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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Economia

Indagine sulla metalmeccanica, persi 1200 posti di lavoro

Mercoledì è stata presentata alla sala D’Attorre di Casa Melandri l’indagine “Imprese e lavoratori meccanici della provincia di Ravenna nel nuovo millennio

Mercoledì è stata presentata alla sala D’Attorre di Casa Melandri l’indagine “Imprese e lavoratori meccanici della provincia di Ravenna nel nuovo millennio”. La ricerca è stata realizzata dalla Fiom Cgil di Ravenna, in collaborazione con l’Ufficio studi e ricerche della Camera del lavoro, ed è andata ad indagare su la struttura del tessuto produttivo del settore metalmeccanico, le evidenze della crisi, le nuove strategie e le azioni necessarie per trasformare il lavoro e lo sviluppo.

I risultati dell’indagine

Lo studio ha preso in esame 411 imprese metalmeccaniche sul territorio provinciale. Si tratta di società di capitale per le quali è stato possibile mettere a confronto 4 esercizi di bilancio, dal 2007 al 2010. La ricerca evidenza che confrontando le performance delle aziende nei diversi esercizi nel quadriennio 2007-2010, il 23% delle aziende ha incrementato il loro valore della produzione, per il 32% delle aziende è rimasto invariato mentre per il 44% è peggiorato. Nel 2006 il 33,3% delle imprese era in miglioramento, il 50% era invariato e il 16,6 in peggioramento.
Nell’anno di riferimento del 2010, nelle 411 imprese, il valore della produzione ammonta a 2,9 miliardi, erano 2,6 nell’anno precedente, superavano i 3,4 miliardi nel 2008 e i 3 miliardi nel 2007. Si può quindi constatare che la maggiore flessione delle vendite si è avuta nel 2009. Un anno che diventerà spartiacque tra il prima e il dopo di ciò che stiamo ancora attraversando.

In termini percentuali il decremento medio che si registra tra il 2010 e il 2008 è del 13,5% e il decremento tra il 2009 e il 2008 è del 23%. Le fluttuazioni dei valori sono il saldo dei risultati delle vendite ottenuti dalle imprese, che hanno registrato, per somma, un aumento di circa 600 milioni nel nucleo del 23% che migliora, e una perdita di circa un miliardo e 100 milioni tra il 44% che invece è peggiorato. L’analisi evidenzia anche che le prime 13 imprese, per ricavi di vendita, del Ravennate vantavano nel 2008 un fatturato di un miliardo e 837 milioni, mentre nel 2010 si è ridotto a un miliardo e 647 milioni di euro. L’analisi condotta sul quadriennio 2007-2010 mostra che di queste 13 imprese leader, solo 2 sono in miglioramento, una rimane con performance sostanzialmente invariate e tutte le altre sono in peggioramento.

I risultati delle aziende hanno inciso anche sulle dinamiche occupazionali. Dal 2007 ad oggi, l’Ufficio studi e ricerche della Cgil ha registrato nel metalmeccanico 465 imprese (di cui 315 artigiane) coinvolte nel ricorso agli ammortizzatori sociali; in totale i lavoratori colpiti da provvedimenti di riduzione di orario di lavoro sono stati 7.485 circa. Nella ripartizione per territori, le imprese che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione sono state 224 a Lugo, 127 a Ravenna e 114 a Faenza. Le unità lavorative transitate nel corso del periodo sono state 29.174 di cui 5.859 sono quelle artigiane. In totale i posti di lavoro persi nel comparto sono stati 1.196

