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Approvato il nuovo regolamento dei consigli territoriali, Manzoli (Ric): "Non è il nostro, ma è un passo avanti"

"Complessivamente, la nuova proposta di regolamento ci è parsa meno efficace e incisiva rispetto alle nostre proposte sostenute nel corso della discussione avvenuta in questi anni, ma più avanzata"

Dopo parecchio tempo dall’inizio delle prime discussioni in commissione, martedì in consiglio comunale è stato approvato il nuovo regolamento per la composizione e il funzionamento dei consigli territoriali. Un regolamento frutto di cinque anni di lavoro in commissione, che ridisegna il perimetro delle funzioni e le modalità di composizione dei consigli territoriali. Nati dall’esigenza di coprire il vuoto lasciato dall’affrettata e sostanzialmente sbagliata scelta del 2010 di sopprimere il decentramento amministrativo per tutti i comuni con popolazione inferiore a 250.000 abitanti, i consigli territoriali in questi anni hanno sempre scontato un deficit contemporaneamente di efficacia e di sproporzione tra l’impegno richiesto a presidenti e consiglieri e i limiti strettissimi che la legge impone alle loro azione amministrativa. L’ordine del giorno (documento allegato) è stato respinto con 20 voti contrari (gruppi di maggioranza), 9 voti favorevoli (CambieRà, Forza Italia, La Pigna, Lega nord, il consigliere Marco Maiolini del gruppo Misto), 1 astenuto (il consigliere Emanuele Panizza del gruppo Misto).

L’atto è stato illustrato dall’assessore al Decentramento Gianandrea Baroncini che ha evidenziato la necessità di predisporre un nuovo Regolamento, più attuale, che preservi e attui pienamente le funzioni proprie dei Consigli territoriali quali strumenti di reale partecipazione dei cittadini; con tale obiettivo le competenti Commissioni consiliari avevano avviato da tempo un lavoro di revisione del vigente Regolamento. L’interesse verso il tema ha consentito di concentrarsi sulla valorizzazione delle azioni dei Consigli in un’ottica di maggiore collaborazione ed effettiva co-progettazione sull’attività pianificatoria dell’Amministrazione comunale. Tra gli altri è stata inoltre condivisa l’opportunità che i componenti di ciascun Consiglio territoriale siano di numero dispari e proporzionale a criteri di estensione e popolazione del territorio di riferimento; l'impianto dello strumento regolamentare proposto appare idoneo a soddisfare le linee d'indirizzo poste dall'articolo 53 del vigente Statuto comunale e a disciplinare in modo più esaustivo la materia.

Il nuovo regolamento consta di 51 articoli ed entrerà in vigore dalla data di esecutività della delibera. L’assessore ha infine ringraziato i presidenti delle due commissioni consiliari Tardi e Baldrati, i consiglieri e le consigliere, gli esperti dei gruppi e tutti coloro che hanno collaborato e si sono impegnati per raggiungere l’obiettivo attraverso modifiche che sono la sintesi di tanti e diversi punti di vista.

Ravenna in Comune

"Ferma restando la convinzione dell’intero consiglio comunale sulla poca efficacia e incisività che hanno oggi i consigli territoriali e sul trovare modalità di coinvolgimento maggiori, tutta la prima fase della discussione in commissione si è sviluppata tra chi proponeva la creazione di consigli territoriali composti da rappresentanti nominati dai partiti e chi, come noi, chiedeva una elezione vera e propria proponendo di mantenerla il più ampia e larga possibile - commenta Massimo Manzoli, capogruppo di Ravenna in Comune - Per uscire da una discussione politica che non poteva avere un risultato unitario di tutte le forze politiche, qualche mese fa la Giunta si è presa l’impegno di redigere una proposta di regolamento che raccogliesse alcune delle discussioni emerse nei dibattiti consigliari. Complessivamente, la nuova proposta di regolamento ci è parsa meno efficace e incisiva rispetto alle nostre proposte sostenute nel corso della discussione avvenuta in questi anni, ma più avanzata, in quanto maggiormente partecipativa, rispetto al regolamento uscente".

