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Venerdì, 19 Agosto 2022

883: in arrivo la serie tv. Ecco perché Max Pezzali è stato molto più di un semplice cantante

Come ha fatto Max Pezzali a diventare la voce di un’intera generazione e a incarnare il concetto stesso di “artista generazionale”?

La notizia fresca dell’uscita su Sky di una serie TV a loro dedicata, unita al recente trionfo dei concerti allo Stadio San Siro (due “sold out” consecutivi, roba che pochissimi artisti, soprattutto italiani, possono permettersi), mi ha fatto riflettere ancora una volta sull’importanza sociale degli 883 nel panorama musicale italiano. Lo so, sto scoprendo l’acqua calda, ma trovo che la musica di Pezzali abbia rappresentato per milioni di persone un qualcosa che va oltre il semplice effetto nostalgia degli “anni d’oro”. Un unicum, che faticherei ad accostare a tanti altri musicisti.

Le esibizioni di qualche giorno fa a Milano sono state intitolate “San Siro canta Max” perché è proprio quello che doveva accadere, e che è effettivamente accaduto: i presenti riferiscono di tre ore ininterrotte di hit musicali, in cui tutti cantavano a squarciagola, dalla prima all’ultima fila, senza mancare nemmeno parola. Decine di canzoni che per tutta la fascia di persone che vanno dai trenta ai quarantacinque anni circa suonano come autentici “classici” della musica italiana. Insomma, un’autentica festa collettiva.

Ma come ha fatto Max Pezzali a diventare la voce di un’intera generazione e a incarnare il concetto stesso di “artista generazionale”, di quelli che parte una canzone e subito ti ritrovi a cantarla in automatico?
Gli ingredienti sono tanti ma il principale è stato senza dubbio il realismo dei testi, che nella loro immediatezza hanno saputo scavare in modo brutale nella sfiga, come mai era stato fatto prima e mai più verrà fatto dopo. Come descriveva bene Pezzali i problemi quotidiani del ragazzotto medio, andando dritto al punto e senza troppi giri, non lo faceva nessuno. Magari a qualcuno può sembrare poco poetico, ma l’effetto lo otteneva visto che un po’ tutti si rivedevano in quei quadretti. Erano versi rivolti ai giovani e al loro mondo, ma visto con i loro stessi occhi. Canzoni che nella loro leggerezza riuscivano a cogliere l’essenza della vita di provincia, fatta di amori irraggiungibili e amicizie inseparabili vissute al bar del paese, nelle discoteche o in macchina il sabato sera. Il tutto ricamato con un gergo (“deca, raga”) che alimentava questa figura di persone vittime di una distanza enorme tra la loro genuina esistenza quotidiana e i loro grandi sogni.

E poi c’era persino quel tocco di mistero nella figura enigmatica dell’amico Mauro Repetto che, evidenziamolo, non era solo “il biondino che ballava negli 883”, bensì parte integrante e fondamentale del progetto, soprattutto nella stesura dei primi testi. Senza di lui, insomma, forse gli 883 non sarebbero mai esistiti. Anzi, senza il “forse”. E il boato dopo il suo ingresso sul palco nei giorni scorsi lo dimostra in pieno.

Non c’è dubbio sulla superiorità complessiva dei primi album degli 883, ma di perle il buon Pezzali ne ha infilate parecchie anche dopo, con brani che proseguono nella vena della “sfiga e rosicamento giovanili”. Col passare del tempo è stato accusato di non essersi saputo rinnovare e di aver perso un po’ di smalto. Forse è vero, o forse è semplicemente cresciuto: non è che a quarant’anni puoi continuare a scrivere ancora cose come “non me la menare” senza sembrare ridicolo. Figuriamoci a cinquantacinque, quali sono ormai le primavere alle spalle del buon Max.

Tra le sue più belle dichiarazioni di semplicità, tratto che lo ha sempre contraddistinto rispetto a molti colleghi, c’è questa: “quando corro il rischio di prendermi troppo sul serio e di considerarmi un cantautore, tiro fuori qualcosa di tamarro. Mi aiuta a mantenermi fuori da determinate dinamiche”. Ecco, non è da tutti pronunciare una frase del genere. Se da un lato lo fa sembrare meno professionale, dall’altro è un inno alla modestia che lo pone al nostro stesso livello e ce lo fa apprezzare ancora di più.

L’imminente serie TV dedicata a questa splendida storia musicale italiana sarà quindi una celebrazione di quella che, per molti, è stata la colonna sonora dell’adolescenza e della gioventù. E di quello che, per altrettanti, è (stato) molto più di un semplice cantante…

A questo link è possibile ascoltare il podcast Suono ma nessuno apre

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