Cosa ci ha insegnato il 2020? Un anno difficile, ma da cui imparare tanto

Il 2020 è stato un anno strano, insolito e del tutto inaspettato. Un anno pieno di difficoltà, di tristezza e di dolore. Ma anche un anno pieno di affetto – anche se a distanza –, di solidarietà, di umanità

Il 2020 è stato un anno strano, insolito e del tutto inaspettato. Un anno pieno di difficoltà, di tristezza e di dolore. Ma anche un anno pieno di affetto – anche se a distanza –, di solidarietà, di umanità. Un anno in cui siamo stati tutti messi alla prova e in cui abbiamo dovuto imparare tante cose nuove. Un anno che ricorderemo per tutto quello che ci ha portato via ma che, forse, potremmo ricordare anche per quello che ci ha insegnato.

Abbiamo imparato l’importanza di un abbraccio, di un bacio, di una carezza. Gesti quotidiani che fino a qualche mese fa ci sembravano scontati, ma che ora ci mancano come l’aria.

Abbiamo imparato e riscoperto il valore della famiglia, di quanto sia bello trascorrere del tempo – il famoso “lockdown” - con le persone che amiamo e quanto ci manchino quando non possiamo invece stare loro accanto.

Abbiamo imparato che la salute viene prima di tutto, e che non si investirà mai abbastanza sulla sanità pubblica.

Abbiamo imparato che i nostri nonni sono il bene più prezioso che abbiamo, da difendere a tutti i costi.

Abbiamo imparato quanto sia difficile alzarsi al mattino senza sapere quando si potrà riaprire il proprio negozio, bar o ristorante.

Abbiamo imparato il valore della solidarietà nelle migliaia di donazioni ai più poveri e agli ospedali da parte di associazioni, imprese, enti e singoli cittadini.

Abbiamo imparato parole nuove o riscoperto vocaboli poco utilizzati: congiunti, lockdown, droplet, smart working, quarantena, pandemia, dpcm, autocertificazione, coprifuoco...

Abbiamo imparato che la malattia non guarda in faccia nessuno, dal capo di Stato all’operaio, dall’anziano al neonato - seppur con notevoli differenze sulle conseguenze del contagio.

Abbiamo imparato che la scuola - quella vera e in presenza - è insostituibile, e che né una videolezione a distanza né una chat di classe su WhatsApp potranno mai competere con le risate tra i banchi.

Abbiamo imparato a usare nuove tecnologie per mantenere i contatti con amici e parenti, ma soprattutto abbiamo visto la determinazione di centinaia di anziani nel cimentarsi nell’uso di tablet e applicazioni da un letto di ospedale o da quello della casa di riposo solo per poter essere un po’ più vicini ai loro cari.

Abbiamo imparato l’importanza del lavoro di medici e infermieri, e che anche quando l’emergenza sarà finita il loro lavoro sarà e dovrà continuare a essere considerato eroico.

Abbiamo imparato che è molto difficile restare a casa, quando una casa non ce l’hai.

Abbiamo imparato che si può lavorare meglio – e spesso di più – anche restando a casa (anche se lo smart working si coniuga difficilmente con la chiusura delle scuole…).

Abbiamo imparato quanto sia bella e sottovalutata la normalità, come una semplice passeggiata all'aria aperta.

Abbiamo imparato a riconoscere le persone da uno sguardo dietro una mascherina, e che le mascherine non si usano solo in sala operatoria.

Abbiamo imparato quanto sia difficile fare la spesa di fronte a degli scaffali vuoti o transennati.

Abbiamo imparato a cucinare pizze di ogni tipo - e quanto sia importante il lievito!

Abbiamo imparato che, con pochi esseri umani per strada, gli animali escono dalle loro tane e si riprendono i loro spazi.

Abbiamo imparato che rispettare le regole non sempre è facile, ma spesso è necessario.

"Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile", scriveva la scrittrice ebrea Etty Hillesum a proposito dell’Olocausto. Senza azzardare inutili e insensati paragoni, possiamo però fare tesoro di questa frase. Perché se tutto il dolore, la rabbia e la tristezza provati nell’ultimo anno non ci avranno insegnato nulla, allora avremo davvero sprecato un’occasione importante: quella di migliorarci come persone e come società. Perchè nel 2021, nell'anno di Dante, prima o poi usciremo a riveder le stelle... ma le stelle si raggiungono solo attraversando le difficoltà: 'per aspera ad astra'.

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