Tullio Pericoli, il grande disegnatore in mostra alle Cappuccine di Bagnacavallo

Il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo si prepara a ospitare da sabato 29 aprile l'universo creativo di Tullio Pericoli, uno dei più amati disegnatori italiani ma non solo, anche artista a tutto tondo, in grado di spaziare con disinvoltura tra tematiche e linguaggi diversi, dalla caricatura alla pittura di paesaggio, dall'illustrazione alla scenografia, dalla ritrattistica alla regia teatrale.

La mostra Tullio Pericoli. Storie di volti e di terre, organizzata in collaborazione con la Galleria Ceribelli di Bergamo, si aprirà sabato 29 aprile alle 18 con un intervento introduttivo di Claudio Cerritelli, critico d'arte e docente all'Accademia di Brera. Interverranno il sindaco Eleonora Proni e l'assessore alla Cultura Enrico Sama.

A seguire verrà offerto un aperitivo a base di prodotti e di vini del territorio.

Con un percorso di circa ottanta opere fra disegni, incisioni, dipinti e bozzetti per scenografie, la mostra racconta la straordinaria complessità dello sguardo dell'artista marchigiano, insuperabile nel restituire con il suo tipico segno, ironico ed elegante, le personalità di autori come Pier Paolo Pasolini, Ernest Hemingway, Franz Kafka e Virginia Woolf, o la freschezza delle colline marchigiane, colte in silenziose vedute venate di fantasia e nostalgia.

Il percorso espositivo della mostra bagnacavallese si focalizza soprattutto sulla doppia e irrinunciabile attrazione di Pericoli per la forza evocativa che scaturisce dai volti e dai paesaggi. Volti e paesaggi che, così come ce li restituisce Pericoli, sembrano rispondere a una stessa geografia, a un comune principio ordinatore, che è quello del trascorrere della vita, i cui segni lenti e stratificati svelano l'anima più profonda delle cose, il loro carattere, la loro etica.

Il paesaggio, tematica spesso al centro dell'impegno artistico di Pericoli, è raccontato attraverso una singolarissima cifra stilistica, fondata spesso su raffinate trame grafiche e sottili registri tonali in grado di conservare la memoria storica di quei territori, evocarne le origini, registrarne le trasformazioni. Sono paesaggi che si rivelano come volti, in primo luogo della terra marchigiana, dove lo sguardo di Pericoli sa muoversi con estrema confidenza, ma più in generale anche del paesaggio italiano, che l'autore riconosce come la rappresentazione materiale più autentica del nostro paese. La stessa sensibilità si riscontra nei ritratti più intensi di Pericoli, dove i volti sfumano in paesaggio e il segno ripercorre tracce biografiche altrimenti nascoste, come il volto di Samuel Beckett, che appare come un terreno accidentato, o quello di Eugenio Montale, dal profilo possente e immobile come un promontorio.

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