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Foto di Massimo Argnani

Foto di Massimo Argnani

Martina festeggia i 40 anni alla Festa del Pd, poi l'affondo: "Noi ci dobbiamo volere bene"

Domenica sera ha tenuto il tradizionale comizio di chiusura, ovvero uno degli interventi più significativi a cui è stato chiamato il leader del partito

Il segretario del Pd, Maurizio Martina, ha celebrato i 40 anni alla festa nazionale dell'Unità di Ravenna. Domenica sera ha tenuto il tradizionale comizio di chiusura, ovvero uno degli interventi più significativi a cui è stato chiamato il leader del partito. Nell'attesa dell'intervento, militanti e volontari hanno voluto festeggiare il quarantesimo compleanno di Martina preparandogli una torta, in un ristorante della festa.

L'ex ministro dell'Agricoltura ha invitato i militanti all'unità: "Non ne posso più dei nostri litigi - ha esclamato -. Non posso sopportare le degenerazioni del nostro dibattito interno. Noi ci dobbiamo rispettare e volere bene. Se una comunità che vuole governare il paese si vuole bene, i cittadini si fidano". Per Martina è necessario "organizzare un nuovo pensiero democratico. Questo è il congresso". Inoltre "occorre rimettere a fuoco la nuova frontiera della sfida democratica ed aggiornare anche le nostre convinzioni. E' necessaria la discussione, perché vale la pena essere democratici. Chiedo un salto di qualità e sono pronto a fare la mia parte come ho sempre cercato di fare fin qui. Dobbiamo tirare fuori la passione, l'orgoglio, l'unità e l'umiltà".

Quindi ha indicato come "una delle vere sfide" quella di "alzare nuovamente la bandiera dei principi e dei valori europei". Nel discorso serale Martina ha attaccato i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. "Io non ho paura del confronto con Lega e 5stelle - ha esclamato -. Li voglio guardare negli occhi e li voglio sfidare. E se mi invitano alle loro feste io ci vado. Chi ha paura del confronto ha già perso".

Per quanto riguarda l'esponente del Movimento 5 Stelle, l'affondo ha riguardato la questione dell'Ilva: "Deve chiedere scusa per le bugie che ha raccontato, le falsità che ha venduto sulla pelle di quella città. Hanno confermato il lavoro che abbiamo fatto noi e hanno fatto costare questa titubanza 80 milioni in più". Quindi ha invitato il leader della Lega, Matteo Salvini, a restituire "quei 49 milioni di euro delle famiglie italiane. Sono risorse dei cittadini italiani e la sentenza va rispettata. Non sei al di sopra della giustizia. Solo il potere arrogante diventa saccente davanti alla giustizia. Hai giurato sulla Costituzione. Devi essere fedele a quella Carta, se non ce la fai vai a casa". 
 


 

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