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Suono ma nessuno apre

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

‘Vamos a la playa’: il tormentone estivo che di spensierato, in realtà, non ha nulla

La hit dei Righeira, che compie quarant’anni proprio quest’estate, non è una spensierata canzonetta estiva che ci invita ad andare al mare, goderci il sole e divertirci, ma piuttosto un brano da spiaggia apocalittico

Se nel 2023 nomini i Righeira, quando va bene ti rispondono “simpatici”; quando va male invece li usano come metro di paragone per la definizione di “trash anni ‘80”. In effetti non si sta parlando di gente che ha cambiato la carte in tavola della musica, però va fatta un po’ di chiarezza sulla loro proposta. Del resto, è innegabile: nella musica italiana spesso l’abito fa il monaco. Forse fa paura dirlo, ma storicamente (e oggi non è che sia cambiato poi tanto) per essere credibile è meglio se ti presenti in maniera sobria, magari cantando con voce seria. Se un brano è orecchiabile e chi lo canta è sgargiante, allora viene automaticamente preso meno sul serio.

I Righeira ne sono una dimostrazione evidente: non che i loro testi abbiano chissà quali messaggi impegnati, ma attenzione perché quelli che al primo impatto sembrano solo dei tormentoni frivoli dal sound martellante, in certe occasioni nascondono concetti più oscuri. E’ il caso di “Vamos A La Playa”, che compie quarant’anni proprio quest’estate e che non è una spensierata canzonetta estiva che ci invita ad andare al mare, goderci il sole e divertirci, ma piuttosto un brano da spiaggia apocalittico, nato a seguito del clima mediatico che si respirava durante la guerra fredda tra Russia e Stati Uniti. “La bomba esplode, le radiazioni bruciano, il vento radioattivo, il mare contaminato, l’acqua fluorescente”: questi sono alcuni versi della strofa che evocano una specie di scenario fantascientifico, dove invece di prendere la tintarella, ci si abbronza di blu coi bagliori delle atomiche. Insomma, il pezzo cela un significato inquietante. Eppure è talmente contagioso che nessuno ci ha mai fatto particolarmente caso. Addirittura lessi che recentemente un collega, Sandy Marton, disse loro: “Ma sapete che ho ascoltato il testo di ‘Vamos a la Playa’ ed è veramente bello?”. Cioè lui, che parla spagnolo e vive a Ibiza, in tutti questi anni non aveva mai fatto caso alle parole.

A questo link è possibile ascoltare l'episodio del podcast

E non è l’unico tormentone firmato dai Righeira il cui arrangiamento plasticoso è stato in qualche modo fuorviante. Che dire ad esempio del sassofono sognante all’interno de “L’Estate Sta Finendo”? Anche in questo caso: mentre le hit estive sono quasi sempre vivaci, questa invece ha un testo nostalgico che parla del tempo che scorre inesorabile, della giovinezza che se ne va, dell’angoscia del dover crescere e fare i conti col fatto che non si è più ragazzi. Un’immagine semplice eppure così suggestiva. Sembrano le parole di un adulto che si volta indietro e rimpiange i suoi anni migliori, caratterizzati da sogni ormai infranti e da amori estivi che nascono e muoiono con la fine della stagione.

Il brano recupera molta dell’atmosfera tipica dei pezzi anni ’60. D’altronde era quello l’intento dei Righeira fin dal principio: ispirarsi a quel decennio d’oro, ma stravolgendolo con l’elettronica, grazie anche all’apporto in cabina di regia dei Fratelli La Bionda. Qualcuno dirà che certe tastiere sono invecchiate male. E’ vero: da amante del genere, lo penso anch’io. Però ricordiamoci che spesso pezzi ben scritti vengono affossati da arrangiamenti esagerati o fuori dalle nostre corde. Per capire se un pezzo vale, bisognerebbe vedere se funziona anche con altre vesti, magari spogliato da certi orpelli. Esattamente ciò che hanno fatto i Righeira col lato B de “L’Estate Sta Finendo”, intitolato “Prima dell’Estate”, e nel quale, praticamente sullo stesso testo, creano una canzone d’autore jazzata, da pianobar, in cui emerge tutta la sua essenza (ascoltatela per credere).

Prima o poi, però, arriva il momento in cui l’estate finisce per davvero, in tutti i sensi: il periodo dorato dei Righeira durò infatti appena tre anni. Cosa rimane oggi di loro? Di sicuro il marchio su un periodo storico del pop e almeno tre successi indimenticati. Vi basti pensare che il dizionario Zanichelli aggiunse il neologismo “tormentone” proprio grazie a loro. O ‘per colpa’ loro?

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