai trogloditi come lui. 5000 like, i commenti fanno rabbrividire. Spero che si prenda una denuncia dall'ospedale di Ravenna e da quella famiglia. Mi spiace solo per il bimbo venuto al mondo. Non quello di colore, quello bianco: spero possa diventare un uomo migliore del padre".

IL RAZZISMO - I commenti al post, come riferisce la Lucarelli, fanno gelare il sangue. "Lancia le scimmie fuori dalla finestra", commenta un uomo. "Lanciare addosso la candeggina, magari sbiancano", scrive un altro. "Insegnagli subito cosa sia l'odio - sentenzia un terzo, che poi rimarca - Il saluto romano subito e poi già che ci sei col trucco della donna fagli i baffetti". E ancora riferimenti a "banane" e "odori insopportabili". Ancora una volta, quindi, odio e razzismo che colano come veleno sui social network. Chi è amante delle gallerie degli orrori può consultare gli screenshot coi commenti qui sotto e farsi un'idea.

LA REPLICA - Dopo la pubblicazione del post della Lucarelli, il profilo Facebook del neo-papà è rimasto chiuso per qualche ora, per poi riattivarsi con la comparsa di un post in cui l'uomo ha dato la sua versione dei fatti. "Il mio telefono era sul letto d'ospedale. Non so chi sia stato, ma qualcuno mi ha fatto uno scherzo di pessimo gusto. Ho già contattato i Carabinieri, domani sporgerò denuncia contro ignoti e parlerò con la signora compagna di stanza per spiegare l'accaduto". Per l'uomo finito nell'occhio del ciclone, in sostanza, "approssimativamente dalle 10 alle 13 (di lunedì, ndr) durante l'orario visite il mio telefono era sul letto ospedaliero con la galleria delle foto aperta (avrò scattato almeno 50 foto nelle ultime ore, mi è appena nato un figlio). Ebbene, chi è stato ancora non lo so, tra una persona e l'altra o mentre ero fuori dalla stanza con moglie e bambino o mentre ero a denunciare la nascita, qualcuno (ho già i miei sospetti su un trio di ragazzetti) ha ben pensato di farmi uno scherzo di pessimo gusto, ovvero pubblicare a mio nome su un gruppo Facebook due delle foto presenti in galleria e condividerle con insulti a sfondo razziale di cattivo gusto. La cosa sta diventando virale sul web e non mi interessa come va a finire, mi interessa solo che chi ha letto commenti sgradevoli nella mia bacheca di persone indignate apparentemente senza motivo, li ha letti per questo motivo qui. Io non ho parole e non so cosa dire".

LA CONTROREPLICA - Ma la Lucarelli sostiene di non credere alla giustificazione del ravennate: la blogger ha postato un'altra "uscita" fatta dall'uomo sul suo profilo a marzo, in cui dava contro alla pratica dell'utero in affitto condannando padri e madri che si affidano a tale sistema alle "camere a gas". Comunque, un tema diverso da quello del razzismo di oggi.

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LE INDAGINI - La questione potrebbe prendere anche un risvolto penale. Gli avvocati dell'azienda sanitaria della Romagna sono già stati interessati alla vicenda e stanno verificando se ci siano profili penali che vedano l'ospedale come vittima. "La Direzione ospedaliera - si legge in una nota dell'ospedale - nello stigmatizzare con forza l'accaduto, quale che sia stata la relativa dinamica che in ogni caso sarà da approfondire, anche a tutela dell'onorabilità dell'azienda, rammenta che l'ospedale è "la casa di tutti", dove si cura e ci si prende cura delle persone, a prescindere da sesso, razza, religione, credo politico e ovviamente colore della pelle, come peraltro previsto dalla mission del Sistema sanitario nazionale". La Polizia Postale, specializzata per questo genere di reati, conferma di non aver ricevuto denunce dalla famiglia di colore fotografata e insultata suo malgrado, né dall'ospedale. Non è escluso che dalla Procura della Repubblica nelle prossime ore vengano disposti ulteriori accertamenti, tenuto conto che la videosorveglianza dell'ospedale potrà con buon successo permettere l'eventuale identificazione di chi si possa essere impossessato del telefono, e per accertare anche l'esistenza stessa di queste persone.

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