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"Non ci sono i soldi, la cassaforte del sindaco fa miracoli"

Redazione

A fine giugno sono state “trattate”, nel consiglio del Comune di Ravenna, le due più “pesanti” delibere della prima metà anno: il bilancio per il 2019, assestato al 30 giugno, e il rendiconto 2018 di Ravenna Holding, la società pubblica “cassaforte” del sindaco. Tra la distrazione e il disinteresse generale, la discussione è stata velocissima, ma non senza che il sottoscritto, unico intervenuto dell’opposizione insieme ad Alberghini, ribattesse come segue agli stornelli cantati dagli uomini del sindaco (del resto già elargiti alla stampa da prima).

“Non ci sono i soldi” è la risposta rituale alle sacrosante richieste dei cittadini di ottenere, con decoro e buona qualità, i servizi e gli interventi per cui pagano le tasse. Fino al 2016, si è data la colpa ai tagli del Governo, che però non hanno mai impedito ai nostri sindaci di essere, in proporzione al numero degli abitanti, tra i più spendaccioni d’Italia, ogni anno sempre di più. Esaurita questa lamentela, il sindaco oggi in carica non sa nemmeno dove mettere i soldi, tanto che a fine giugno aveva liquidi in cassa 41 milioni infruttiferi di euro. Ma soprattutto, chiuse le spese correnti del 2018 con la cifra record di 202 milioni e previsto di spenderne 216 nel 2019, non si è fatto scrupolo, passati appena sei mesi, di farsene approvare 228. Significa un aumento stellare del 13% da un anno all’altro, quando le buste paga del popolo combattono per sopravvivere. Negli stessi sei mesi, la spesa prevista per gli investimenti in opere pubbliche è salita dall’iniziale previsione di 68 milioni, cifra che non si vedeva da anni ed anni, a 70. Morale: se le cose non vanno, se quelle dovute non si fanno o si fanno scarse e male, se la città e i paesi hanno le pezze sul sedere e le ingiustizie castigano chi non ha santi politici da invocare, ognuno ha il diritto di non credere alle fregnacce, se mai c’è cascato.

Di Ravenna Holding, il consiglio comunale ha riascoltato le entusiastiche celebrazioni, già gorgheggiate ogni anno, “per i risultati che continua ad ottenere in termini di efficacia, efficienza e solidità strutturale”. In questa cassaforte c’è mezzo mondo del Comune di Ravenna. Ci stanno, gestiti con delle società di capitali cosiddette “partecipate”, i rifiuti, il gas, l’acqua potabile commerciata all’ingrosso e quella al minuto, i trasporti su bus e traghetti, i lucrosi traffici portuali, un enorme magazzino di medicinali e 16 farmacie, centinaia e centinaia di aree verdi, giardini e parchi, i cimiteri, i parcheggi, le disinfestazioni delle zanzare ed altri animali nocivi, i funerali, la riscossione delle tasse, tariffe e multe, ecc. In totale, compongono un patrimonio di 417 milioni di soldi pubblici dato in mano ad una schiera di politici del PD & c. (non ce n’è uno diverso neanche per sbaglio), seduti su un centinaio di poltrone ben pagate. Politici tanto bravi che nel 2018 il “grande risultato netto” di Ravenna Holding è stato di 12,6 milioni. Rapportati al valore del patrimonio, significa un utile del 3%, magari accettabile se ottenuto in vera concorrenza col mercato delle imprese libere, ma ridicolo visto il contrario, come diremo. Talché, il titolone sugli “8,2 milioni per i soci”, alias i cittadini, versato da Ravenna Holding nelle casse comunali come dividendo, corrisponde appena al 2% del capitale che i cittadini stessi tengono chiuso, loro malgrado e a loro danno, nel suddetto scrigno del sindaco.

Secondo qualche accolito del sindaco l’opposizione dovrebbe inginocchiarsi davanti a Ravenna Holding perché le sue società sono tutte in utile. Ci mancherebbe. Tutti i loro servizi sono per la massima parte amministrati in regime di monopolio pubblico e per il resto (gas, farmacie e funerali) godono di posizioni di favore precostituite e di prerogative e “assistenze” particolari, dovute al fatto che i regolatori, i gestori e i controllori dei servizi stessi fanno capo alla stessa mano politica che ne è titolare. Fare utili quando le tariffe le stabilisce il “padrone pubblico”, non il mercato, oppure le paga (a se stesso) il “padrone” medesimo (sempre coi soldi dei cittadini), e quando i conti sono in perdita li pareggia lui (idem come sopra), è tanto facile che basterebbe pochissima sapienza imprenditoriale a rendere assai più remunerative queste attività, o almeno a ridurne le tariffe a livelli di socialità, evitando, come anche succede (es. i servizi cimiteriali), prezzi da strozzo. Ma c’è anche il trucco. In Ravenna Holding ci hanno messo solo i servizi che, di riffe o di raffe, danno o almeno simulano un utile. Andate dal sindaco a dirgli di metterci qualche altra società “partecipata” che gestisca i servizi più ferocemente in perdita, tutti a tariffa degli utenti, quali la piscina, il parco archeologico, i musei MAR, Classis, TAMO, le mense, gli asili, ecc. Benemeriti, sia chiaro. Ma vedremmo così se gli uomini del sindaco promossi manager per curriculum politici sono miracolosi come si vantano.

Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna

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