Locali e imprese in ginocchio: il fatturato cala del 69% e crolla anche l'occupazione

I dati emergono da una ricerca condotta dalla Confesercenti sui territori di Ravenna e Cervia: "Per la ripartenza servirebbero più misure di lunga durata con sgravi di tributi duraturi"

Occupazione e fatturato in calo: il Covid 19 con il lockdown e la conseguente crisi economica hanno messo sotto pressione come non mai i bilanci dei pubblici esercizi stretti tra mancati incassi e le voci di spesa obbligati. Questo è il quadro che il centro studi Confesercenti rivela da un'analisi dei dati tratti dall’indagine riguardante i dati economici e la situazione dei locali dopo l'emergenza Covid della scorsa primavera. 

La generale caduta del pil in Europa e nel Mondo nel secondo trimestre del 2020 rispetto al primo, pari al -8,1% per l'Eurozona e al -12,4% per l'Italia, trasicna in basso anche i dati economici dell'Emilia Romagna che mostrano vari segnali di emergenza. Le previsioni per l'anno 2020 infatti registrano un -7,0% del Pil regionale, un -5,2% dei consumi e un -1,4% dell'occupazione. Drammatico anche il calo delle presenze turistiche in Regione, pari al -58,1%. Il dato ravennate è del -54,3% con un crollo del -48,6% per i turisti italiani e addirittura il -76,9% degli stranieri.

A fronte di questi dati il Centro studi della Confesercenti ha condotto una ricerca su un campione di 100 imprese facenti parte del territorio Ravennate di riferimento al fine di monitorare la ripartenza e l’andamento delle imprese per il post Covid-19. La rilevazione è stata effettuata tramite la somministrazione ai titolari di pubblici esercizi dei comuni di Ravenna e Cervia di un questionario online nei giorni tra il 25 e il 31 agosto 2020. Le 100 imprese rappresentano un campione del commercio, turismo e del mondo dei servizi e sono individuati utilizzando criteri omogenei sia per merceologia, sia per zona e sia per ampiezza.

Il primo punto dell'indagine ha scandagliato le strategie per rimanere in contatto con la clientela durante il lockdown, strategie adottate solo dal 44% degli intervistati. Tra le attività più sperimentate dai pubblici esercizi intervistati: il servizio di consegna a domicilio (48%) e una maggiore presenza sui social (35%). Altro punto interessante riguarda la gestione e l'applicazione del protocollo anticovid. Gli aspetti più complicati si sono rivelati: la riduzione della capienza del locale (50%), la formazione del personale e dei collaboratori (20%), la gestione di oggetti e prodotti di uso comune (20%).

Per quanto riguarda i sistemi di prenotazioni, ordini e pagamenti on-line emerge che solo il 40% li utilizzava prima del lockdown, e tra quelli sprovvisti di tali strumenti circa il 39% ha dichiarato di volersi adeguare nel futuro. Cambiano per il 57% degli esercenti intervistati anche i rapporti con i clienti per i quali si riscontra una maggiore attenzione alla sicurezza (39%) e una maggior frequenza di famiglie/conoscenti (25%), mentre il 13% ha aumentato la vendita di prodotti per asporto e un altro 13% le consegne a domicilio.

Un dato drammatico tocca poi l'occupazione. Nel 2020 solo il 3% degli intervistati ha dichiarato di aver aumentato il proprio organico, mentre il 49% si è visto costretto a ridurre il proprio staff. Notizie negative anche sul fronte del fatturato con circa il 69% degli intervistati che ravvisano una diminuzione, un dato pressochè invariato per il 16% e un aumento per il 15%.

Conclusioni e proposte

La Confesercenti stima che, nonostante le riaperture a partire da maggio, il bilancio delle imprese dei primi sei mesi sia fortemente negativo, in quanto il calo medio dei consumi è di quasi 1.900 procapite. Sempre secondo la Confesercenti il calo della spesa è dovuto soprattutto allo stop delle attività durante la fase acuta della pandemia, ma anche alla prudenza delle famiglie nel periodo di ripartenza, che in questa fase  privilegiano il risparmio, ed infatti la quota di risparmio è aumentata sensibilmente a scapito della quota destinata ai consumi che invece cala sensibilmente.

"Lo scenario che si rappresenta è quello di un profondo cambiamento nel settore dei pubblici esercizi e di una categoria che sta affrontando questi cambiamenti con misure concrete ed immediate, quali l’aumento della vendita per asporto, la consegna a domicilio e l’aumento degli orari di apertura - affermano dalla Confesercenti ravennate - la tanta auspicata ripresa dei consumi appare ancora lontana e la ripresa è stata a macchia di leopardo, con tipologie di attività e zone che continuano ad essere in stagnazione, mentre altri hanno saputo interpretare meglio i cambiamenti veloci che vi sono stati".

"Il fenomeno della movida non è certo nuovo - proseguono dalla Confesercenti -, ma dopo il lockdown ha ritrovato slancio e in molte città i pubblici esercizi sono diventati i luoghi dello svago e del divertimento serale in un ottica di rigenerazione urbana e di nuove modalità di fruizione degli spazi esterni, spesso in una nuova rinnovata collaborazione con i comuni, nel tentativo di ridare luce alle città, uscite svuotate dal periodo di chiusura delle attività".

"Le misure che in questi mesi sono state adottate sia a livello nazionale che a livello locale hanno certamente portato benefici, ma sono stati aiuti di breve durata che hanno permesso di affrontare lo stato d’emergenza, ma adesso servirebbero più misure di lunga durata con sgravi di tributi duraturi, permessi permanenti per occupazioni di suolo pubblico non dettate dall’emergenze ma come soluzioni che danno sicurezza sanitaria agli utenti, piani di promozione per singole tipologie e singole zone ecc. - conclude la Confesercenti - Prevedere le dinamiche nei prossimi mesi è davvero difficile, ma emerge sempre più chiaramente che molte imprese, dopo aver realizzato le azioni che hanno permesso di affrontare l’emergenza, sono alla finestra in attesa degli eventi e molte aziende, quelle finanziariamente piu’ deboli, sono a rischio di chiusura. Occorre prepararsi a tempi lunghi e incerti per molte imprese del settore e il ritorno alla normalità non sarà veloce e neanche certo".

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