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Manifestazione in piazza dell'"Italia che resiste": "Non ci arrendiamo alla disumanità di questo Governo"

Anche a Ravenna sabato, in piazza del Popolo, si è svolta la manifestazione "#Italiacheresiste"

Anche a Ravenna sabato, in piazza del Popolo, si è svolta la manifestazione "#Italiacheresiste". Lo spirito dell’iniziativa è quello di "resistere alle scelte inumane di chi vorrebbe lasciare morire in mare coloro che scappano da guerra, fame e povertà - spiegano da Articolo 1 - Movimento democratico e progressista di Ravenna - di chi interrompe i percorsi di assistenza e integrazione; di chi istiga all’odio e alla xenofobia dimenticando i valori di accoglienza e convivenza civile. Perché la risposta al fenomeno delle migrazioni è complessa, ma la risposta alle sofferenze umane invece è unica e semplice: restiamo umani, insieme".

"C'è un'Italia che non vuole arrendersi alla disumanità, che resiste alle politiche fallimentari di questo governo - spiega l'esponente della segreteria nazionale ed ex deputato di Possibile Andrea Maestri, presente alla manifestazione - Un esecutivo che purtroppo ha trovato le porte spalancate da quello che lo ha preceduto con la criminalizzazione delle Ong fatta da Minniti. E oggi non è un giorno qualsiasi: esattamente due anni fa ci fu la stipula dell'accordo tra Italia e Libia, firmato da Gentiloni e Minniti, con cui il nostro Paese ha finanziato le deportazioni e i respingimenti. Ieri come oggi il proibizionismo migratorio e il razzismo istituzionale provocano vittime. Inoltre oggi - aggiunge Maestri - il rapporto Oxfam fornisce i numeri della vergogna su quanto accade con i migranti: dal 2017 ci sono stati oltre 5mila morti nel Mediterraneo. Per questo difendere la dignità di ogni essere umano è dovere costituzionale, democratico, repubblicano. Alziamo la voce per difendere la mitezza forte della Costituzione, ripetendo che la solidarietà è un dovere. E bisogna poi intervenire sulla legislazione sia a livello nazionale, con la cancellazione della Bossi-Fini, che sul piano europeo con la riforma del regolamento di Dublino".

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