Cronaca

Tanta voglia di tornare a casa per gli sfollati del PalaCosta: chiusi gli altri centri d'accoglienza della città

Provengono soprattutto dalla zona del Canalazzo e da Sant'Antonio gli ultimi sfollati presenti nel palazzetto. I volontari: "Abbiamo tante scorte, loro hanno solo bisogno del nostro affetto"

Sono una trentina le persone evacuate nell'ultimo centro di accoglienza attivo in città: il palasport Angelo Costa (o semplicemente PalaCosta) in Piazza Caduti sul Lavoro. Un numero che si è decisamente ridotto negli ultimi giorni sia per l'atteso ritorno a casa di molti cittadini sfollati, sia per il ricollocamento di diverse persone nelle strutture alberghiere del territorio, senza dimenticare i molti ravennati che hanno trovato ospitalità presso amici o parenti. Il netto calo dei numeri, tuttavia, non deve confondere: l'emergenza non è ancora finita, così come l'attesa delle persone ospitate nell'hub. Provengono in gran parte da Sant'Antonio e dalla zona nord del Canalazzo gli ultimi sfollati: quelli della cosiddetta "area rossa", dove per i residenti vige ancora l'ordine di evacuazione totale. È in queste località e nel quartiere di Fornace Zarattini, dove si fa sentire maggiormente l'urlo dei ravennati: quelli angosciati per la propria casa, per il proprio futuro, quelli arrabbiati per l'attuale condizione e perché si sentono quasi "sacrificati" per il bene del resto della città.

Evacuati e volontari nel centro di accoglienza al PalaCosta

Nel gruppo di follati del Palacosta ci sono diversi anziani, alcuni bambini e 4 cani che attendono, pazientemente, buone notizie. Il problema, per molti di loro, è che mancano informazioni certe sulle condizioni delle proprie case e, di conseguenza, sulle tempistiche per ritornarvi. Ci sono madre e figlia che attendono di tornare a Sant'Antonio, dove nella zona di via Canala l'acqua è ancora alta. Loro sono al palazzetto da venerdì. Sono grate dell'ospitalità ricevuta, delle premure dei volontari, ma allo stesso tempo sono anche stanche di quel tempo 'sospeso'. Dalla zona del Canalazzo viene anche un muratore: ha una stampella ed è ancora in convalescenza per un infortunio. Dalle sue parti l'acqua era arrivata quasi a un mentre e mezzo da terra. "Qui ci trattano bene, non posso lamentarmi - racconta - ma voglio andare a casa".

Rispetto a venerdì, quando su Ravenna incombeva ancora un cielo grigio e carico di pioggia e gli hub d'accoglienza ospitavano centinaia di cittadini, ora l'atmosfera è cambiata. Il sole inizia a farsi sentire e le temperature sono quasi estive. Per molti è ricominciata la normalità, mentre tanti altri ravennati si sono rimboccati le mani per spalare il fango, ammassare oggetti perduti, cercare di recuperare tutto ciò che si può e rimettere tutto a posto. Ma per loro, l'ultimo fronte esposto agli allagamenti, vige ancora l'obbligo di attendere che la situazione migliori.

Per fortuna non mancano le attenzioni dei tanti volontari presenti sul posto, che si occupano di loro su tutti i fronti. A coordinarli martedì pomeriggio c'è il consigliere comunale Giancarlo Schiano, che tiene a sottolineare come la solidarietà dei ravennati non sia mancata. Non mancano le scorte, né di cibo, né di altri beni. Come spiega Andrei Asioli, uno dei volontari, le persone sfollate "ora hanno solo bisogno del nostro amore e del nostro affetto". Andrei capisce bene la loro situazione, nei giorni scorsi era stato a Forlì, dalla sua fidanzata, a spalare fango e a sistemare la devastazione provocata dall'alluvione in zona Romiti. E qui a Ravenna è lo stesso. C'è chi già è al lavoro, tra lacrime e sudore, per ricomporre ciò che è stato distrutto. E c'è chi attende di poter calzare gli stivali e imbracciare la pala, per poter ricostruire la propria casa.

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