“La bellezza ch’io vidi”, i mosaici di Ravenna nella divina commedia

Il Giustiniano del VI Canto del Paradiso (“Cesare fui e son Iustiniano”), il corteo del XXIX del Purgatorio che ricorda quello dei martiri di Sant’Apollinare Nuovo, e le stelle con le quali si chiudono tutte e tre le Cantiche della Divina Commedia (“E quindi uscimmo a riveder le stelle”, “Puro e disposto a salir le stelle”, “L’Amor che move il sole e l’altre stelle”) che sembrano ‘disegnare’ a parole quelle incastonate nel cielo di Galla Placidia: i “richiami” tra i mosaici ravennati e l’opera di Dante Alighieri sono tanti e documentati. Gli studiosi sostengono che tutto il Paradiso sia stato scritto a Ravenna, in una Ravenna che all’epoca conservava circa 200 chiese decorate in gran parte a mosaico. L’influenza dei mosaici bizantini sulla Divina Commedia, quindi, è nota soprattutto tra gli accademici (grazie anche alla pubblicazione del libro di Laura Pasquini “Iconografie Dantesche”, appena ristampato da Longo editore) ma per la prima volta una mostra la illumina e la “racconta” a tutti, con un chiaro intento divulgativo, per iniziativa dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia e di Dante in Rete.

S’intitola “La Bellezza c’io vidi (Paradiso, XXX, 19). La Divina Commedia e i mosaici di Ravenna” la mostra inaugurata domenica 23 settembre (vedi immagini) nel polo espositivo di Sant’Apollinare Nuovo.

Circa 20 pannelli luminosi illustreranno a turisti e ravennati i tanti rimandi che sono stati studiati tra i mosaici e le terzine della Divina Commedia attraverso un testo esplicativo (tratto da “Iconografie Dantesche”) e i commenti evocativi de Il Vangelo secondo Ravenna di Andrè Frossard (Itaca edizioni). “La mostra vuole essere un’esplosione di luce – spiega Manuela Mambelli, coordinatrice di Dante in rete e curatrice della mostra –, che riproduce almeno in parte quella originale dei mosaici, esempio di arte e testimonianza di fede. L’obiettivo di questa mostra è portare i turisti e riportare i ravennati di fronte ai nostri splendidi mosaici, a partire da una chiave di lettura originale”. L’idea nasce nel mondo della scuola ravennate, da un progetto, avviato da alcuni studenti in collaborazione con Dante in Rete, subito dopo l’uscita del capolavoro di Frossard, ma, con la mostra che sta per esser inaugurata, assume un rigore scientifico e si rivolge alla città e non solo. Al centro del percorso espositivo, come spiega il titolo, “la bellezza” che vide Dante e che lo ispirò nella sua grande opera, una bellezza che con tutta evidenza vide anche a Ravenna.

La mostra è il frutto della curatela scientifica di una commissione di esperti ed accademici, di cui fanno parte la stessa Laura Pasquini, docente dell’Università di Bologna, Giuseppe Ledda, anche lui docente nel medesimo Ateneo e membro del ristretto Comitato nazionale per le celebrazioni dantesche del 2021 (presidenti del comitato scientifico della mostra) e rappresenta un omaggio a Dante sulla scorta del profondo legame con l’arte ravennate in vista delle celebrazioni del 2021 in occasione del settecentesimo anniversario della morte e della tradizione inaugurata dall’operato di don Giovanni Mesini, “il prete di Dante”. L’allestimento è stato progettato dall’architetto Ruggero Cornacchia e realizzato con la collaborazione fattiva dei professori Silvia Perini e Piergiorgo Bentini.

La mostra, sarà aperta al pubblico da domenica 23 settembre al 6 gennaio, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 17. L’ingresso alla mostra costa 2 euro, mentre è incluso nel biglietto cumulativo per visitare il circuito dei monumenti Unesco gestiti dall’Opera di Religione. È inoltre possibile prenotare visite guidate telefonando al numero 0544.541688.

Il catalogo della mostra “La bellezza ch’io vidi(Paradiso, XXX, 19). La Divina Commedia e i mosaici di Ravenna” è una pubblicazione di Itaca Edizioni

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