Sabato, 12 Giugno 2021
Economia

Edilizia in sciopero: "In 10 anni licenziato il 65% del personale, oltre 4mila lavoratori"

I lavoratori dell'edilizia saranno in sciopero per l’intera giornata per il rinnovo del contratto collettivo nazionale e per il rilancio del settore

Immagine di repertorio

Lo scorso 18 novembre Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno spiegato a istituzioni e cittadini la crisi che sta vivendo il settore della edilizia nel paese e nella nostra provincia dove, dal 2007 al 2017, si è perso il 65% degli addetti, oltre 4.000 lavoratori. I lavoratori dell'edilizia lunedì 18 dicembre saranno in sciopero per l’intera giornata per il rinnovo del contratto collettivo nazionale e per il rilancio del settore; la delegazione dei lavoratori di Ravenna parteciperà alla manifestazione di Torino, una delle cinque previste a livello interregionale, dove sarà presente il segretario nazionale della Fillea Cgil Alessandro Genovese.

"La crisi dell'edilizia ha avuto ricadute importanti anche nei settori industriali collegati - spiegano dai sindacati - Tra questi uno dei più rilevanti è il comparto del Cemento che ha subito un drastico calo nello ultimo decennio, passando da una produzione annuale di 48 milioni di tonnellate a 19 milioni con ripercussioni negative sui livelli occupazionali e la chiusura di numerosi siti produttivi. La nostra provincia non ne è rimasta immune, anzi, ne è stata quasi interamente coinvolta. Il sito di Ravenna di Micromineral ha cessato l'attività a marzo del 2016 con il licenziamento di 20 lavoratori. Italcementi occupa, attualmente, 18 lavoratori mentre prima della crisi erano 35; anche qui si è perso il 50% degli addetti; desta preoccupazione, inoltre, l'attuale fase visto che Italcementi-Heidelberg sta acquisendo il Gruppo Cementir. La Cementeria Barbetti ha perso, durante la crisi, 10 unità e ha fatto cassa integrazione per oltre 2 anni, attualmente occupa 22 lavoratori. Unica eccezione sembra essere la Saint-Gobain che ha mantenuto i livelli occupazionali e i volumi produttivi con 80 addetti e un importante piano di investimenti. Come si evince anche nella nostra provincia il settore, che attualmente occupa circa 170 addetti, è in una fase di stagnazione e di prospettive future molto incerte, considerando la contrazione dei volumi produttivi e le riorganizzazioni del settore che interessano anche i gruppi presenti sul nostro territorio. Per queste ragioni Fillea, Filca e Feneal territoriali sostengono le richieste delle segreterie nazionali dei sindacati di categoria che chiedono al Governo l’istituzione di un tavolo interministeriale per affrontare la crisi del settore attraverso politiche che rilancino il settore delle costruzioni, politiche di difesa del sistema produttivo cementiero italiano favorendo gli investimenti sulla innovazione tecnologica e sull'adeguamento degli impianti alla sostenibilità ambientale. Il futuro dell'edilizia e della industria del cemento passano per un nuovo modello produttivo che rigeneri e recuperi il tessuto urbano senza ulteriore consumo del suolo; messa in sicurezza del territorio e del patrimonio storico e del costruito. Per fare questo si deve favorire l’innovazione tecnologica e la ricerca sui nuovi materiali".

"E' per questo motivo - concludono i sindacati - che invitiamo le amministrazioni locali a porre l'attenzione sulle problematiche del settore; queste aziende sono importanti e strategiche per lo sviluppo del territorio e in particolare per il porto di Ravenna. Chiediamo alle istituzioni locali di sostenere le richieste delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori presso il Governo per l'apertura di un tavolo interministeriale che affronti la crisi del settore. Per tutte queste ragioni i sindacati di categoria hanno proclamato una giornata di mobilitazione e sensibilizzazione nazionale dei lavoratori del cemento giovedì 7".

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