Dietrofront del Governo sul 'blocca trivelle'? "Sarebbe un sospiro di sollievo per migliaia di lavoratori"

Il deputato Di Maio: "Attendiamo di leggere il testo definitivo approvato dal Consiglio dei ministri per averne la definitiva certezza"

Marcia indietro sullo stop alla ricerca di idrocarburi? "Se venisse confermata la notizia che riguarda la cancellazione dello stop alla ricerca e coltivazione di idrocarburi su tutto il territorio nazionale previsto dalla bozza del decreto Milleproroghe, sarebbe un sospiro di sollievo per tutto il settore": a darne notizia è il deputato romagnolo Marco di Maio, che sta seguendo in prima persona l'evolversi della vicenda. "In ballo ci sono migliaia di posti di lavori e investimenti ingenti che, con quella norma, sarebbero stati compromessi. Attendiamo di leggere il testo definitivo approvato dal Consiglio dei ministri per averne la definitiva certezza. Purtroppo le parole, per quanto rassicuranti e autorevoli, non sono sufficienti a mettere in sicurezza il settore".

"Sarebbe stato irresponsabile e puro atto di terrorismo economico, se nel decreto Milleproroghe fosse stato accolto l’articolo 20 che vietava su tutto il territorio nazionale il rilascio di nuove concessioni per la prospezione, ricerca e coltivazione di Idrocarburi - afferma Roberto Fagnani di Italia Viva -. Il dibattito circolato in questi mesi nulla ha a che fare con la transizione energetica sulla quale concordiamo; riteniamo anche noi che le energie rinnovabili siano il futuro e lavoreremo per attuare quanto prima tutte quelle azioni politiche ed economiche che ci facciano raggiungere tali obiettivi. Non si può però mettere in pratica un piano di riconversione per decreto e soprattutto, come afferma il Presidente del Roca Franco Nanni, l’Italia ha bisogno di un Piano Energetico Nazionale per passare alle energie rinnovabili e per arrivarci occorre tempo. Se chiudessimo oggi tutti gli impianti di estrazione, non avremmo nessuna opportunità di produrre energia, saremmo costretti a dipendere dall’importazione estera con costi elevati a carico dei contribuenti. Occorre dare certezze all’intero settore- prosegue Fagnani – In queste ore ho avuto contatti, oltre che con Di Maio, che sta seguendo in prima persona tutta la vicenda, anche con Maria Elena Boschi e Luigi Marattin che condividono la nostra posizione e hanno assicurato il loro impegno a tenere alta la guardia per la tutela di un comparto fondamentale per la nostra economia, che fra l’altro è disponibile a mettere a disposizione progettualità, risorse e professionalità riconosciute nel mondo. Dobbiamo coinvolgere le nostre imprese e costruire il percorso verso la transizione energetica;  occorre inoltre un tavolo nazionale che veda presenti tutti gli attori coinvolti, conclude Fagnani – Abbiamo fatto un bel lavoro con Parlamentari e Ministri, la norma è stata stralciata dal testo andato in Consiglio dei Ministri. Per il nostro futuro auspico che tutte le altre forze politiche riconoscano l’importanza di abbandonare le posizioni ideologiche, populiste e sostengano un settore fondamentale per l’economia del Paese".

"La bozza del decreto Milleproroghe in discussione mercoledì nel Consiglio dei ministri contiene un articolo che vieterebbe in tutta Italia, quindi anche a Ravenna, la ricerca e la coltivazione di nuovi giacimenti di idrocarburi, metano compreso - spiega Alberto Ferrero, portavoce di Fratelli d'Italia - Questa è l’ennesima dimostrazione della totale incapacità dell’attuale governo e delle forze politiche che lo sostengono a gestire una situazione particolarmente complessa. Questo settore, a Ravenna, fra lavoratori diretti e indotto riguarda o riguardava circa 10.000 persone. La scellerata propaganda del Movimento 5 stelle, che adesso sta diventando legge, sta portando un comparto di eccellenza quasi alla morte. Nessuno contesta la necessità di una rapida transizione verso sistemi economici più ecologici, ma considerando che il fabbisogno di combustibili fossili sarà ancora elevato per diversi anni, il metano, considerato da tutti come il combustibile fossile meno inquinante, sarebbe idoneo per la transizione. Ed è economicamente ed ecologicamente illogico acquistare e importare dall’estero metano poiché in patria si sono chiuse le piattaforme ancora produttive. Vista la situazione economica derivata dall’epidemia, se ci sono dei settori che possono essere ancora trainanti non possono essere tenuti in stallo o, addirittura, smantellati per logiche politiche. Tralasciando il patetico spettacolo che il Governo nazionale sta dando di sé, mi aspetto che almeno il governo locale, tramite il sindaco, autorevole esponente del Pd fino ad oggi sempre silente, faccia finalmente sentire la sua voce a difesa di un comparto strategico per l’economia cittadina. Noi come Fratelli d’Italia lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo".

