"Lo stallo del porto di Ravenna? Colpa del sistema di potere del Pd"

I consiglieri comunali Pietro Vandini (M5S) e Diego Rubboli (FdS) in una lettera aperta: "Il Pd tutela gli interessi della collettività o quelli della propria casta?"

Diego Rubboli, consigliere comunale della Federazione della sinistra, e Pietro Vandini, capogruppo Movimento 5 Stelle, intervengono con una lettera aperta sul “conflitto di interessi che sta uccidendo il porto di Ravenna”.

“Nel corso del consiglio comunale del  4 aprile scorso, richiesto dalle opposizioni per affrontare il tema della questione "Porto" a seguito della sostituzione del presidente dell'Autorità Portuale Ing.Di Marco, il nostro intervento in qualità di consiglieri comunali di opposizione – scrivono in una nota Rubboli e Vandini - è stato incentrato soprattutto sulla richiesta del motivo per cui non sia stato rispettato il percorso previsto dalla normativa di legge per la nomina di un nuovo Presidente di AP e, visto la tempistica ristretta, nemmeno sia stata attuata una possibile proroga temporanea al Presidente uscente. Nel corso del consiglio comunale non abbiamo avuto alcuna risposta. Nemmeno una interrogazione al Presidente della Regione, del medesimo tenore, presentata dal consigliere Alleva (Altra Emilia-Romagna) ha avuto miglior sorte. Siamo abituati ad assistere a casi di varia illegalità ma quando l'evasione delle norme di legge è praticato da rappresentanti delle istituzioni (Comune- Provincia- Regione- Governo) tutti del PD (o della sua maggioranza), allora qualche domanda occorre porla.

Se esaminiamo i fatti successivi alla nomina del nuovo Commissario dell'Autorità Portuale probabilmente si può trovare una risposta. Occorre premettere che il Porto di Ravenna risulta essere l'unica realtà in Italia in cui l'Autorità Portuale ha in proprietà unicamente le banchine e non aree portuali e retro-portuali che essendo di proprietà di SAPIR e di società private, costringono l'AP a pagare affitti onerosi per le proprie attività come il collocamento di materiale dragato. A questa anomalia si aggiunga il fatto che in alcune di queste aree sono presenti casse di colmata, di fatto non utilizzabili in quanto complete di materiale di dragaggi precedenti, le cui autorizzazioni sono scadute da tempo e che risultano diventate discariche abusive ed oggetto di indagini della magistratura. Anche in questo caso è evidente il mancato rispetto delle norme di legge.

Dopo la nomina del nuovo Commissario dell'Autorità Portuale (si fa presente che sono attualmente 16 su 24 le Autorità portuali italiane commissariate e ciò significa lasciare in stallo per mesi nodi strategici per il Paese) la SAPIR ha presentato al Comune di Ravenna due PUA (Piano Urbanistico Attuativo) relativi alle aree Trattaroli Destra e Logistica 1, facendo così insorgere il sospetto che la presenza del Presidente Di Marco fosse di ostacolo a questo obiettivo e da ciò discende l'accaduto.

Da qui la domanda: questo ‘sistema Ravenna’ con al vertice gli uomini del PD, quale obiettivo si pone, tutelare gli interessi del Paese e della collettività oppure fare gli interessi della propria casta e di gruppi familiari privati? Lo stallo del porto di Ravenna non è dunque dovuto al “caso”, ma ha precise responsabilità, quantomeno politiche. Tali responsabilità sono in capo al Partito Democratico e al Partito Repubblicano (guidato dal vicesindaco Mingozzi) e i cittadini, che si apprestano a votare il prossimo 5 giugno, devono sapere che i problemi sono stati creati proprio dagli stessi che oggi si propongono come gli amministratori che potranno risollevare le sorti di Ravenna”.

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