Oil&gas, i sindacati chiedono un incontro col premier Conte: "Serve un piano energetico nazionale-europeo"

L'occasione è la visita del presidente del Consiglio a Ravenna per l'inaugurazione del progetto pilota di Eni relativo alla produzione energetica dal moto ondoso

I sindacati invitato il premier Giuseppe Conto ad un incontro per "esporre le preoccupazioni rispetto alle prospettive industriali, occupazionali e ambientali derivanti dai mancati investimenti conseguenti alla moratoria di 18 mesi sulle attività di esplorazione e coltivazione dei giacimenti di idrocarburi, compresi quelli di gas dell’Adriatico". L'occasione è la visita del presidente del Consiglio a Ravenna per l'inaugurazione del progetto pilota di Eni relativo alla produzione energetica dal moto ondoso.

"Siamo consapevoli che il processo di transizione verso le energie rinnovabili sia ineludibile, ma crediamo che ciò possa e debba avvenire anche con l'utilizzo delle importanti risorse che il nostro paese possiede come il gas naturale presente nel nostro mare - spiegano i segretari di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil Alessio Vacchi, Emanuele Scerra e Guido Cacchi -. La transizione energetica per essere equa e giusta necessita, a parer nostro, di un piano energetico nazionale/europeo in cui, oltre a fissare obiettivi e regole condivise, siano previsti investimenti e linee di sviluppo".

"La forte incertezza che caratterizza questa fase, invece, determina forti contraddizioni come l’utilizzo da parte di altri Paesi dei giacimenti di gas che insistono anche sul nostro territorio (Fortuna Prospect), rendendoci meno competitivi e autonomi, e di conseguenza meno protagonisti di un cambiamento epocale: la conversione ecosostenibile del nostro sistema produttivo - continuano -. Il settore energetico è strategico per tutti i paesi, e lo sarà sempre di più. E lo è soprattutto per l’Italia, che paga a caro prezzo la dipendenza energetica da altri stati a discapito delle nostre aziende e delle
nostre famiglie costrette a pagare l’energia elettrica circa il 30% in più rispetto la media Europea".

"Rischiamo invece di perdere un settore strategico della nostra economia che possiede grandi competenze, riconosciute in tutto il mondo, e che produce ricchezza sia a livello locale che nazionale", concludono. 

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