Il progetto del centro di stoccaggio di CO2 più grande al mondo: "Ma non dimentichiamo l'offshore"

Continua a far discutere l'annuncio del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, relativo alla costruzione a Ravenna del più grande centro al mondo di cattura e stoccaggio di CO2

Continua a far discutere l'annuncio del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, relativo alla costruzione a Ravenna del più grande centro al mondo di cattura e stoccaggio di CO2. "Pensare a Ravenna ed al suo apparato industriale come sede di un grande centro di stoccaggio CO2 è certamente un'idea straordinaria, capace di utilizzare infrastrutture e tecnologie riconvertibili per l'immagazzinamento - afferma Giannantonio Mingozzi, presidente di Terminal Container Ravenna - Si può così concretizzare l'idea di un polo tecnologico, sostenuto da istituzioni, Eni, università, industria ed imprenditoria portuale capace di differenziare ulteriormente i propri studi ed investimenti occupandosi anche di  transizione energetica e risorse di nuova generazione. Come hanno ben sottolineato sindaco e presidente della Regione nei loro apprezzamenti, occorre anche un progetto chiaro che tuteli il lavoro e non favorisca solo l'importazione di gas naturale dall'estero. Ma non dimentichiamo l'insieme delle aziende che compongono l'industria ravennate e nazionale dell'offshore, che debbono riprendere l'attività di estrazione di risorse energetiche in Adriatico e contribuire così a mantenere una quota di occupazione, di reddito e di movimentazione in ambito portuale ancora fondamentale per l'economia ravennate. Spero che il rinnovato interesse su Ravenna determinato dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte sulle nostre capacità di stoccaggio negli impianti ormai esauriti sia capace anche di ridare speranza alle imprese del settore per la piena ripresa di attività e manutenzioni, cosi come si sono augurati Comune, Eni e i cittadini presenti alle varie manifestazioni in difesa del comparto".

"E’ la seconda volta che il premier cita Ravenna a proposito di questioni energetiche e, in entrambi i casi, non ha mai pronunciato la parola ‘gas’ - critica invece Franco Nanni, presidente del Roca (Ravenna Offshore Contractors, l’associazione delle aziende che operano
nell’oil&gas) - Voglio ricordare al premier che se oggi a Ravenna si può studiare l’energia da moto ondoso o parlare di economia circolare con lo stoccaggio della CO2, lo si deve al fatto che nella nostra città esiste da 60 anni il principale distretto energetico di Eni per l’estrazione di gas in Adriatico. Nei decenni sono cresciute imprese internazionali, con professionalità di assoluto livello nelle attività offshore. In questo distretto è oggi possibile studiare le rinnovabili grazie alle solide basi costruite con il gas. Quel gas che è considerato da tutti gli studiosi come l’unica fonte di energia di transizione verso le rinnovabili. I governi presieduti da Conte hanno invece posto il veto proprio alla produzione italiana di gas, preferendo comprare questa fonte energetica dall’estero. Tutta la città ha chiesto svariate volte al premier (e al ministro Patuanelli) di poterlo incontrare per condividere un piano di produzione nazionale di gas abbinato a un programma serio e concreto di progressiva decarbonizzazione. Giustamente il sindaco de Pascale, nel commentare la dichiarazione di Conte, afferma che “continuiamo a chiedere al Governo un progetto chiaro che tuteli il lavoro e non favorisca solo le importazioni di gas naturale dall’estero”. La prospettiva, nei prossimi mesi, è un ulteriore calo occupazionale e crisi aziendali. Incontriamoci, prima che sia troppo tardi".

"La comunicazione del premier Conte di prevedere un deposito di stoccaggio di CO2, il più grande al mondo, nei giacimenti di gas metano in via di esaurimento al largo della nostra costa, rappresenta una grande e preziosa opportunità che va colta dalla comunità ravennate - commentano Chiara Francesconi e Stefano Ravaglia, rispettivamente capogruppo e segretario comunale del Partito repubblicano italiano di Ravenna - La preoccupazione dei repubblicani per le difficoltà di un settore strategico come quello dell’oil&gas trovano in questa proposta, una risposta positiva che riconosce, oltre alle peculiarità del territorio, il patrimonio di conoscenze acquisite dalle aziende e dal loro personale qualificato. Al di là della collocazione verso l’attuale Governo da parte delle varie forze politiche, è necessario che tutta la città faccia squadra e segua la cosa affinché dagli annunci si passi ai progetti e alle realizzazioni".

