Omicidio Ballestri, parla la migliore amica: "Matteo sempre più ossessivo, avevo paura per lei"

La fila per entrare inizia già fuori dal Tribunale, dove venerdì mattina si sono affollate decine e decine di persone che hanno voluto assistere alla terza udienza del processo

La fila per entrare inizia già fuori dal Tribunale, dove venerdì mattina si sono affollate decine e decine di persone che hanno voluto assistere alla terza udienza del processo a Matteo Cagnoni, accusato di aver assassinato la moglie Giulia Ballestri dalla quale si stava separando, uccisa a 39 anni il 16 settembre 2016 nella villa della famiglia Cagnoni in centro a Ravenna, in via Padre Genocchi.

L'aula di Corte d'Assise è strapiena, tutti con gli occhi puntati sull'imputato. E' la prima giornata di deposizioni dei testimoni e si parte subito con una persona che ha vissuto da vicinissimo la triste vicenda: Guido Ballestri, fratello di Giulia, si siede al banco dei testimoni di fronte alla Corte d'Assise di Ravenna (presieduta dal giudice Corrado Schiaretti affiancato dal collega togato Andrea Galanti e dai sei giudici popolari) e, con faccia cupa, si prepara a rivivere la dolorosa storia che gli ha strappato via la sorella. Il pm Cristina D'Aniello parte con le domande, ma subito l'avvocato della difesa Giovanni Trombini, legale del dermatologo, scocca un'obiezione su una sottigliezza linguistica, accolta dal presidente. "Sarà un processo lungo e spigoloso", aveva commentato durante la scorsa udienza l'avvocato della famiglia Ballestri Giovanni Scudellari. E, visto che i testimoni ammessi sono più di 200, il legale potrebbe avere ragione.

Il fratello di Giulia

Il fratello racconta di come Giulia si fosse sfogata con lui sulle problematiche che aveva con il marito. "Mi raccontava che era peggiorato: non lo sopportava più, lo trovava ossessivo e controllava in maniera compulsiva i suoi spostamenti e il suo cellulare. Aveva paura di essere seguita e che le stesse controllando il telefono, mi diceva di mandarle messaggi in codice perchè era geloso anche di noi, della sua famiglia". Piangeva Giulia, mentre raccontava al fratello tutte le sue angosce. "Non poteva più uscire di casa senza che lui le facesse l'interrogatorio, mentre lui usciva nel cuore della notte senza dare spiegazioni. Avevano anche problemi economici, visto che lui aveva smesso di lavorare per controllarla 24 ore su 24. Giulia voleva ricominciare a lavorare, anche per rendersi indipendente da lui, che al contrario non voleva che ricominciasse un'attività lavorativa".

La migliore amica di Giulia

Fatti confermati da Elisabetta, la migliore amica di Giulia da quando avevano 15 anni, durante la sua deposizione: "Matteo decideva tutto della loro vita, comprese le frequentazioni, e diceva che "la signora Cagnoni non poteva lavorare". Per lui l'apparenza era molto importante: anche quando Giulia gli confessava la sua infelicità, lui le ripeteva che di fronte agli amici doveva far finta di essere felice. E anche dopo la scoperta del tradimento le diceva che le avrebbe concesso il divorzio solo se lei lo avesse seguito a Firenze prima, di modo da poter fare tutto lontano dai loro conoscenti, di fronte ai quali lei "lo aveva disonorato"".

Elisabetta, che lavora come farmacista, racconta poi di un episodio che l'ha terrorizzata: "Andai a trovare Giulia a casa sua e trovai dei farmaci, che vengono utilizzati per il bipolarismo, che hanno una funzione sedativa. Mi raccontò che Matteo, ogni tanto, glieli infilava in bocca, perchè era convinto che lei stesse attraversando un periodo depressivo dovuto a una crisi di mezza età".

"Ad agosto 2016 Matteo dichiara alla moglie di essere a conoscenza della sua relazione clandestina con Stefano Bezzi, con cui Giulia aveva intrapreso una storia da oltre un anno e che lui chiama "camionista ignorante", di averla fatta seguire e di averle clonato il cellulare - racconta Elisabetta - Da quel momento Matteo diventa ancora più ossessivo e continua a starle addosso, non la lascia mai sola, controlla anche quanti minuti sta in bagno. La costringe ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, la mortifica di fronte ai figli e agli amici e in un'occasione, durante una cena in cui un amico era stato un po' "troppo gentile" con lei, minaccia di andare ad "ammazzarlo di botte". Io avevo paura per lei e glielo dicevo: una volta mi ha raccontato che le aveva messo le mani al collo spingendola contro il muro, un'altra volta che lui le aveva chiesto le chiavi della cassaforte, dove teneva la pistola, per prendere l'orologio, che però non si trovava al suo interno. Giulia si era rifiutata di dargliele: "Cos'è, hai paura che faccia del male a te o a me stesso?", le aveva risposto lui".

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Gli ultimi giorni prima della morte

Parenti e amici, dopo la sua improvvisa scomparsa, hanno cercato di contattare Giulia per giorni senza ricevere risposta, fino a quando domenica 18 settembre 2016 il fratello Guido, preoccupato che la sorella potesse aver avuto un malore in casa, decide di recarsi in Questura insieme a Stefano Bezzi. Da lì partono le ricerche, prima nella loro abitazione principale di via Giordano Bruno (dove Elisabetta aveva trovato la macchina di Giulia aperta), poi in quella di Marina Romea e solo in tarda serata nella villa disabitata di via Genocchi. Matteo Cagnoni, nel frattempo, si trova a Firenze insieme ai figli. Quando la madre di Giulia, domenica, riesce a contattarlo e gli spiega che i Vigili del fuoco stanno per buttare giù la porta di casa nel tentativo di ritrovare la moglie risponde: "Se siete così preoccupati inizio a preoccuparmi anche io". Il fratello Guido ha raccontato nel dettaglio i giorni che hanno preceduto la tragica scoperta del corpo senza vita di Giulia nella villa. Quella villa che, racconta Guido, Giulia e Matteo avevano soprannominato "casa degli spiriti". Matteo, secondo Guido, aveva uno strano rapporto con quell'abitazione: da un lato ne era affascinato e sognava di abitarci, dall'altro aveva paura ad andarci da solo perchè "sentiva delle presenze". In quella villa si trovavano alcuni quadri che Matteo, secondo quanto raccontato a Giulia, avrebbe dovuto vendere. Così i due, giovedì 16 settembre 2016, si sono recati nell'abitazione disabitata per fare delle foto ai quadri: ma da quella "casa degli spiriti", Giulia non ne è mai più uscita.

La prima udienza - Cagnoni in aula. La difesa: "Il processo va spostato da Ravenna"

La seconda udienza - Ammesse tutte le prove. Accusa e difesa chiedono oltre 200 testimoni

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