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Giovedì, 19 Maggio 2022
Suono ma nessuno apre

Opinioni

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

Dalle interviste ai 'big' della musica al complottismo: Red Ronnie ha fatto anche cose buone...

Red Ronnie è gradualmente diventato uno di quei soggetti “acchiappa-like” nel bene ma soprattutto nel male, perché in tanti ormai sono concordi nel considerarlo bollito e sul viale del tramonto da anni

Red Ronnie è gradualmente diventato uno di quei soggetti “acchiappa-like” nel bene ma soprattutto nel male, perché in tanti ormai sono concordi nel considerarlo bollito e sul viale del tramonto da anni. Negli ultimi tempi sono proliferate le occasioni in cui Red, al secolo Gabriele Ansaloni, si è lanciato in opinioni e invettive nel merito di qualsiasi argomento d’attualità, da buon tuttologo (categoria di cui il web purtroppo abbonda). E, si sa, quando la fai fuori dal vaso in settori che teoricamente non ti competono, rischi di bruciarti anche nel terreno in cui invece esperto lo sei per davvero (nel suo caso quello musicale). Un po’ come Sgarbi con l’arte.

Ecco, Red Ronnie è una sorta di “Sgarbi della musica” (ma più educato). Se io adesso avessi 15-20 anni, infatti, e mi imbattessi in un qualche video o dichiarazione in cui Red Ronnie parla di vaccini, alieni e complottismi di varia natura, nella migliore delle ipotesi probabilmente penserei a un fake. Di anni, invece, ne ho quasi quaranta e fortunatamente ricordo abbastanza bene com'era, anzi, cos'era e cosa rappresentava Red Ronnie per gli appassionati di musica durante gli anni '90 (e soprattutto prima, per chi è più grandicello di me). I giovani d'oggi non possono rendersene conto, ma programmi cult come i suoi “Be Bop A Lula” oppure “Roxy Bar” oggi sarebbero una manna per la televisione italiana. Figuriamoci ai tempi...

Fingiamo ad esempio di essere nel 1997. Se accendevi la televisione e ti sintonizzavi sulle vecchie Videomusic o TMC2 potevi trovarti davanti a trasmissioni dalla forte impronta culturale, ma in un contesto amichevole e rilassato. La scena era quella di un gruppetto di giovani, seduti per terra come intorno a un falò sulla spiaggia, ad ascoltare chi troneggiava sul palco. Ovvero un presentatore dalla chioma rossa e gli occhiali da sole, affiancato di volta in volta da esponenti della musica, italiana o straniera, mainstream o alternativa, che si esibivano dal vivo e concedevano interviste intime diventate oggetto di culto. In alcuni casi si trattava di personaggi di fama internazionale, in altri di artisti emergenti.

Fu anche questa l’intuizione e la bravura di Red Ronnie: non limitarsi a chiamare solo ospiti di rilievo per fare ascolti (like, si direbbe oggi), ma lanciare anche realtà underground che poi, nel tempo, sarebbero effettivamente diventate importanti (i casi sono tanti, dai Radiohead agli Skunk Anansie, allora ancora poco conosciuti). Red Ronnie in quegli anni è stato fondamentale per la diffusione di una cultura musicale in Italia, facendo conoscere tanti artisti e sdoganandone altri. Era proprio un personaggio stimato, oserei quasi dire amato, almeno da una fetta di pubblico - quello adolescente - che vedeva in lui il tramite attraverso cui arrivare ai propri beniamini. A quel tempo internet non c’era e comunque, quando venne introdotto, era ancora primordiale. Quindi dovevi affidarti a personaggi come lui (e altri come il buon Massarini) se cercavi una figura di riferimento per la tua crescita musicale.

Ronnie si era affermato sin da giovane, negli anni ‘70, come conduttore, deejay e critico musicale in alcune radio indipendenti (ne aveva anche fondata una a Bologna, in collaborazione con Dalla, Guccini e Bonvi). Mentre a quell’epoca “RadioRai” prediligeva dare spazio sostanzialmente solo alla musica italiana, furono invece proprio le radio indipendenti a proporre la grande musica rock straniera e Ronnie, in particolare, fu uno dei primi a voler diffondere in Italia il punk e i suoi derivati. Nel frattempo aveva creato una sua etichetta discografica e soprattutto negli anni ‘80 era definitivamente esploso come personaggio in televisione, grazie a trasmissioni musicali passate alla storia, quali “Bandiera Gialla”, a cui seguiranno i già citati e pluripremiati “Be Bop A Lula”, “Roxy Bar” e “Help”.

In quegli anni d’oro ha fatto trecento cose in ambito musicale. Ha intervistato chiunque: Mick Jagger, Pink Floyd, Paul McCartney, David Bowie, Lou Reed, Vasco Rossi e persino Bob Marley per il suo concerto di Milano del 1980. Contemporaneamente ha portato nei suoi programmi molti artisti alternativi, mai sentiti dalle nostre parti o di cui si parlava solo su riviste specializzate: tra questi cito Stranglers, Virgin Prunes, Throbbing Gristle e gli italianissimi Krisma. Addirittura una volta invitò due band noise-rock giapponesi per una performance estrema e violentissima che forse non verrebbe accolta benevolmente nemmeno ai giorni nostri, figuriamoci trent’anni fa durante un tranquillo pomeriggio infrasettimanale. Si può dire ciò che si vuole, ma certa gente qui in Italia l’abbiamo conosciuta grazie a lui e ai suoi programmi. In aggiunta, il pubblico presente in studio poteva interagire con le star della musica di volta in volta presenti, dialogando con loro. Avercele trasmissioni così aperte in televisione adesso... In pochi hanno saputo imporsi come lui a livello mediatico, diventando un punto di riferimento musicale per molti.

Oggi invece cos’è Red Ronnie? Continua a coltivare la sua passione organizzare festival ed eventi, e tramite le sue pagine web, come la “Roxy Bar TV”, intervistando artisti e andando a pescare giovani talenti in giro per l’Italia. In campo extra-musicale, invece, si rende quasi quotidianamente protagonista di posizioni estreme su una varietà incalcolabile di temi: dal rifiuto di mostrare il Green Pass perché “viola la mia privacy, la salute è un dato sensibile”, passando per il Coronavirus visto da lui come un “esperimento mediatico per distruggere l’Italia”, oppure le sue teorie contro i vaccini come fosse un illustre immunologo, o ancora il fatto che gli Ufo, secondo lui, scorterebbero i bombardieri sopra l’Ucraina. Che brutta cosa i tuttologi. Se ci si limitasse ai propri campi di competenza, forse si eviterebbe di macchiare un curriculum di alto profilo come il suo, che in Italia possono vantare in pochi, soprattutto in termini di innovazione mediatica e divulgazione musicale. E tu, Red, di musica ne sai veramente tanta. Anche perché, come me, ami i Duran Duran...

A questo link è possibile ascoltare il podcast Suono ma nessuno apre

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