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L'assessore fa rimuovere i manifesti contro l'aborto: "Diffondono falsità e offendono l'intelligenza delle donne"

Anche a Ravenna, nei giorni scorsi, sono apparsi alcuni manifesti che comparano la pillola abortiva RU486 a un veleno. E anche questa volta i manifesti hanno subito iniziato a fare molto discutere

Anche a Ravenna, nei giorni scorsi, sono apparsi alcuni manifesti che comparano la pillola abortiva RU486 a un veleno. "Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva RU486", si legge nei cartelloni diffusi dall'associazione 'Pro Vita & Famiglia'. E anche questa volta, come già successo un paio d'anni fa, i manifesti hanno subito iniziato a fare molto discutere.

A prendere subito posizione è stata l'assessora alle politiche e cultura di genere del Comune di Ravenna Ouidad Bakkali: "Questa campagna offende la cultura medico-scientifica diffondendo falsità - commenta senza mezzi termini - Questa campagna ancora una volta colpevolizza le scelte delle donne, offende la nostra intelligenza e aggredisce il dolore di tante. L'interruzione volontaria della gravidanza è legale in Italia dal 1978 grazie alla Legge 194 e confermata da referendum popolare. Lunedì sera ho subito scritto a Ravenna Entrate perchè si proceda immediatamente alla loro rimozione. Ritengo tale comunicazione altamente disinformativa e lesiva della dignità della donna e della libertà di scelta".

Le affissioni nei pannelli pubblicitari, infatti, sono gestiti da Ravenna Entrate. Non c'è un ente che approva preventivamente i contenuti di un manifesto. "In un caso come questo - spiega l'assessora - preso atto del manifesto se ne può chiedere la rimozione se, come io credo, si riscontrano elementi offensivi o di grave disinformazione medico-scientifica".

Le critiche

E infatti martedì mattina i cartelloni sono stati rimossi. Contro la rimozione si è schierata invece l'associazione ravennate 'San Michele Arcangelo': "Non si può tacere che la RU486 può causare emorragie, gravidanze extra uterine, infezioni, setticemie, distruzione del sistema immunitario, depressione e anche la morte. Non molleremo finché non si aprirà un dibattito pubblico su una pratica che uccide un essere umano innocente e danneggia la salute delle donne. Il comitato direttivo della nostra associazione ha appoggiato all’unanimità la campagna di sensibilizzazione di Pro Vita & Famiglia, un messaggio finalmente chiaro ed efficace per sottolineare ancora una volta che l'embrione è una persona umana, che ha diritto di vivere, e non può venire eliminato come uno scarto di produzione. Desideriamo anche denunciare con sdegno l'attacco, al contempo sorprendente e inquietante, alla libertà di informazione e di pensiero, tutelata dall'art.21 della Costituzione della Repubblica. Una censura come quella alla quale stiamo assistendo è un comportamento indegno per qualsiasi comunità democratica. Sarebbe invece stato corretto promuovere iniziative di approfondimento e di dibattito equilibrato e civile sulle caratteristiche del farmaco Ru486 fra scienziati, intellettuali e politici di orientamenti culturali diversi".

“Un gesto a dir poco oltraggioso e lesivo della libertà di pensiero quello compiuto dall’assessore Bakkali - commenta invece Mirko De Carli del Popolo della Famiglia - Dichiarare pubblicamente la propria contrarietà alla pillola abortiva RU486 non lede alcun diritto costituzionale, anzi rientra pienamente nell’esercizio della libertà di pensiero. La richiesta della rimozione avanzata a Ravenna Entrate è un’azione senza senso e contraria a ogni principio democratico: l’assessore si assuma la responsabilità di questa scelta contraria ai nostri principi costituzionali e ne risponda direttamente facendo affiggere nuovamente, a spese proprie, i manifesti. Una censura da regime che, come Popolo della Famiglia, condanniamo fortemente, esprimendo forte solidarietà all’associazione San Michele Arcangelo promotrice dell’iniziativa: chi difende la vita dal concepimento alla morte naturale ha pieno diritto di esprimere il proprio pensiero senza dover subire gli oltraggi di assessori che trasformano le proprie opinioni in diktat ideologici”.

Manifesto rimosso a Ravenna 01-2

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