Già nei giorni scorsi la Ugl chimici Ravenna è intervenuta per denunciare quanto il 2020 fosse stato un anno tragico per l’occupazione del comparto dell’oil&gas. "Il 2021 attraverso il “Piano per le aree idonee allo svolgimento delle attività” (Pitesai) dovrebbe essere l'anno della transizione economicamente e socialmente sostenibile. Abbiamo inteso segnalare la grave condizione in cui si trova il settore dell’estrazione degli idrocarburi nazionale e locale ravennate, sia per motivi economici e sanitari determinati dal Covid-19, ma anche per gli effetti di norme approvate nel susseguirsi degli anni come se ci fosse una continua emergenza in atto - spiega il segretario Luca Michieletti - Abbiamo anche manifestato la necessità di prevenire una iniziativa dannosa che si sarebbe potuta presentare in vista della scadenza del mese di febbraio 2021, quale termine della emissione del Pitesai. Una situazione già vissuta nel mese di agosto 2020 durante l’approvazione del Decreto Semplificazioni, e purtroppo, sulla base delle informazioni acquisite si starebbe perpetuando per volontà del Governo. Il Ministro dello Sviluppo Economico l’Onorevole Stefano Patuanelli avrebbe preparato un emendamento da discutere durante il Consiglio dei Ministri previsto in data odierna per essere aggregato nel Decreto Legge “Milleproroghe”, avente lo scopo di annullare il rilascio di nuovi titoli minerari. L’emendamento stabilirebbe il mantenimento in attività delle concessioni minerarie in vigore fino alla loro scadenza. Non sarebbero più rilasciati nuovi permessi di ricerca, nuove concessioni e proroghe di concessioni in scadenza. La bozza dell’emendamento prevederebbe inoltre l’annullamento dell’impegno della emanazione del Pitesai. Il titolare con il mancato rilascio della proroga delle concessioni esistenti o delle nuove concessioni, sarebbe tenuto alla messa in sicurezza degli impianti, e sebbene privato delle possibili entrate ricavabili dalla vendita del prodotto, è impegnato ad effettuare le attività di conservazione, al pagamento degli oneri dovuti fino al loro smantellamento, attività possibile attraverso la prevista autorizzazione, il cui rilascio prevede dei tempi importanti. Una inspiegabile forzatura con inevitabili ricadute sulle attività dell’impresa e sui propri lavoratori".

"Confermiamo la nostra contrarietà all’utilizzo di dannosi strumenti di blocco del settore nazionale, vi è la necessità di attivare un percorso con il coivolgimento delle parti competenti, per permettere una necessaria transizione energetica, per contrastare il mutamento climatico, nella quale il gas naturale ha un importante ruolo. Un cambiamento ambientalmente, economicamente e socialmente sostenibile. Condizione fattibile iniziando dal contenimento delle forniture straniere di prodotti fossili, per mantenere una indipendenza energetica del paese. Siamo convinti di trovare il necessario sostegno da parte delle istitituzioni nazionali e territoriali, la Regione Emilia Romagna, l’Amministrazione locale ravennate, le categorie professionali e sindacali, per impedire l’attuazione di un progetto che causerebbe l’estinzione del comparto dell’estrazione degli idrocarburi nazionale, con conseguenti effetti economici e sociali nel paese e sulla comunità di Ravenna, con ulteriori perdite di posti di lavoro, condizione aggravata dalla pandemia in atto da Covid".