"E' una buona notizia che va nella giusta direzione per lo sviluppo economico del territorio ravennate - commentano i sindacati Cgil, Cisl e Uil - Ravenna può candidarsi a rappresentare un polo innovativo per la transizione energetica verso la green energy perché può contare su competenze, professionalità, infrastrutture e tecnologie acquisite nel tempo. Insieme alle categorie interessate, chiediamo però che dalla proposta si passi rapidamente a una fase progettuale che individui chiaramente entità degli investimenti, tempi di realizzazione e, soprattutto, quale sviluppo occupazionale ne potrebbe derivare. Progetto che auspichiamo veda il coinvolgimento di tutte le realtà del polo chimico e non, in modo da contribuire maggiormente alla riduzione delle emissioni di CO2. Ravenna così si candiderebbe a essere un hub importante per la transizione energetica e per una economia sostenibile. Le organizzazioni sindacali confederali di Ravenna ricordano che il nostro territorio sta subendo le catastrofiche ricadute del blocco delle prospezioni del comparto oil&gas, dove gli effetti delle scelte operate a livello nazionale negli ultimi anni stanno producendo perdita di posti di lavoro e spostamento delle attività all’estero. E’ pertanto necessario che Eni chiarisca che tale progetto innovativo è aggiuntivo rispetto agli investimenti prospettati con il piano a suo tempo illustrato alle organizzazioni sindacali di categoria e sia in grado di stimolare nuovi investimenti anche sulla chimica per rafforzare la presenza di un “sistema integrato” nel nostro territorio. Condividiamo e sosterremo tutti i progetti concreti che possano sviluppare l’occupazione e la transizione verso una economia sostenibile".

Il progetto

Finito in pausa Covid, il piano Eni per l'Italia è infatti pronto a ripartire, e l'estate ormai alle porte si annuncia piuttosto movimentata. A cominciare dal progetto che punta a fare di Ravenna, ormai frenata dal decreto "blocca-trivelle", un polo per lo stoccaggio di CO2. L'ad di Eni Claudio Descalzi lo aveva scritto ai dipendenti agli inizi di maggio, pochi giorni prima di essere riconfermato per il terzo mandato alla guida del gruppo: "La crisi ci porta anche a guardare allo sviluppo di nuove filiere domestiche, a partire dalla valorizzazione dei nostri asset esistenti in Italia. Il rilancio di alcuni filoni domestici avrebbe un chiaro impatto positivo sull'occupazione". Le parole di Descalzi richiamano il progetto più rapido tra quelli previsti nel piano al 2050. Nell'hub di Ravenna sarà possibile convogliare nei campi a gas ormai esauriti dell'offshore adriatico la CO2 catturata dai siti industriali e di generazione elettrica da gas.

"La Carbon capture and storage (la tecnica di confinare l’anidride carbonica sottoterra, ndr) in Italia ha un’opportunità unica nell’area di Ravenna, grazie alla combinazione tra giacimenti offshore esauriti con infrastrutture ancora operative, insieme a centrali elettriche sulla terraferma unitamente ad altri impianti industriali nelle vicinanze. Opportunità unica perché le possibilità di stoccaggio sono enormi, tra 300 e 500 milioni di tonnellate", spiega Descalzi in un video di presentazione del piano strategico di lungo termine al 2050 che punta a una massiccia decarbonizzazione della produzione. Capacità di stoccaggio dell’anidride carbonica nei giacimenti di metano esauriti al largo di Ravenna “enormi”, quindi, e “questo livello - spiega Descalzi - accoppiato al riutilizzo di strutture esistenti e alla vicinanza impianti che emettono, ci permette di mantenere i costi molto competitivi”.

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Il tutto permetterebbe, in teoria, di compensare i contraccolpi occupazionali legati alle limitazioni delle estrazioni di gas decise nel nostro Paese, consentendo inoltre il parziale riutilizzo delle tubazioni già esistenti. Ciò detto, “contiamo di terminare gli studi tecnici e le necessarie verifiche del quadro regolatorio per il 2025 e poi passare all’esecuzione”, precisa l’ad del 'cane a sei zampe’.

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