Cronaca

Attentato a New York, il fotografo ravennate da 5 anni a Manhattan: "Siamo un facile bersaglio"

8 morti e 15 feriti gravi: questo il bilancio dell'attentato terroristico avvenuto martedì a New York, quando un furgone bianco è piombato su una pista ciclabile investendo alcune persone vicino al World Trade Center

Otto morti e quindici feriti gravi: questo il bilancio dell'attentato terroristico avvenuto martedì a New York. Alle 15 locali, le 21 in Italia, un veicolo è piombato su una pista ciclabile a Manhattan investendo alcune persone nell'area vicino al World Trade Center.

L'attentato

Il furgone, dopo aver travolto un gruppo di ciclisti lungo il fiume Hudson, ha finito la sua corsa contro uno scuolabus della Stuyvesant High School nella zona meridionale di Manhattan. Vicino al furgoncino bianco usato dal killer sono stati rinvenuti appunti scritti a mano in arabo che indicano lealtà all'Isis. L'attentatore alla guida ha gridato "Allah Akbar" (Allah è il più grande), l'inno di battaglia dei terroristi islamisti: "E' stato ispirato dai video dell'Isis che ha guardato sul suo cellurare", recita il documento in cui si cita il ruolo cruciale avuto da un video di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell'organizzazione terroristica.

Le indagini

E' stato poi rintracciato anche un secondo cittadino uzbeko ritenuto coinvolto nell'attacco, come spiega Today: si tratta di Mukhammadzoir Kadirov, 32 anni, stessa nazionalità del killer Sayfullo Saipov, 29 anni, che ha spiegato che nove giorni prima dell'attacco aveva noleggiato un altro veicolo per fare pratica, mentre poi avrebbe scelto la giornata del 31 ottobre perché pensava che nel giorno in cui l'America si traveste per festeggiare Halloween ci sarebbero state più persone per strada.

La testimonianza di un ravennate

"Sono arrabbiato - spiega Marco Vacchi, fotografo ravennate che si occupa di fotografia e cinema e che risiede a New York da cinque anni - Quando è successo ero al Museum of Modern Art con mia madre, che per la prima volta è venuta a trovarmi. Ho tanti amici che lavorano a un "blocco" (quartiere, ndr) di distanza dall'attentato: il mio mentore di fotografia porta sua figlia a pattinare sul ghiaccio al palazzetto sportivo che si trova esattamente dove il terrorista si è fiondato con il furgone attraverso la pista ciclabile. In queste situazioni, comunque, i negozi non chiudono e non c'è coprifuoco: New York è una città internazionale e un simbolo di libertà e democrazia, ci rende molto orgogliosi ma è anche un facile bersaglio, come dice il governatore Andrew Cuomo. "Our spirit will never be moved by an act of violence and an act meant to intimidate us", ha detto il sindaco Bill De Blasio, e sono d'accordo: "Il nostro spirito non sarà mai smosso da un atto di violenza e da un atto inteso a intimidirci"".

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