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Coronavirus e imprese: operatività azzerata o ridotta fino al 50%

Sono già oltre 70 i casi aziendali di ammortizzatori sociali in attivazione, la maggior parte del settore turismo, alberghi, agenzie viaggi, bar, ristoranti

In questi giorni Confcommercio Ascom Lugo ha operato a ritmi elevatissimi e con notevole stress operativo per l’impegno di fornire indicazioni alle imprese associate sul regime delle aperture e su tutte le cautele da adottare sia, nel rispetto delle disposizioni di legge che per concorrere positivamente al contenimento del problema sanitario; indicare possibili evoluzioni del modello di business, sia in ottica di servizio alla collettività che di sostenibilità del modello imprenditoriale; dare soluzioni sugli aspetti organizzativi concernenti l’impiego del personale: smart working, ferie e permessi obbligati, gestione delle quarantene obbligatorie o autoquarantene, gestione del personale con fragilità emotive legate alla particolare condizione del momento; attivare ammortizzatori sociali per le imprese con personale dipendente (cassa integrazione, cassa integrazione in deroga, fis); fornire indicazioni su slittamento dei pagamenti e dei tributi e su aspetti agevolativi per fronteggiare la grave crisi finanziaria indotta dalla caduta libera degli incassi.

In particolare al momento il lavoro è incessante per attivare le tutele per il personale dipendente delle imprese che hanno l’attività sospesa o ridotta in modo significativo, e contemporaneamente per cercare di arginare il deterioramento del quadro economico-finanziario dell’impresa. Sono già oltre 70 i casi aziendali di ammortizzatori sociali in attivazione, la maggior parte del settore turismo, alberghi, agenzie viaggi, bar, ristoranti.

Tutto questo con una organizzazione interna modificata in ragione dell’esigenza di garantire il massimo di cautele a salvaguardia sia dei nostri collaboratori che di imprenditori e privati cittadini utenti dei nostri servizi, che ha comportato: attivazione di nuove modalità di gestione degli accessi alla struttura, limitati a pochissimi casi indifferibili e privilegiando sempre le modalità di interazione tramite telefono e mail; fruizione di ferie e permessi, a rotazione, da parte di tutti i dipendenti non impegnati in attività atte ad assicurare il rispetto di scadenze o a supporto dei colleghi impegnati ad assicurare il rispetto delle esigenze non differibili; attivazione dello Smart Working; gestione riunioni in modalità “sala virtuale”, mediante attivazione di servizio di call conference.

Per quanto riguarda l’andamento delle imprese del commercio e di altre attività economiche del territorio rappresentate, e per le quali ci sono i primi dati, anche se parziali. Alcuni settori hanno visto una operatività pressocché azzerata sin dalle prime fasi dell’emergenza in atto: agenzie di viaggi, organizzatori d'eventi, alberghi; i benzinai hanno lavorato al 50%, con prospettiva di ulteriore calo dovuto alla ridotta mobilità; per i negozianti al dettaglio di generi non alimentari e i bar e ristoranti, dopo i primi giorni ad operatività a macchia di leopardo (c’era qualcuno che registrava addirittura incrementi) l’attività è scemata quasi del tutto sino al provvedimento d’autorità che ha disposto dal 12 marzo la chiusura, salve le eccezioni conosciute; gli agenti in prodotti finanziari e assicurativi tendono a prevedere la chiusura dei locali d’agenzia e mantenersi attivi e reperibili con le modalità a distanza e così pure tutte le professioni liberali tecniche e giuridico-economiche; le agenzie immobiliari rinviano gli appuntamenti al termine dell’emergenza e si limitano ad operare a distanza; il commercio ambulante opera unicamente per la parte alimentare; i negozi di foto-ottica registrano un calo di attività stimato attualmente al 50%; in controtendenza, per circostanze ovvie e motivi facilmente decifrabili alcune attività: farmacie, edicole, con più 50% di vendite nel fine settimana, piccole e medie superfici di distribuzione di prodotti alimentari, ma anche articoli di ferramenta e casalinghi e tabacchi; buona tenuta delle vendite e conferma del loro ruolo di presidio sociale per panifici e macellerie.

Alle istituzioni Confcommercio chiede che chi chiude sia messo in condizione di non chiudere per sempre e di riprendere quanto prima la propria attività. "Serviranno misure robuste e risorse robuste: per far fronte ai danni economici, per sostenere la liquidità delle imprese ed il reddito di chi lavora; e come Confcommercio provincia di Ravenna sono state avanzate anche agli Amministratori locali precise richieste in tale senso".

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