Il Meeting degli Indipendenti non si ferma: "L'edizione 2020 si farà"

Il patron del Mei Giordano Sangiorgi conferma il Meeting dei 25 anni, ma per il settore si stima un fatturato perso fino a 600 milioni di euro: "serve un piano Marshall per la musica"

Nonostante l’emergenza sanitaria non si ferma l’attività delle etichette indipendenti. Giordano Sangiorgi, patron del Meeting degli Indipendenti di Faenza fa il punto della situazione. Dopo "L’Italia in una stanza" e il Festival Day, che hanno raccolto un alto numero di spettatori, viene confermato il Meeting delle Etichette Indipendenti 2020 a Faenza. La più importante manifestazione dedicata alla nuova scena musicale indipendente italiana, è in programma dal 2 al 4 ottobre con concerti, presentazioni musicali e letterarie, convegni e mostre, oltre a una parte espositiva rivolta agli operatori della filiera musicale. Nel frattempo è anche partito il primo contest Mei Superstage per le band dell’Unione della Romagna Faentina under 35 e della Regione Emilia Romagna che scade il 30 giugno, mentre dal 1° luglio si aprirà il concorso nazionale.

“Persi tra 400 e 600 milioni, serve un Piano Marshall”

Un ‘piano Marshall’ per la musica e per sostenere le aziende che investono nel settore. È quanto chiede il patron del Mei Giordano Sangiorgi che sottolinea come sia stato importante l’intervento di alcuni grandi nomi del mondo della musica: “Grazie anche all’intervento di alcuni big, che hanno smosso l’ambiente, c’è ora una maggiore attenzione verso il settore dello spettacolo dal vivo, in particolare sulla musica. Il nostro settore c’è, viene citato, è vivo e vegeto”.
Cresce però il rammarico per il mancato sostegno al settore musicale. "C’era la convinzione - spiega Sangiorgi - che dopo il primo decreto il secondo riparasse al fatto che nel Cura Italia non sono presenti in maniera esplicita sostegni a coloro fanno muovere il motore dell’economia della musica. È giusto tutelare chi crea l’opera d’arte subito, quindi l’autore, l’artista, l’esecutore, come nel decreto Cura Italia. È giusto tutelare i consumatori con i voucher, i lavoratori con la cassaintegrazione. Ma se non si sostengono le aziende che investono in musica, come i produttori, gli editori, le agenzie, i circoli, le balere, diventa solo un assistenzialismo che non rivitalizza il settore”.

"I sostegni - continua Sangiorgi - devono essere pari almeno alla metà della perdita di fatturato da febbraio a giugno. Questo è il periodo di perdita di fatturato di queste realtà. Non è aprile e non è solo il 20%”. Il decreto sui live “è positivo, inatteso, fa ripartire il 15 giugno, demanda alle Regioni l’organizzazione di tavoli tecnici regionali” e la Regione Emilia Romagna ne ha gia’ convocato uno per il 28 maggio, “spero che lo faranno anche le altre. Ma il decreto va rimodulato. Così com’è non è economicamente sostenibile per i piccoli e medi eventi fino a 1.000 persone per le quali il decreto è stato pensato”.

Recentemente è nato “un coordinamento degli Stati generali della musica che rapprestano produttori, editori, produttori di strumenti musicali, negozi di dischi. Insieme rappresentano circa 10mila imprese, 50mila addetti. Sono quelli che investono perchè ci credono e sono appassionati - afferma Sangiorgi - ci aspettiamo più soldi. Qui parliamo di un fatturato perso di 400-600 milioni di euro. Se consideriamo tutta l’estate la cifra è più alta. Serve un ‘piano Marshall’ per la musica, come servono intuizioni interessanti. Sosteniamo l’idea della piattaforma a pagamento. Permetterebbe di bypassare il caporalato di piattaforme multinazionali globali che pagano una miseria la filiera creativa della musica”.

Il patron del Mei fornisce un esempio al riguardo: “pensiamo a Bocelli al Duomo: fosse stato su un canale YouTube italiano gestito dal ministero con dei privati, avremmo fatto grandi numeri. La piattaforma avrebbe lanciato grandi artisti. Per questo abbiamo presentato un appello con 8 punti ai quali abbiamo aggiunto due elementi indispensabili su cui vorremmo ragionare da subito: portare in Europa la riduzione dell’Iva: se si riduce al 4% nei prodotti culturali e al 10 sui live significa sgravare sul consumatore una serie di costi non indifferenti. Vorremmo anche, con il ministero, incontrare la Rai: nei palinsesti estivi potrebbe presentare festival musicali indipendenti, emergenti, affinchè artisti che oggi sono fermi incassino il diritto d’autore senza che la Rai abbia un aumento di costi. Li darebbe magari ad artisti o telefilm stranieri. Infine, sarebbe indispensabile una grande unità del settore".

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