Scivola in bici e si rompe un piede: Comune condannato a risarcirla

È stata depositata la prima sentenza della Magistratura ravennate che attribuisce al nostro Comune, chiamato in causa per incidenti stradali, sue responsabilità sui danni subiti dai cittadini

È stata depositata il 21 ottobre scorso la prima sentenza della Magistratura ravennate che attribuisce al nostro Comune, chiamato in causa per incidenti stradali, sue responsabilità sui danni subiti dai cittadini. Il fatto era già stato “denunciato” pubblicamente da Lista per Ravenna con un'interrogazione al sindaco dove si inseriva negli incidenti che ricorrevano, a danno particolare dei ciclisti e dei pedoni, nelle vie Cavour, Diaz e Mazzini del centro storico, dove "la pavimentazione della fascia centrale si presentava particolarmente pericolosa in caso di pioggia, essendo costituita da pietra di Apricena che nel tempo, oltreché per natura, diventa notoriamente scivolosissima".

"Sarebbero stati necessari degli interventi che però, causa anche l’insistenza della lista civica stessa, sono avvenuti solamente nel 2018, quando, siccome “la ruvidità superficiale di cui erano dotate le pietre è stata levigata con il passaggio negli anni di pedoni, biciclette, veicoli per carico e scarico” - scrisse il Comune - è stato effettuato su queste strade “il ripristino delle originali condizioni di rugosità attraverso limitati cantieri, con tecniche abrasive appositamente studiate”, spiega il capogruppo Alvaro Ancisi.

L'interrogazione raccontava così il fatto in questione: “Il 27 aprile 2015 una concittadina, mentre si recava al lavoro in centro città percorrendo in bicicletta via Mazzini sotto la pioggia, è scivolata a terra, all’altezza del ristorante Marchesini. Si è così procurata la rottura del piede destro che, oltre a produrle danni diretti per visite e indagini mediche, fornitura di farmaci e di un tutore ortopedico, ecc., l’ha costretta ad assentarsi dal lavoro per un mese e mezzo. Il 13 maggio 2015, la signora ha presentato al Comune richiesta di risarcimento danni, producendo adeguata testimonianza sottoscritta. L’Inail, addebitando la ‘caduta a causa manto stradale scivoloso’, ha riconosciuto, con nota del 23 luglio 2015 indirizzata al Comune, che ‘dagli elementi sino ad ora acquisiti, emerge la responsabilità del Comune di Ravenna’, intendendo dunque esercitare il diritto di rivalsa per il recupero delle prestazioni previdenziali a carico dell’Istituto. Ugualmente, l’ufficio pubblico da cui l’infortunata dipende ha chiesto al Comune il risarcimento delle retribuzioni versate alla stessa durante il periodo di assenza per malattia ‘per cause imputabili a fatto illecito di terzi’”.

"Ogni richiesta di risarcimento dei danni rivolta al Comune dalla signora fu inutile rendendo necessario, con l’assistenza degli avvocati Andrea Maestri e Gerardo Grippo, fargli causa - spiega Ancisi - Fino a prima, tuttavia, il Tribunale aveva “assolto” su fatti analoghi il Comune, attribuendo (più o meno discutibilmente) ogni responsabilità alla disattenzione o sottovalutazione del rischio da parte dei cittadini incidentati, a prescindere dalle ragioni esposte e da come avvalorate. La sentenza del 21 ottobre, emessa dal Giudice di Pace Marcella Ricci, ha giudicato diversamente: “Nel caso di specie sussiste il rapporto di custodia del Comune di Ravenna sulla strada, teatro dell’evento lesivo ed il rapporto oggettivo di causa-effetto tra la percorrenza della strada comunale da parte di (omissis) in sella alla propria bicicletta e la sua caduta per la scivolosità del manto stradale, circostanze confermate anche dal teste escusso (omissis), presente al momento del sinistro e dalla documentazione versata in atti; risulta  infatti che il Comune di Ravenna ha deciso ‘di approvare la perizia sommaria per intervento urgente di messa in sicurezza della pavimentazione scivolosa in Via Cavour e Via Mazzini nel centro storico di Ravenna...’, riconoscendo, ispo facto, la pericolosità e scivolosità della pavimentazione di Via Mazzini, luogo del sinistro. Occorre però sottolineare che l’istruttoria svolta ha consentito di accertare che la condotta della danneggiata non è immune da censure, in quanto la stessa conosceva le caratteristiche della strada perché, per sua stessa ammissione, la percorre tutti i giorni per recarsi al lavoro, era a conoscenza del fatto che il selciato era bagnato, in quanto aveva piovuto e, a parere del Giudicante, approssimandosi ad un incrocio (il sinistro si è verificato in prossimità del ristorante Marchesini) avrebbe dovuto moderare la velocità, o scendere dalla bicicletta, in quanto era assolutamente prevedibile e presumibile che fossero presenti dei pedoni. Il teste (omissis), presente al momento del sinistro, ha dichiarato: ‘ho visto che la signora è scivolata per evitare dei pedoni’".

"Detto che la prova decisiva a favore della signora danneggiata è stata “scoperta” da Lista per Ravenna, nell’esercizio delle proprie azioni a tutela della buona amministrazione civica, il Comune è stato condannato a risarcire la signora stessa per la somma di 1.931 euro, oltre agli interessi legali dal giorno del sinistro - conclude il consigliere - Tale valore, sia pure ridotto, assume però un significato politico simbolico: tenere le proprie strade in condizioni di sicurezza è il primo dovere dell’amministrazione comunale tra quelli che attengono alla viabilità urbana; i cittadini non dovrebbero essere costretti a caricarsi di lunghe, defatiganti e costose cause giudiziarie per vedersi riconosciute, almeno in parte, le proprie ragioni: in questo caso è stato rifiutata anche qualsiasi mediazione; non è giusto che, a fronte di ogni richiesta di riconoscimento di danni del genere, il Comune se ne lavi le mani, scaricando tutto sulla propria compagnia assicuratrice, che ha tutte le convenienze a trascinare i cittadini in Tribunale, essendo pochissimi quelli che se la sentono di arrivare a tanto. La copertura assicurativa di questo genere di rischi per il periodo maggio 2016/dicembre 2020, è pagata dai cittadini di Ravenna, a discarica della propria amministrazione comunale, con la somma di 301.531,94 euro al valore del 2016".

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