"Impariamo dagli errori investendo su una sanità pronta a tutto"

Questa la riflessione di Francesco Pitrelli, segretario del Psi di Ravenna

"Lasciataci alle spalle la Fase 1 di emergenza e dopo esserci inoltrati ormai nella fase di convivenza, è necessario che la politica rifletta su ciò che è stato sbagliato e su come prepararsi al meglio per evitare una seconda ondata peggiore della prima nel prossimo inverno e per essere pronti ad ogni evenienza. È evidente come la Provincia di Ravenna, situata nell’ambito dell’Ausl della Romagna, sia stata una delle zone meno colpite della Regione, ciò però non può esentarci dal riflettere sugli errori e le cose buone fatte e cosa andrà fatto in futuro". Questa la riflessione di Francesco Pitrelli, segretario del Psi di Ravenna.

"Non sono mancati infatti i contagi collegati alle strutture ospedaliere, tra cui ad esempio il reparto di oncologia dell’ospedale di Ravenna, o alle Rsa - prosegue Pitrelli -. Si rende quindi opportuno ripensare i percorsi ospedalieri, creandone di specifici per le malattie infettive per ridurre in modo considerevole il contatto fra operatori sanitari e pazienti degli altri reparti, riducendo così il rischio di contrarre infezioni nosocomiali, conservando in uno dei tre ospedali della provincia dei posti letto dedicati a contagiati, diluendo tutti gli altri servizi maggiormente sul territorio, garantendo così tutte le prestazioni e mantenere un buon livello sanitario. C’è da considerare come si preveda un’ulteriore riduzione dei posti nell’Ausl della Romagna, che per la Provincia di Ravenna equivalgono a 60 posti letto ordinari in meno, 34 Day-Hospital/Day-Surgery in meno e solo 20 redistribuiti (nell’Ospedale di Ravenna: 4 in più a Cardiologia, 4 a Medicina Interna, 8 in Area Medica e 4 in Chirurgia Toracica), passando dagli attuali 1618 posti letto ai 1544 post-riordino. Non è con la riduzione dei posti letto che si migliora un servizio, ma con l’assunzione di personale specializzato e con i giusti investimenti nella sanità, questa è la direzione che bisogna seguire".

"È sicuramente necessario, per garantire tutti i servizi con la qualità più alta possibile, essere a pieno organico sanitario e avere delle strutture pienamente funzionanti ed efficienti - continua -. Per questo sono necessarie nuove assunzioni di medici specializzati e infermieri soprattutto. Oltre alle assunzioni, però, bisognerebbe iniziare a considerare la presenza di tre ospedali nella stessa provincia non una debolezza, ma un punto di forza da cui partire per sviluppare un’ottima rete sanitaria che possa garantire una buona flessibilità degli spazi, come è successo in quest’ultimo periodo all’ospedale Umberto I di Lugo, dove sono stati trasformati spazi inutilizzati, ma anche a Ravenna e alla Casa della Salute di Cervia, mantenendo la struttura ospedaliera di Faenza per le altre prestazioni dell’area faentina e del lughese. Flessibilità significa quindi avere la disponibilità di spazi riorganizzabili in caso di emergenze. Una particolare menzione spetta alla struttura di Cervia: da un centro di pronto intervento si potrebbe orientare a pronto soccorso, in quanto c’è la strumentazione diagnostica, è stata creata una terapia intensiva e mancherebbero solo la rianimazione e il personale". 

"La valorizzazione del centro di Cervia permetterebbe una maggior rapidità di intervento in caso di varie emergenze, attualmente indirizzate al pronto soccorso di Ravenna, alleggerendo il peso su Ravenna e garantendo un’assistenza migliore per i pazienti - prosegue -. Per essere pronti nelle difficoltà, sarebbe anche auspicabile la realizzazione di depositi dedicati che permettano di avere una scorta costante di rifornimenti di DPI (mascherine, guanti, camici e molto altro) per strutture sanitarie e popolazione, prendendo come esempio l’agenzia finlandese Huoltovarmuuskeskus (HVK), un’agenzia che non ha corrispettivi nel resto d’Europa e che come scopo ha quello di gestire tutte le risorse necessarie in caso di emergenza e di conservarlo in depositi adeguati. Questi depositi potranno essere usati non solo per i DPI, ma anche per altre risorse di vario genere".

"Per ultima cosa, ma non meno importante, sarà importante per il futuro garantire una maggior integrazione territoriale del sistema sanitario: durante questa emergenza si è ripresentata la necessità di una maggior territorialità. Diventeranno così sempre più fondamentali le farmacie e le case della salute, ma anche centri termali ed RSA - conclude -. Le case della salute dovranno catalizzare maggiormente i servizi per le patologie croniche, così da ottenere anche una divisione più marcata con gli ospedali. Le farmacie, invece, rappresenteranno una nuova frontiera per il territorio, potendo anch’esse erogare servizi aggiunti alla dispensazione di farmaci prescritti o da banco e integratori, come misurazione della pressione, analisi della glicemia e del colesterolo: diventando dei nuovi laboratori di autoanalisi e visto anche l’aumento della richiesta di automedicazione e di prevenzione, si potrà quindi avere una nuova frontiera nella sanità territoriale, che possa non sostituire gli altri organi, ma dare un primo responso e una prima indicazione sulla strada da seguire, con consigli e istruzioni derivanti dalla competenza ottenuta e certificata dalla Laurea. Ci dovrà essere, inoltre, una migliore organizzazione fra RSA e ospedali, per gestire al meglio le emergenze, valutando la situazioni in cui sia strettamente necessario un trasferimento in ospedale e quando, invece, la situazione può essere gestita dal medico e dagli infermieri della struttura. Infine, si potrà anche aumentare la connessione con le strutture termali, valorizzandole come centri riabilitativi, grazie a piscine e poliambulatori, che si riveleranno fondamentali per garantire cicli di ventilazione polmonare, grazie a convenzioni con il Sistema Sanitario che permettano di coprire i cosi necessari per tali strutture".

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