Cronaca

Violenza verbale contro la presidente donna? Monta il caso in Consiglio Comunale

Secondo Sinistra per Ravenna, Molducci sarebbe stata attaccata in quanto donna. Ancisi: "Il femminismo non c'entra niente"

Tutto è partito dalla conferenza dei capigruppo di una settimana fa. La proposta di mettere come primo punto all’ordine del giorno della seduta del 6 dicembre del consiglio comunale la “Chiamata pubblica per la Divina Commedia” non aveva trovato d’accordo Alvaro Ancisi. Il capogruppo di Lista per Ravenna aveva proposto  di affrontare la questione in commissione. Da lì – secondo il racconto di testimoni – avrebbe preso il via un confronto verbale che avrebbe portato la presidente del consiglio Livia Molducci a dire che Ancisi si stava mettendo contro la figura di Dante Alighieri e Ancisi a replicare con un poco gentile: “se dice così le sparo in bocca”.

Chiusa lì? Ovviamente no. Una nota stampa di Sinistra per Ravenna, arrivata giorni dopo l’accaduto, getta benzina sul fuoco e legge nell’ “ancisata” del momento un attacco contro la Molducci in quanto donna, a pochi giorni dalla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

“Non si possono tollerare aggressioni verbali di nessun genere nei confronti qualsiasi persona – afferma Sinistra per Ravenna -, tantomeno nei confronti di coloro che  ricoprono un ruolo istituzionale. L'aggravante è costituita dal fatto che Molducci è una donna, e questo è doppiamente intollerabile ed inaccettabile”.

Sinistra per Ravenna chiama in causa anche Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia. Nella stessa seduta della conferenza dei capigruppo, infatti, anche Ancarani è entrato in polemica con Molducci. Questa volta, però, il tema era la Liberazione di Ravenna. “Non volevo che le celebrazioni fossero, ancora una volta, un’esclusiva di Pd e compagni – racconta Ancarani -. Ho alzato la voce, è vero. E ho anche detto ‘Lei non sa che cosa posso farle io’. Ma si parlava di comportamenti in consiglio comunale, di rendere la vita difficile. Non era certo una minaccia in senso fisico! L’ho detto chiaramente che, se mi fosse stato impedito di leggere il mio intervento sulla Liberazione, io lo avrei fatto lo stesso a microfono spento. Ecco tutto”.

LA VERSIONE DI ANCISI - Non si è fatta attendere nemmeno la replica ufficiale di Ancisi: “Si discuteva di una evidente violazione regolamentare che la presidente intendeva introdurre nella successiva seduta del consiglio comunale, tra l’altro mortificando il ruolo delle minoranze, ridotte a poter parlare solo attraverso i capigruppo e solo per cinque minuti, su un tema culturale di grande interesse strategico. Stavo semplicemente cercando una mediazione che, al di là dello strumento inadeguato di discussione prescelto, la riportasse al rispetto della norma, quando la presidente, alzandosi in piedi e con voce alterata, mi ha minacciato di attaccarmi pubblicamente attribuendomi giudizi politicamente offensivi, estranei a come il dibattito si era svolto e lontani anche dal mio pensiero. Alla sparata vera, ho reagito con una sparata virtuale, accompagnandola subito con l’avverbio “politicamente”, che elimina in radice ogni sia pur lontana immaginazione sul rischio d’incolumità della presidente. Non ho nessuna difficoltà a riconoscere che è stata forte. La presidente, anziché vittimizzarsi su Facebook,  riconosca di avere sbagliato, come ha già fatto con me pochi minuti dopo dicendo testualmente “me l’hai tirata fuori dalla bocca”. Sarò conseguente.

Ma – prosegue Ancisi - mi indigna ancora di più che Sinistra per Ravenna, la presenza più inutile di una lista civetta che si possa registrare in consiglio comunale a supporto del partito che lo umilia, mi abbia sollevato contro uno schiamazzo vergognoso sotto la bandierina del femminismo. Non ho vocazione femminicida. Non ho mai torto né torcerei un pelo ad una mosca. Il sesso non c’entra niente”.

LA MAGGIORANZA - I consiglieri dei gruppi di maggioranza (Pd, Sinistra per Ravenna, Ama Ravenna, Partito Repubblicano) hanno inviato una nota in cui condannano all'unanimità le parole di Ancisi e Ancarani: “Solo il profondo rispetto per i cittadini ravennati e il senso di responsabilità che ci deriva dall’essere la maggioranza consiliare, ci ha spinto a non uscire dall’aula di fonte all’ignobile comportamento di due capigruppo dell’opposizione ravennate, in merito a due temi che appartengono al dna della nostra città: la Liberazione di Ravenna e la figura di Dante Alighieri. Una deriva volgare, andata ben oltre il consueto confronto politico, già manifestata in settimana durante la conferenza dei capigruppo, dove i medesimi soggetti hanno pronunciato parole inqualificabili rivolte alla Presidente del Consiglio Comunale, cui rinnoviamo la nostra stima e solidarietà per l’aggressione verbale subita. Nella speranza che il dialogo torni nell’ambito della correttezza delle diverse parti politiche, per il bene della nostra città e per il rispetto delle Istituzioni, ci scusiamo ancora con tutti i cittadini per lo sgradevole episodio verificatosi oggi in Consiglio Comunale”.

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