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Giovedì, 19 Maggio 2022
Suono ma nessuno apre

Opinioni

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

45 anni dallo 'Studio 54': il locale in cui potevi ballare in pista con Michael Jackson e Mick Jagger

Tutte le persone più in vista dell’epoca erano ospiti fissi. Ed era frequente trovare stravaccati sui divani in pelle star come Michael Jackson, Mick e Bianca Jagger (famoso il suo ingresso in sella a un cavallo bianco), Elton John, Madonna, Liza Minelli, Stallone, Valentino, Elizabeth Taylor, Cher, i Kiss e tanti altri

La storia della musica è stata fortemente influenzata non solo dai musicisti stessi, ma anche da alcuni locali, club e discoteche che hanno cambiato il corso degli eventi, pur senza creare musica (o forse sì?). Ogni periodo storico ha avuto i suoi luoghi di culto che hanno cambiato le regole del mercato e contribuito in modo fondamentale allo sviluppo della musica. Posti magici in cui ognuno di noi avrebbe voluto mettere piede almeno una volta nella vita per assistere agli eventi che hanno segnato un prima e un dopo nella musica. La lista sarebbe lunghissima: dal “Cavern” di Liverpool (la “grotta” in cui prese vita l’avventura dei Beatles), al “CBGB” di New York (il covo di Patti Smith, Ramones e del punk americano), oppure sempre nella Grande Mela il “Paradise Garage” (autentico tempio della house music, assieme al suo fratellino di Chicago, il “Warehouse”), passando per il “Whiskey a Go Go” sulla Sunset Boulevard (la dimora dei Doors), o ancora l’“Hacienda” di Manchester (simbolo della scena inglese ‘80-’90). Senza tralasciare club incendiari a Parigi, Berlino, Ibiza, ecc... E anche in Italia abbiamo avuto qualcosa: dal “Piper” di Roma al mitologico “Tenax” di Firenze, passando per l’affascinante storia del “Cosmic” sulle rive del Garda, e tanti altri ancora. Alcuni di questi sono più vicini al rock, altri più affini alla musica da ballare; qualcuno vive ancora e potete andarlo a visitare durante le vostre vacanze, altri ci sono ancora ma sono completamente diversi (magari non si tratta nemmeno più di club musicali), altri ancora sono falliti, demoliti e ora non esistono più.

Oggi voglio celebrare il più iconico di tutti. Nessun elenco di locali notturni, infatti, sarebbe completo senza un cenno al più sfarzoso. Quello con una lunga coda fuori ogni sera, quello tutto lustrini, paillettes e abiti favolosi, quello pieno zeppo di celebrità che passavano lì le loro notti brave all’insegna del sesso spudorato e del consumo sfrenato di champagne e droghe (persino la pista da ballo era decorata come fosse un cucchiaio di cocaina!). Proprio in questa settimana, ma di quarantacinque anni fa (precisamente il 26 aprile del 1977), si teneva la serata inaugurale del club più cool di tutta Manhattan, anzi, di tutti gli Stati Uniti. E, chissà, forse del mondo intero. Quella sera il traffico della città era completamente in tilt e una folla sterminata sgomitava davanti all’ingresso, intasando strade e marciapiedi, perché tutti volevano partecipare alla prima serata di quella che in breve tempo divenne la discoteca più ambita: lo “Studio 54”. Un locale che ha avuto vita breve ma che nei suoi tre anni principali, dal ‘77 all’80, fu l’emblema del concetto di “vita notturna”. Tutte le persone più in vista dell’epoca erano ospiti fissi. Ed era frequente trovare stravaccati sui divani in pelle star come Michael Jackson, Mick e Bianca Jagger (famoso il suo ingresso in sella a un cavallo bianco), Elton John, Madonna, Liza Minelli, Stallone, Valentino, Elizabeth Taylor, Cher, i Kiss e tanti altri. E pure Loredana Bertè e Amanda Lear.

Andy Warhol dichiarò: “Qual è la chiave del successo dello Studio 54? La dittatura all’ingresso e la democrazia sul dancefloor”. Ed era proprio così. Fu una delle prime discoteche a imporre la selezione all’ingresso che, in alcuni casi, non risparmiava vittime illustri come gente del calibro di Frank Sinatra o gli Chic di Nile Rodgers e Bernard Edwards (i quali una sera, proprio dopo essere stati rimbalzati, tornarono a casa e composero quella “Fuck Off” che poi divenne la celebre megahit “Le Freak”). I fortunati che riuscivano a varcare la soglia non rimanevano semplici spettatori, ma diventavano i co-protagonisti della serata, mischiandosi ai vip confusi tra l’eterogenea folla composta da persone di ogni età, ceto sociale e orientamento sessuale. Ed era proprio questa l’intenzione: creare una festa dove celebrità e comuni mortali ballavano insieme. Capitava che magari voltavi lo sguardo e dietro di te in pista, a un metro di distanza, ci fosse Michael Jackson che si dimenava. Allo Studio 54 si ballava mascherati, nudi o avvolti in abiti eccentrici. La gente escogitava per settimane il look adatto per presentarsi alla porta d’ingresso.

Il motivo per cui lo Studio 54 riuscì da subito a stracciare la concorrenza è dovuto al fatto che sdoganava la libertà di esprimersi, su un palco in cui tutti, famosi e non, potevano divertirsi senza freni, e vivere la propria stravaganza senza pregiudizi (era anche un luogo in cui finalmente la comunità lgbt+ trovò terreno fertile per vivere liberamente). D’altro canto in quegli anni prendeva vita anche l’altra faccia della medaglia, poiché libertà assoluta può anche significare eccessi di vario genere. Tanto è vero che la magia durò solo tre anni: nel 1980 i proprietari vennero condannati per evasione fiscale e messi in prigione. Il club cambiò gestione e riaprì nel 1981, ma col passare dei mesi si perse il fascino degli esordi. Fino alla definitiva chiusura avvenuta nel 1986. Pur avendo avuto vita breve, lo Studio 54 al suo massimo apice ha cambiato le carte in tavola e, tra le altre cose, è stato a tutti gli effetti il tempio da cui la Discomusic dettava legge in tutto il globo in un periodo storico in cui non esisteva ancora Mtv, figuriamoci i social network. Del resto, se dopo quasi mezzo secolo siamo ancora qui a parlarne come uno dei locali più rivoluzionari di sempre, ci sarà un motivo...

A questo link è possibile ascoltare l'episodio del podcast

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