"Nuvole nere all’orizzonte per il settore delle estrazioni in Italia. In un’Italia dei vari lockdown economicamnete in ginocchio, questo governo rischia di sferrare un altro colpo mortale alla nostra economia con un articolo nel cosiddetto Milleproroghe, per vietare su tutto il territorio nazionale il conferimento di nuovi permessi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi - aggiunge Mauro Bertolino, Coordinatore Emilia Romagna di Alleanza di Centro per i territori - Il governo a traino grillino pare non essere in grado di compendere come una transizione così importanete e lunga non possa prescindere dall’utilizzo del gas e non utilizzare quello nostrano comprometterebbe un vasto settore di lavoro mettendo in crisi le città che ospitano i grandi distretti del settore come Ravenna, oltre ad asservirci ad altri paesi e chi più ne pagherà le coseguenze immediate saranno i lavoratori e gli utenti tutti che vedrebbero lievitare il costo del gas. Sorgono ora spontanee delle domande; se il comparto estrazioni venisse definitivamente bloccato si avvantagerebbero progetti a lungo termine come il Ccs (Carbon Capture and Storage, catturare dai processi di combustione la CO2 che inevitabilmente viene generata e metterla da parte invece di lasciare che si diffonda in atmosfera). E ancora, si rinuncerà ai canoni e alle royalities e non sarà più dovuta l’Imu ai comuni? Il tutto ricodando che nel 2016 il referendum per l’abolizione delle proroghe fu bocciato".

"Abbiamo seguito con apprensione il tentativo di queste ore di bloccare definitivamente la ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in Italia - aggiungono da Confindustria Romagna - Lo stralcio del divieto inizialmente inserito nel decreto Milleproroghe non ci farà abbassare la guardia: l'associazione continuerà a tenere alta l'attenzione su un settore vitale per l'economia nazionale e romagnola, e vigilerà sul territorio e a Roma per sventare altri tentativi analoghi. Ribadiamo ancora una volta la necessità di equilibrio e lungimiranza nel pianificare in modo ragionato una transizione energetica basata sul gas naturale".

"Per il momento appare saltato, anche grazie all’azione che abbiamo promosso col sindaco De Pascale, lo stop alla ricerca e coltivazione di idrocarburi su tutto il territorio nazionale previsto dalla bozza del decreto Milleproroghe in discussione mercoledì in consiglio dei ministri - spiega il vicesindaco Eugenio Fusignani - Questa è una buona notizia che, tuttavia, non cancella il timore che ci siano nuovi tentativi per riproporre quello che oramai è un obbiettivo ideologico che, se attuato, rappresenterebbe la pietra tombale sulle attività oil&gas e offshore. Eventulità infausta che, se per il Paese rappresenterebbe un problema difficile da superare, per Ravenna sarebbe una vera propria catastrofe alla quale non si potrà assistere inermi. Ravenna è stata la capitale dell’energia e deve tornare ad esserlo. Qui abbiamo imprese e know how e siamo già proiettati nella decarbonizzazione. Anzi, Ravenna è l’esempio di come ogni città dovrebbe muoversi. Il nostro futuro è nella nostra storia e la nostra storia è, dal dopoguerra, legata alle estrazioni e alla cantieristica offshore. La capacità di attrarre investimenti a Ravenna come nel Paese passa dalla capacità di difendere questo settore. Questa è una battaglia giusta che va combattuta non per difendere posizioni di retroguardia ma per garantire un futuro rispettoso di ambiente, impresa e lavoro. Ancor più come amministratore repubblicano, ricordando grandi amministratori come Monti e Benelli. Dunque continuando quell'impegno, che ci vide a fianco di Enrico Mattei negli anni ’50, non contro qualcuno ma perché una comunità intera capisca che solo qui c’è know how, carattere, imprenditorialità, conoscenze tecniche, sindacati, associazioni e, come noi riteniamo indispensabile, Istituzioni a fianco dell’energia moderna. Quella che ancora non può prescindere dal gas dell’Adriatico ma che già lavora nelle fonti rinnovabili. La transizione sarà lunga e solo università e imprese, insieme, possono affrontarla investendo in ricerca e innovazione. Continuare, invece, come fa questo governo a lavorare contro le prospettive energetiche del Paese non aiuta il passaggio al "green" e uccide le nostre imprese, costringendoci comunque ad importare il gas che continuerà ad essere estratto a poche miglia dalle nostre coste".

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