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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

I 35 anni di scrittura di Eraldo Baldini: "Il momento più importante? Quando ho trasformato la mia passione in lavoro"

Lo scrittore ravennate festeggia 35 anni di carriera letteraria fra saggi e romanzi. Nella sua ultima opera "Romagna Arcana" ci porta a scoprire draghi, folletti e altri esseri fantastici

A metà novembre del 1986 veniva pubblicato a Ravenna un libro: si trattava di un saggio, dal titolo "Alle radici del folklore romagnolo". Era la prima pubblicazione di Eraldo Baldini. Era il punto di partenza di una straordinaria carriera. Trentacinque anni sono tanti, soprattutto se nel frattempo hai dato vita a "una sessantina di volumi pubblicati tra saggistica e narrativa", come racconta lo stesso autore, alcuni di enorme successo. Ma la vena creativa dello scrittore romagnolo, nato a Russi nel 1952, non si è esaurita, il suo desiderio di ricerca non è sfumato. E così, a trentacinque anni dall'esordio editoriale, Baldini torna in libreria con un nuovo volume, "Romagna Arcana". Un'ottima occasione per parlare con l'autore ravennate delle sue pubblicazioni fra passato, presente e futuro.

Baldini, nel suo nuovo volume "Romagna Arcana" parla di folletti, fate, orchi e draghi: creature che spesso vengono ritenute appartenenti ad altre culture, come quella anglosassone o mitteleuropea, e che hanno contribuito al grande successo di un certo filone del genere fantastico. Quali sono le radici di queste 'creature fantastiche' nel territorio romagnolo? 
In realtà le “creature fantastiche”, di vario tipo ma spesso piuttosto simili fra loro presso culture anche diverse e lontane, non sono affatto una prerogativa del mondo anglosassone o mitteleuropeo. Diciamo piuttosto che la letteratura e, in seguito, il cinema di quei paesi ha saputo dare a questi “personaggi” visibilità e fornirne abbondanti interpretazioni narrative, rinnovando la pregnanza e il fascino di tali credenze e suggestioni, mentre da noi lo si è fatto molto meno e nel tempo si è confinato questo bagaglio culturale nel novero delle “superstizioni”, lo si è quasi dimenticato o rimosso quando è tramontata la civiltà contadina. Ma negli ultimi decenni una qualche riscoperta c’è stata. Le radici di questo immaginario sono complesse e stratificate nei secoli o nei millenni, ma credo che alla sua origine ci sia sempre lo sforzo dell’umanità di dare un nome e un volto a ciò che era ritenuto potente ed “inconoscibile”, soprattutto in epoche in cui il confine tra natura e sopra-natura era labile, così che anche certi fenomeni naturali o accadimenti all’apparenza misteriosi venivano interpretati come effetto dell’azione di soggetti senzienti e sovra-umani.

35 anni di letteratura, fra saggi e romanzi, sono un grande traguardo: come si sente ad averlo raggiunto e quali nuovi obiettivi si pone per il futuro? 
Come mi sento? Beh, innanzitutto vecchio, perché 35 anni sono parecchi, e parecchi sono stati i libri scritti, le ricerche fatte per scriverli, le ore e i giorni trascorsi senza alzare la testa dal lavoro. Ma chiamare questa mia attività “lavoro” non sarebbe del tutto onesto: si è trattato e si tratta principalmente di una mia passione, di una sorta di bisogno che sento. Riguardo al futuro, spero di poter continuare su questa traccia, finché ci riuscirò.

Ripercorrendo la sua carriera editoriale, quali momenti le rimangono maggiormente impressi nella memoria? 
Per i primi dieci anni durante i quali ho scritto e pubblicato, facevo anche un altro lavoro, e sentivo tutto il rimpianto di non poter dedicare alla scrittura tutto il mio tempo. Per questo il momento più significativo per me è stato quello di una “scommessa” fatta quasi 25 anni fa: licenziarmi dal lavoro per trasformare in nuovo lavoro quella che era la mia passione. Si trattò di una scommessa vera e propria, densa di incertezze e di rischi, e avercela fatta è per me motivo di soddisfazione e di orgoglio.

Dal 1986 al 2021: quanto è cambiato il mondo (e il mestiere) di un narratore in questi 35 anni? 
Domanda difficile. È in parte cambiato lo “scenario narrativo” per gli autori e i fruitori, perché le storie si raccontano sempre più anche con mezzi che non sono il libro: pensiamo solo alle serie tv. Il mercato librario si è dilatato ma in maniera “distorta”: tanti titoli non sempre supportati dalla qualità, di fronte a un numero di lettori che non è aumentato. Da parte mia, in ogni caso, negli ultimi anni trovo più soddisfazione nella saggistica perché sento ancora forte il fascino della ricerca, spinto da una “curiosità” che per fortuna ancora mi accompagna.

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