Testimonianze e riflessioni sulla tratta dei migranti: si presenta il libro "Vite di mezzo"

La paura e la speranza del migrante, il tempo sospeso, il ruolo degli operatori dedicati all’accoglienza dei richiedenti asilo, lo sfruttamento delle migrazioni. Senza dimenticare il dramma del nuovo schiavismo nelle mani delle mafie italiane e straniere, «un dramma che è anche il nostro perché non siamo riusciti ad impedire che tutto ciò accadesse», scrive Enzo Ciconte nella prefazione. Parla di tutto questo “Vite di mezzo, testimonianze e riflessioni sulla tratta dei migranti” (ed. Carta Bianca), libro che viene presentato venerdì alle ore 17.30 nella Sala Consiliare del Municipio di Faenza. 

A promuovere il progetto editoriale è la cooperativa sociale Zerocento, attiva dal 1986 nella città manfreda. Il volume è stato scritto a più mani da Melania Dello Iacono, Nicolò Ratti e Silvana Quadalti, soci Zerocento coordinatori e operatori nelle comunità per richiedenti asilo, Arianna Marchi, presidente della Cooperativa Sociale Zerocento, Pietro De Carli, esperto di cooperazione allo sviluppo e di flussi migratori e Luciano Dal Prato, economista e esperto di finanza di progetto. A corredo sono presenti due testi a cura di Andrea Nicastro, giornalista e corrispondente estero de «Il Corriere della Sera», e di Enzo Ciconte, docente di “Storia della criminalità organizzata “all'Università di Roma Tre e di “Storia delle mafie italiane’ all'Università di Pavia, già consulente della Commissione parlamentare antimafia. 

Il testo è diviso in due sezioni: una prima dedicata alle testimonianze degli ospiti delle strutture di accoglienza  in cui Zerocento opera, una seconda di approfondimento sugli aspetti di natura economica e sociale che si cela dietro i flussi migratori. La tavola rotonda con gli autori sarà coordinata dal giornalista Emilio Gelosi.

“Ci capita sempre nel nostro mestiere di operatori sociale di essere testimoni attivi di mutamenti epocali che coinvolgono aspetti sociali e culturali dei nostri territori: è successo con la chiusura dei manicomi, con lo sviluppo dei servizi alla prima infanzia, con le scelte innovative in materia di integrazione della disabilità - racconta il presidente di Zerocento Arianna Marchi -. Ora, i flussi migratori provenienti dalle tante periferie del mondo ci hanno messo in contatto con un’umanità apparentemente distante da noi ma in cui abbiamo avuto modo di riscoprire le stesso desiderio di futuro che troviamo negli occhi dei bambini e di chi incontriamo nei nostri servizi più classici". Gli autori hanno scelto di dedicare il testo “a tutte le donne e gli uomini di qualsiasi età, dai più piccoli ai più grandi, che dopo tanto viaggiare si sono fermati per un po’ in una delle nostre comunità, perché ogni singolo incontro è stato per noi occasione di scoperta e di crescita e ci ha ricordato cosa significhi scegliere di essere artefici del proprio destino.”.

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