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Dopo la mareggiata al via i lavori a Marina Romea di ripristino degli argini invernali

L’intervento prevede la ricostruzione degli argini lungo tutto il tratto di Marina Romea sud per una lunghezza di 650 metri a partire dalla foce del fiume

Il mare si è mangiato buona parte della spiaggia, lasciandosi alle spalle una linea di sabbia tra l’acqua e gli stabilimenti. Partiranno già mercoledì pomeriggio i lavori di ripristino degli argini invernali distrutti dalle mareggiate dell’ultimo fine settimana a Marina Romea. L’intervento prevede la ricostruzione degli argini lungo tutto il tratto di Marina Romea sud per una lunghezza di 650 metri a partire dalla foce del fiume. La funzione dell'argine invernale è quella di contrastare la forza delle mareggiate e quindi di proteggere il territorio; l’effetto è stato infatti ottenuto a Marina Romea dove i bagni non hanno subito danni. Occorre ora intervenire presto per mettere in sicurezza la zona. 

Sulla questione ripascimenti è intervenuto il consigliere regionale della Lega Massimiliano Pompignoli, che parla di "soldi buttati. Lo avevamo detto e mai come adesso spiace sottolinearlo, avevamo ragione". L'esponente del Carroccio ancora una volta sollecita "interventi strutturali per contenere la minaccia erosiva. Le azioni di ripascimento annualmente finanziate da questa Regione sono inutili e uno spreco di denaro pubblico.” Pompignoli parla di “centinaia di migliaia di euro letteralmente buttati, perché di fronte a un fenomeno strutturale come quello dell’erosione costiera non sono più sufficienti interventi saltuari che si configurano come palliativi e che risolvono solo all’apparenza la minaccia erosiva".

"Chiedo per l’ennesima volta alla Giunta Bonaccini di promuovere e finanziare la sperimentazione lungo tutto il litorale romagnolo di barriere artificiali e tecniche permeabili sommerse (c.d. Reef Ball) che permettano di mettere in sicurezza definitivamente l’arenile e così l’integrità dei nostri lidi. Sono anni che la Lega chiede l’adozione di tecniche innovative che mettano fine a questo calvario. A rischio - conclude - ci sono le migliaia di attività e l’indotto che gravita attorno al turismo balneare".

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