Made in Japan: il MIC omaggia la scultura ceramica giapponese del Novecento

Dal 23 ottobre al 27 novembre il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza espone 100 opere d’arte nipponica. Nell’ambito delle celebrazioni del 150esimo anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia.

Grazie al Premio Faenza, il Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea istituito dal 1938, il MIC di Faenza possiede la più grande raccolta extra territoriale di ceramica giapponese. Nell’ambito delle celebrazioni del 150esimo anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia che si svolgono in tutta Italia, dal 23 ottobre al 27 novembre 2016, il Museo Internazionale delle ceramiche in Faenza propone la mostra “Made in Japan. La scultura ceramica giapponese del XX secolo nelle collezioni del MIC”, a cura di Claudia Casali. Cento opere realizzate da artisti giapponesi, tra le più significative della sua collezione, per raccontare la storia della scultura ceramica nipponica del XX secolo.

“Il mondo ceramico italiano fu invaso dalla presenza giapponese dalla metà degli anni ’60, grazie alle tante partecipazioni al Premio Faenza e alle iniziative collaterali organizzate dal governo giapponese (tramite la Japan Foundation o lo stesso Istituto Giapponese di Cultura di Roma e il Consolato Generale del Giappone a Milano), - spiega Claudia Casali, direttrice del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza - vere e proprie mostre che fornivano uno spaccato importante dell’arte ceramica contemporanea, caratterizzata, come sottolineò il critico Yoshiaki Inui, da una doppia personalità: quella legata più alla tradizione, dove forma e materia sono elementi fondamentali della ricerca, e quella più scultorea, dove l’elemento estetico è dominante”.

Negli anni diversi furono i Premi Faenza “giapponesi”. Per citare solo i più importanti: Yasuo Hayashi nel 1972, Aki Matsui Toshio nel 1982, Sueharu Fukami nel 1985, il compianto Jun Nishida nel 2003, Tomoko Kawakami nel 2005, Tomonari Kato nel 2007 e Shigeki Hayashi, Eri Dewa e Tomoko Sakumoto nel 2011.

Oltre ai Premi Faenza saranno esposti diversi pezzi provenienti dai depositi della collezione permanente acquisita soprattutto nel dopo guerra grazie a generose donazioni.

Per contestualizzare la tradizione giapponese, che dalla metà del XIX secolo affascinò tanto l’Europa, saranno esposte insieme alle sculture dieci stampe giapponesi di fattura ottocentesca gentilmente concesse in prestito dalla Collezione d’arte Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in deposito al Museo di Palazzo Poggi di Bologna.

“Vedute del monte Fuji e beltà giapponesi – continua Claudia Casali – si imposero all’attenzione del pubblico europeo in occasione dell’Esposizioni Internazionali del 1987 e 1878, grazie all’apertura verso occidente dell’illuminato governo Meiji che supportò la cultura nipponica in Occidente. Lacche, ceramiche, metalli, bronzi, abiti, accessori incantarono gli spettatori, imponendo nuovi codici stilistici poi adottati dagli stessi artisti europei e un nuovo collezionismo”.

Ricordiamo come Bonnard, Cézanne, Toulouse-Lautrec, Vallotton, Gaugin furono influenzati dalla sensibilità per la natura delle stampe giapponesi e dalle loro rappresentazioni di vita quotidiana.

La Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna ha acquisito la sua collezione di stampe giapponesi nel 2012; in precedenza queste stampe appartenevano al medico, scrittore, pittore e collezionista di Carpi Carlo Contini (1919-2010), che le aveva acquistate a Firenze negli anni '60 dalla vedova dell'ammiraglio Manzoni. La collezione è costituita da oltre 500 stampe xilografiche giapponesi raccolte da Manzoni agli inizi del Novecento in occasione dei suoi frequenti viaggi in Oriente. La collezione è di eccezionale interesse: composta quasi esclusivamente da stampe ukiyo-e (“immagini del mondo fluttuante”) del XIX secolo, collezionate da un ignoto amatore giapponese alla fine dell’Ottocento, costituisce una preziosa testimonianza del gusto dell’epoca.

Accanto al nucleo principale costituito dalle stampe di Utagawa Kunisada (1786-1865), uno dei maggiori autori di xilografie dell’epoca, popolarissimo ai suoi tempi, poi trascurato e ora nuovamente rivalutato, vi sono numerose stampe di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), al quale oggi si dedicano numerose mostre e pubblicazioni in tutto il mondo. Molto importante è anche il nucleo delle stampe pubblicate a Ôsaka, piuttosto rare e lussuose, che si distinguono da quelle del filone principale dell’ukiyo-e, che fiorì soprattutto a Edo (l’attuale Tokyo). Unico e prezioso, infine, è l’insieme di stampe per l’infanzia.

La mostra si chiude con uno sguardo fotografico sul Giappone oggi, attraverso la serie “Tokyo lost and found” dell’artista Tomoko Goto (1975). Scatti che raccontano la quotidianità della città giapponese attraverso i suoi abitanti, i suoi scorci, le sue incongruenze e le sue tanto assurde quanto piacevoli contraddizioni.

Il 23 ottobre, inoltre, alle 11, all’interno della mostra, ci sarà lo spettacolo musicale “Favola di verdure” con poesie e prose del giapponese Yasuo Fujitomi e musiche originali di Hidehiko Hinohara e la partecipazione di Noriko Yakushiji, voce soprano e la Modern Sarti Ensemble. A cura di Scuola di Musica Sarti e Nipponica.

Infine sabato 26 novembre, alle 16.30, finissage della mostra con una conferenza sul fascino delle stampe giapponesi a cura di Alessandro Guidi, direttore del Centro Studi d'Arte Estremo-Orientale di Bologna.

L’inaugurazione è prevista per il 22 ottobre, alle ore 18, alla presenza del Console Generale del Giappone a Milano e della Direttrice dell'Istituto di Cultura Giapponese a Roma.

La mostra rimarrà allestita fino a 27 novembre 2016 e visitabile al pubblico secondo questi orari di apertura: mar-ven ore 10-13.30, sab, dom, e festivi 10-17.30.

Info: 0546 697311

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