Ravenna non dimentica Bovolenta: intitolato a Vigor il piazzale del PalaCosta

Si è svolta sabato mattina, alla presenza dei famigliari, di tifosi ed amici  la cerimonia di intitolazione del piazzale interno al Palacosta al pallavolista Vigor “Bovo” Bovolenta prematuramente scomparso il 24 marzo 2012

Si è svolta sabato mattina, alla presenza dei famigliari, di tifosi ed amici  la cerimonia di intitolazione del piazzale interno al Palacosta al pallavolista Vigor “Bovo” Bovolenta prematuramente scomparso il 24 marzo 2012. Dopo il Sindaco Fabrizio Matteucci, ha preso la parola la moglie di Vigor,  Federica Lisi che ha voluto ringraziare l'Amministrazione comunale per l'omaggio che ha voluto tributare al suo “Bovo”. Federica ha detto di averci tenuto particolarmente che nella targa fosse inserita  la frase: “Prima regola: non si molla mai!”, perché questa è un'esortazione che viene spesso ripetuta in famiglia. In secondo luogo ha voluto sottolineare che  Vigor Bovolenta  prima ancora che un grande sportivo era un papa' che aveva fatto la scelta di vita di stare vicino alla sua famiglia.

LE PAROLE DEL SINDACO MATTEUCCI - «Oggi Intitoliamo questo piazzale a un grande campione: Vigor Bovolenta. Questa inaugurazione avviene nell'anno in cui Ravenna è città Europea dello sport. È anche l'anno in cui  la nostra squadra di volley torna a giocare a Ravenna È di domenica scorsa la vittoria del campionato d'Italia della nostra under 14 ed è l'anno in cui con scelte coraggiose e lungimiranti da parte di tutti possiamo fare decollare un rilancio del movimento pallavolistico maschile e femminile ravennate. Dopo avere dedicato a Sergio Guerra il piazzale del Pala De Andrè e alle ragazze della pallavolo la pista ciclabile lì vicino, completiamo oggi il mosaico dedicando questo spazio a Bovo,  “gigante” della nostra pallavolo. Un gigante buono, sempre sorridente e pieno di umanità. “Bovo” era  nato a Contarina, in provincia di Rovigo ma Ravenna è stata la sua seconda città, quella in cui aveva scelto di vivere con la sua famiglia, la città che lo ha visto crescere e diventare un grande campione. Il ruolo di Bovo in campo era quello di centrale. Dopo avere mosso i primi passi  con i dilettanti della squadra di Polesella viene  ingaggiato dal Messaggero di Ravenna.  L'esordio in prima squadra con la formazione ravennate avviene nella stagione 1990-1991. I successi non tardano ad arrivare: subito lo scudetto e la Coppa Italia. A Ravenna vincerà poi tre Coppe dei Campioni, una Coppa CEV e due Supercoppe Europee. Bovo indossa per la prima volta la maglia della nazionale italiana il 3 maggio 1995 a Cuba. Sono gli anni d'oro del volley italiano. La nazionale di Julio Velasco, è considerata la più forte squadra di pallavolo di tutti i tempi tanto da essere soprannominata “generazione di fenomeni”. Tra le maglie che il nostro Bovo indosserà in seguito ci sono quelle delle squadre di Ferrara, Roma, Palermo, Modena (con cui vince lo scudetto 2001-2002) e Piacenza con cui arriva a giocare tre finali scudetto e vince una Top Teams Cup. Tra i più importanti successi di Bovolenta con la maglia azzurra: la medaglia di argento all Olimpiadi di Atlanta nel 1996, una Coppa del Mondo, due Europei e quattro edizioni della World League. La sua carriera di professionista conta oltre 550 partite in serie A1 in 21 anni di carriera, fino al 2011. Nella sfida a Montichiari del 21 gennaio 2007 Bovo realizza il muro numero 1000 della sua carriera.  Dopo 21 anni di grandissime soddisfazioni e di successi, la decisione di lasciare la serie A, di scendere di categoria.
L'ultima partita la gioca il 24 marzo di quattro anni fa, con la maglia del Volley Forlì.  Quando una  giovane vita viene spezzata così bruscamente,  è difficile trovare le parole; per questo mi farò aiutare da  chi ha condiviso con lui un pezzo di strada, da chi lo ha amato con tutto il cuore e anche dallo stesso Bovo. Ricorda il “fenomeno” Lorenzo Bernardi: “Cosa mi mancherà? La sua risata. Sempre pronto a sdrammatizzare, ci metteva spirito, nel senso più leggero e nobile”. Bovo era uno che non mollava mai, che c'era sempre quando bisognava esserci. Come quella volta alle delle finali delle Olimpiadi di Atlanta nel 1996: Vigor scese sul parquet americano con una protezione sul viso perché aveva il naso fratturato. Ma lui voleva esserci a tutti i costi, anche conciato così. Lo sport è un fondamentale  veicolo di valori, è uno strumento che ci aiuta a crescere, ad affrontare le avversità della vita. Lo sport ci fa capire che il rispetto delle persone e delle regole è importante per giocare bene in squadra e per vivere in comunità. Lo sport  ci insegna a rispettare gli altri e a  fare dei sacrifici e anche qualche passo indietro, se necessario, se vogliamo raggiungere l'obiettivo che ci sta a cuore. Così  fece  Bovo. Dopo 21 anni di grandissime soddisfazioni e di successi, decise di lasciare la serie A, di scendere di categoria per continuare a divertirsi con lo sport che amava, ma soprattutto per stare  vicino alle persone alle quali voleva più bene al mondo: la moglie Federica e i loro bambini. “Dopo che loro sono stati al mio fianco, credo – scrisse nella sua lettera di addio alla serie A - che sia arrivato il momento che io cammini al fianco loro”.  Una bella lettera  quella di Vigor, dove, come ha scritto Salvini della Gazzetta dello Sport, c'era molto di com'era Bovo. “Anche solo per come se ne andava ringraziando”. Grazie a tutte le società in cui aveva militato e a tutti i fan che, scrive Bovolenta “attraverso applausi ma anche fischi mi hanno aiutato a crescere, sportivamente ed umanamente”. E poi  grazie alla Nazionale, “che mi ha concesso il grande onore di vestire la maglia azzurra e di poter rappresentare il mio paese nel mondo. Ho iniziato la mia carriera – prosegue Bovo - a 15 anni, allontanandomi da mio papà Gino, mamma Luciana e mia sorella Ambra, oggi scelgo di rimanere vicino a Federica e ai miei bambini. Ringrazio tutti con un unico abbraccio per essermi stati vicini sempre, anche nei momenti meno semplici. Dedico la mia carriera, fatta di vittorie importanti ma anche di sconfitte, a mio fratello Antonio, che mi guarda da lassù”. Ecco, questo era Vigor Bovolenta.  Ha scritto  la moglie  Federica: “Bovo per sempre, Bovo nel cuore, Bovo in tutti noi: scrivono così in certi striscioni durante le partite. Sono striscioni grandi, colorati, struggenti. Uno di questi è dentro di me. Dentro il mio cuore, mentre penso al suo”. Intitolare una via, una piazza, un luogo ad una persona significa rendere omaggio ad una persona speciale. Carissima Federica, carissimi Alessandro, Arianna, Aurora, Angelica e Andrea, intitolando a Vigor questo piazzale oggi anche Ravenna  espone  idealmente il suo striscione colorato. In questo striscione c'è scritto: “Bovo non ti dimenticheremo mai”».

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