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Sabato, 25 Maggio 2024
Economia

Crolla il raccolto delle patate: addio a un quarto della produzione e rincari fino al 26%

Per Coldiretti la produzione romagnola sarebbe minacciata dall'aumento dei costi energetici, dai cambiamenti climatici e dagli attacchi parassitari

Con il crollo dei raccolti e l’addio a una patata su quattro, volano i prezzi al dettaglio delle patate che si classificano come il prodotto ortofrutticolo che fa registrare il maggior rincaro al consumo con un aumento del 26% ad agosto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti sugli effetti dell’inflazione sul carrello della spesa con le patate che sono il prodotto che sale sul podio dei prodotti con i maggiori aumenti dopo zucchero e olio di oliva.

Le patate sono l’ortaggio più presente nelle tavole delle case e dei ristoranti, consumate tal quali o come ingrediente in mille modi diversi, fritte, bollite, croccanti al forno o in padella, a purea ma anche in ricette dolci o salate. Originarie del continente americano, nello specifico delle Ande, raggiunsero le coste europee solo nel XVI secolo per poi conquistare le cucine del mondo per la loro versatilità, contenuti nutrizionali e il basso costo.

"Gli agricoltori italiani, per via del clima pazzo che genera danni in campo e favorisce la proliferazione di parassiti - riferisce Coldiretti - hanno registrato un crollo delle produzioni, non compensato da aumenti adeguati dei prezzi all’origine anche per effetto dell’esplosione dei costi energetici e di concimi e fertilizzanti". Al contempo i prezzi al dettaglio stanno mettendo in grossa difficoltà i consumatori. "Infatti – spiega Coldiretti – a fronte delle quotazioni alla produzione agricola pari in media a 0,54 euro al chilo secondo Ismea, al dettaglio per i consumatori i prezzi salgono a valori compresi tra 1,10-2,30 euro al chilo".

“Purtroppo - afferma Giorgio Errani, dell’Azienda agricola Famiglia Errani di Massa Lombarda, storica realtà specializzata nella produzione di patate con più di 40 ettari attualmente coltivati tra Bassa Romagna, Ferrarese e Bolognese – gli effetti dei cambiamenti climatici, dalle gelate tardive, alla siccità fino ai temporali devastanti e agli eventi alluvionali, hanno duramente colpito in questi ultimi anni la produzione di patate con cali sino al 40% ai quali hanno contribuito anche gli attacchi parassitari, in particolare quelli del coleottero detto ‘ferretto della patata’, la cui presenza si è intensificata anche per via del clima”.

La famiglia Errani rifornisce storicamente negozi, mercati ortofrutticoli, piccoli supermercati di quartiere in regione e in diverse zone d’Italia e come tantissimi altri produttori ritiene urgente sostenere il settore della patata di qualità made in Italy con interventi ed investimenti “urgenti e non più rinviabili”. A rischio c’è la sostenibilità economica di un comparto che vanta una produzione di circa 170mila tonnellate di patate a livello regionale.

Per sostenere la coltivazione Coldiretti chiede la possibilità di "utilizzare principi fitosanitari più efficaci nel contrastare l’attacco parassitario che dopo l’Italia – continua Coldiretti – sembra interessare altri Paesi dell’Unione Europea anche perché il rischio è di favorire le importazioni da Paesi terzi dove sono utilizzatesostanze chimiche proibite in Europa. Serve dunque – conclude Coldiretti – una adeguata programmazione degli investimenti e strumenti adeguati per difendere la produzione nazionale da avversità climatiche e fitosanitarie". 

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