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Sabato, 22 Giugno 2024
Politica

A Ravenna la mobilitazione della Cgil contro la legge sull’autonomia differenziata

Organizzato un incontro in città contro il 'progetto Calderoli'. Per il sindacato Pensionati Cgil si tratta di una riforma "che sovverte e travolge il programma di emancipazione sociale scolpito nel testo della nostra Costituzione"

Il sindacato pensionati della Cgil dell’Emilia-Romagna e della Campania organizzano congiuntamente a Ravenna un incontro di mobilitazione contro il progetto Calderoli sull’autonomia differenziata e contro il progetto di riforma costituzionale in senso presidenzialista. L’appuntamento, dal titolo “No all’autonomia differenziata che spacca il Paese. No al presidenzialismo che restringe la democrazia”, è a Ravenna, a Palazzo dei Congressi, mercoledì dalle 9,30 alle 13,30. Insieme ai segretari generali dello Spi-Cgil Emilia-Romagna, Raffaele Atti, e dello Spi-Cgil Campania Napoli, Franco Tavella, interverranno: il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, il sindaco di Reggio Emilia e presidente regionale ANCI Luca Vecchi, il vice presidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola, il sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna Davide Baruffi, il segretario generale Cgil ER Massimo Bussandri. Le conclusioni saranno affidate a Ivan Pedretti, segretario generale Spi Cgil nazionale.

Lo Spi Cgil con questa iniziativa, che fa seguito a quella tenuta a Salerno il 4 luglio alla presenza del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, intende dare due segnali politici forti: "Il primo è che contrastare un progetto di autonomia regionale, che sovverte e travolge il programma di emancipazione sociale scolpito nel testo della nostra Costituzione, non è solo compito del sindacato meridionale ma ha una valenza nazionale - spiega il sindacato - Il secondo è la necessità di affrontare con determinazione gli squilibri territoriali nella battaglia per ridurre le disuguaglianze sociali".

"Il Ddl Calderoli - insieme alla legge di bilancio per il 2023, alla delega fiscale, all’abolizione del reddito di cittadinanza e all’annuncio di volere modificare la Costituzione per superare il carattere parlamentare della Repubblica e approdare a una forma di elezione diretta del presidente del Consiglio (Sindaco d’Italia) - è parte di un disegno di drastica riduzione dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale che l’articolo 2 della Costituzione chiede ai cittadini e di una parallela riduzione degli spazi di partecipazione politica - conclude il sindacato - È una secessione sociale che vorrebbe ammantarsi di secessione territoriale in nome dell’autogoverno e che renderebbe impossibile garantire su tutto il territorio nazionale in maniera uniforme i diritti civili e sociali previsti dalla Costituzione".

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