Il giovane che vuole trasformare lo storico edificio in una 'sala gaming' per ragazzi

Ringiovanire un edificio storico - e più in generale tutto il paese - puntando tutto sui giovani e sulla passione per giochi e videogiochi. E' l'idea di un 30enne di Sant'Agata sul Santerno

Ringiovanire un edificio storico - e più in generale tutto il paese - puntando tutto sui giovani e sulla passione per giochi e videogiochi. E' l'idea di Gian Luca Baravelli, 30enne di Sant'Agata sul Santerno laureato in graphic design, che vuole dare nuova vita alla storica Cà di Cuntadèn di via Roma. Oggi l'edificio ospita il centro sociale, l'Auser, l'Avis, la scuola di musica 'Custode Marcucci' e l'asd Equipe Romagna 1986. Ma l'idea di Gian Luca, che arriva dai paesi nordici, va ben oltre.

"Quando sono stato a Oslo in ferie, c'era una sala gaming proprio sotto l'appartamento dove dormivo - spiega il giovane - Prima del Coronavirus volevo prendere in affitto un locale per realizzare questa realtà, ma è arrivato quel che è arrivato e mi ero un po' fermato. Poi ho parlato con Antonio Bassi, presidente del centro sociale, che mi ha spiegato che voleva ringiovanire un po' il locale: così ho pensato di portare le idee del "centro giovani" che avevo pensato in quella realtà".

L'obiettivo è proprio quello di creare uno spazio in cui giovani - e perchè no, anche meno giovani - possano trovarsi per sfidarsi a giochi di società e videogiochi. "Mi piacerebbe creare postazioni gaming con due o tre consolle e postazioni per il gioco di società per giochi come Uno, Risiko, Monopoly, Taboo, Trivial Pursuit, Dixit, Exploding Kitten, Cranium, Cluedo, scacchi e altri. Per i videogiochi per consolle ho pensato a Fall guys, Fifa 20, Rocket League, Call of duty e anche qui più uno ne ha da proporre meglio è. Per questo sto cercando giovani dai 18 ai 30 anni che mi aiutino a trovare un nome più fresco per l'edificio, magari mantenendo il dialetto che ormai sta scomparendo. I giovani che sto cercando possono essere gamer, amanti dei giochi di società, serie tv, film e magari anche ragazzi che propongano libri da leggere".

Per quest'attività l'intento è che sia previsto anche un piccolo contributo economico: "Chi lavora bene, chi aiuta e chi fa parte del team deve essere pagato - spiega Gian Luca - Qualsiasi persona se torna a casa anche con 20 o 50 euro o un piccolo stipendietto a fine mese è solo che contento e sicuramente lavorerà sempre meglio per fare sempre di più, ovviamente in base ai raggiungimenti degli obiettivi che ci poniamo". Il 30enne ha già in mente un nome per il nuovo locale, 'Cà di Zùvan', anche se resta aperto al contributo di tutti. "Non sarà facile - conclude Gian Luca - Nei paesini di solito screditano tutto, non va mai bene niente. Sarà una battaglia dura, ma a me piace andare in 'guerra'!". Gli interessati possono mandare una mail a Gian Luca all'indirizzo gianluca.baravelli@protonmail.com.

Il Palazzo dei Contadini

Il Palazzo dei Contadini dopo la ristrutturazione del 1998 è un "Centro Culturale Polivalente" e si chiama comunemente "Cà di cuntadèn". Il comune di Sant'Agata ne ha curato il restauro; il palazzo gli era stato donato nel 1989. Era nato come sede di una cooperativa "bianca" nel 1910, quale circolo ricreativo e rimessa per macchine agricole. Poi, nel novembre del '45, la cooperativa diventò "rossa" per voto dei soci. A quei tempi, anche a Sant'Agata c'era una lega con soci nelle persone di mezzadri, affittuari, piccoli proprietari. Sino alla costruzione dell'attuale edificio delle scuole elementari (1929), una sala del palazzo fu adibita ad uso scolastico, e anche nel periodo bellico la scuola trovò qui ospitalità.

Luogo di solidarietà, struttura per i servizi sociali alla comunità, ma anche polivalente centro ricreativo: i più anziani favoleggiano ancora di straordinarie feste da ballo. Famosa resta quella del 17 gennaio 1929 che registrò ben 400 inviti per "uomini e signorine", realizzando un incasso di 2240 lire. Nel dopoguerra questa tradizione continuò anche con banchetti nuziali. E nelle serate estive, interminabili partite di "barandell", con quelle bocce enormi e pesantissime, calamitavano l'attenzione di grandi e piccini; il cortile del palazzo, attorno ai due campi di bocce, era sempre affollatissimo e la signora Maria Biondi distribuiva bibite a volontà e litri di vino.

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