L’analisi

Milco Cassani, segretario provinciale della Fiom Cgil, sottolinea che segnali di debolezza del comparto metalmeccanico si erano già manifestati negli anni precedenti all’inizio della crisi. La congiuntura economica sfavorevole ha poi accelerato i processi tuttora in atto: “La ricerca sul comparto metalmeccanico che abbiamo presentato – dice il segretario - vuole essere uno strumento di conoscenza utile per aprire ragionamenti di confronto che portino ad individuare strategie di uscita dall’attuale situazione. Non è sufficiente attendere che la crisi si attenui, occorre adottare contromisure e investimenti in mezzi e tecnologia e in formazione sui lavoratori. Le considerazioni sui numeri che ci troviamo di fronte sono molteplici: alcuni campi della produzione hanno raggiunto anche a Ravenna ridimensionamenti produttivi che hanno raggiunto livelli tali da far presumere che non sarà più possibile ritornare ai livelli di 10 anni fa. Nulla sarà come prima e chi non avrà il coraggio di affrontare il tema della via di uscita si dovrà rassegnare a gestire mestamente le situazioni crisi”.

Cassani invita a riflettere sulla creazione di nuove condizioni: “Innanzitutto a livello territoriale dobbiamo affrontare la grande debolezza delle nostre aziende che continuano ad essere sottocapitalizzate. Le nostre aziende non vantano la necessaria autonomia finanziaria per produrre ricchezza. La situazione patrimoniale e finanziaria non permette a un numero molto alto di imprese del territorio di muoversi e reagire alle difficoltà di mercato. Non c’è margine operativo e molto spesso le ridotte dimensioni delle imprese sono del tutto inadatte ad affrontare le dinamiche imposte da un mercato sempre più globalizzato. Le piccole dimensioni, la sottocapitalizzazione, la forte esposizione finanziaria e la scarsa propensione all’innovazione rappresentano un serio freno delle nostre attività produttive. Tra l’altro gran parte di questi problemi erano stati denunciati dalla Cgil, che già in un precedente studio, risalente al 2006, aveva manifestato tutto i limiti di un sistema fondato su piccole realtà industriali. Occorre quindi lavorare per la creazione di accorpamenti, fusioni e aggregazioni di impresa. L’impresa micro non funziona più e bisogna trovare modelli alternativi”.

Le conclusioni

Al termine del dibattito - a cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni e delle parti sociali e imprenditoriali - ha preso la parola Marcello Santarelli, segretario provinciale della Cgil di Ravenna: “Siamo di fronte ad una crisi che parte da lontano e che ancora non ha trovato risposte. La crisi è strutturale e servono misure concrete  per uscire dalla congiuntura negativa. Per troppo tempo il nostro Paese ha puntato su produzioni a basso valore aggiunto. Per il rilancio del sistema bisogna mettere al centro il lavoro e comprendere che la ripresa economica ci sarà se l'Italia e anche il nostro territorio sapranno fare investimenti, ricerca e sviluppo. Solo in questo modo avremo la garanzia di un lavoro qualificato, stabile, sostenibile e dignitoso.  A livello territoriale dobbiamo superare la scarsa competitività sui mercati a elevato valore aggiunto. In questo senso la green economy rappresenta una grande opportunità, un settore da sviluppare e su cui investire. La nascita dei tecnopoli, sul nostro territorio, rappresenta un passo in avanti perfettamente in sintonia con le linee guida che ci siamo dati nel corso della Conferenza economica provinciale che si è tenuta nel 2010. La sottoscrizione del Patto per lo sviluppo rappresenta un altro passaggio chiave. Il Patto pone come elementi centrali il lavoro e l'impresa e deve segnare un cambiamento nella prospettiva dello sviluppo. La qualificazione del lavoro è indispensabile”.

In chiusura Santarelli ha preannunciato che la ricerca condotta sul comparto metalmeccanico sarà seguita da un ulteriore appuntamento: “La Cgil di Ravenna da oltre 10 anni ha avviato uno studio sulla realtà economica del territorio; siamo in possesso di una banca dati preziosa che ci permette di condurre diverse analisi. Nei prossimi mesi presenteremo un ulteriore studio che farà il punto non solo sulla metalmeccanica ma sull'intero sistema economico. Daremo una raffigurazione ancora più completa di quanto sta avvenendo sul territorio confrontandoci ancora una volta con istituzioni e associazioni”.

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