"Partendo da queste valutazioni - continua Manzoli - nell’ultima commissione abbiamo posto dubbi e controproposte su alcuni punti, e grazie all’atteggiamento di apertura al dialogo delle forze di maggioranza siamo riusciti a migliorare l’impianto iniziale. Per esempio il numero massimo di consiglieri che inizialmente era posto a 11 è stato elevato a 13 (anche se auspicavamo 15), il numero di firme necessarie per presentare una lista che era troppo elevato è stato ridotto ampiamente: in molte aree, soprattutto le più piccole, la popolazione realmente partecipante è molto ridotta, e dato che non si può firmare per più di una lista, è inevitabile che le liste minori non possano raccogliere firme sufficienti. Essendo riusciti ad abbassare quella soglia, siamo quindi riusciti a creare opportunità maggiori di coinvolgimento anche per le realtà più piccole dei nostri territori, non per forza rappresentate in consiglio comunale. Si è riusciti a trovare un punto di incontro anche sul fatto che la presentazione di una lista dovesse avvenire in tutti i dieci territori, cosa che rendeva praticamente impossibile la presentazione di realtà nate e radicate in determinati aree che, invece, dopo le modifiche potrebbero adoperarsi per entrare di diritto all’interno di un consiglio territoriale".

"Altre proposte non sono, purtroppo, state accolte per scelta politica o perché molto al limite rispetto alla normativa nazionale vigente (quella che ha di fatto eliminato le circoscrizioni, per capirci). Per esempio l’espressione di pareri deve essere richiesta dal Comune al consiglio territoriale, per noi, con un margine di tempo superiore a quello previsto e approvato. Se si vuole che il consiglio territoriale sia realmente partecipe del processo decisionale deve avere il tempo di fare più discussioni (di consiglio o di commissione) sul tema in oggetto. Per cui i venti giorni dovevano essere portati almeno a quaranta, salvo motivate ragioni d’urgenza. Avevamo anche proposto che il consiglio territoriale non solo potesse convocare assemblee in numero illimitato durante il proprio mandato, ma che dovesse convocare almeno due assemblee popolari nel corso del proprio mandato, preferibilmente la prima entro mesi sei dal proprio insediamento (presentazione del consiglio territoriale alla popolazione e delle linee di lavoro che si intendono seguire), la seconda nel corso dell’ultimo anno di mandato (resoconto del lavoro svolto). Un modo questo, per noi, per tentare di ricucire rapporti tra consiglio territoriale e popolazione dei vari territori. Come sempre accaduto in questi anni di attività da consigliere comunale al momento della valutazione finale su un regolamento, ho sempre tirato le somme considerando il percorso nelle varie commissioni oltre naturalmente alla proposta finale. Fin dall’inizio l’atteggiamento delle forze di maggioranza è stato di dialogo e apertura nei nostri confronti e nei quelli di altri colleghi di opposizione (altri avevano legittimamente una visione dei consigli territoriali diametralmente opposta) e questo ha permesso di realizzare una discussione ampia, a volte aspra, ma costruttiva. Dal punto in cui siamo partiti nella discussione mesi fa, considerate le tante piccole migliorie da noi proposte e accolte, in definitiva questo regolamento è certamente un passo avanti rispetto all’attuale o a quello che si poteva prospettare di avere e, per questo, mi sento di fare un plauso ai colleghi di maggioranza e opposizione che sono riusciti, come noi, a dare un contributo importante. Naturalmente il funzionamento reale dei consigli territoriali andrà vitalizzato nella quotidianità, sviluppando al massimo la collaborazione di associazioni, comitati, strumenti di partecipazione, assemblee di territorio".

Pd

“Siamo felici – ha dichiarato invece il capogruppo del Pd Fabio Sbaraglia - di vedere giungere a compimento l’approvazione di questo nuovo regolamento. Si trattava di un impegno preso in campagna elettorale con i cittadini e con i territori che oggi si traduce in un provvedimento che tenterà di ridare dignità e valore al ruolo dei Consigli sia in termini di partecipazione che di coprogettazione nell’attività pianificatoria dell’amministrazione comunale. Questo attraverso uno snellimento delle procedure di funzionamento, una ridefinizione puntuale degli ambiti di intervento, e il massimo rispetto della loro funzione di organismi di partecipazione garantendo finalmente la piena ed effettiva elezione democratica dei propri componenti. In questi anni abbiamo apprezzato la tenacia con cui anche tutte le altre forze di maggioranza hanno lavorato insieme a noi per la redazione di questo regolamento, così come l’atteggiamento di alcune forze di opposizione che su un tema così importante hanno sempre mantenuto aperto un canale di dialogo leale e costruttivo".

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