In vetrina la storia delle macchine da scrivere: una splendida collezione ravennate

La Cassa di Ravenna, nell’ambito delle iniziative di valorizzazione del collezionismo privato, ospita presso le proprie vetrine del “Private Banking” di Ravenna in Piazza del Popolo 30, fino al 27 aprile, la nuova mostra dal titolo: “Le macchine” del ravennate Benvenuto Zuccherelli. Si tratta di una esposizione di macchine da scrivere di diversi marchi, prevalentemente Olivetti, di calcolatrici e di apparecchiature per ufficio in uso negli anni passati, dagli inizi del 1900 all’era del computer. Benvenuto Zuccherelli è stato titolare, a Ravenna, di un'attività di commercio e riparazione di macchine per ufficio e, negli anni, ha accumulato un certo numero di macchine da scrivere, di calcolatrici, di duplicatori  e di registratori di cassa obsoleti che ora, trovandosi in pensione, si diletta a rimettere in funzione.

Nel tempo, la collezione si è arricchita anche di pezzi rari scovati nei vari mercatini dell’usato. L’invenzione della macchina da scrivere sembra sia da attribuire all' Avv. Giuseppe Ravizza di Novara che nel 1937 ideò il primo prototipo di "Cembalo Scrivano", così chiamato per la forma dei tasti simili a quelli dello strumento musicale e in effetti, all’inizio, utilizzò proprio i tasti di un cembalo. Alcuni anni dopo, nel 1955, l’avvocato Ravizza brevettò a Torino la sua invenzione, migliorata e dotata di 32 tasti, già molto simile a quelle che saranno le successive macchine da scrivere. Da alcuni documenti però, sembra che il primo vero prototipo di macchina da scrivere sia stato realizzato già agli inizi del 1800, a Fivizzano, in provincia di  Massa Carrara, ad opera di Agostino Fantoni. Di questo prototipo ci sono rimaste alcune lettere scritte con caratteri in stampatello, ben allineate, con inchiostro nero, conservate nell’Archivio di Stato di Reggio Emilia.

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