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Il conflitto in Ucraina

Emergenza Ucraina, dalla Regione assistenza sanitaria e aiuti umanitari immediati

Bonaccini-Schlein: "Le informazioni che ci arrivano sono drammatiche. È urgente mettere in salvo chi è in fuga e fornire sostegno a chi decide di rimanere"

La Regione Emilia-Romagna fornisce un aiuto immediato per procurare in loco beni di prima necessità, medicinali, sostegno umanitario, sanitario e psicologico alla popolazione ucraina, in particolare a coloro i quali stanno fuggendo per mettersi in salvo o a chi non ha più un alloggio. Lo ha deciso la Giunta Regionale, mettendo a disposizione uno stanziamento iniziale di 50mila euro, dai fondi per la cooperazione internazionale, per rispondere con estrema urgenza ai bisogni di profughi e sfollati ucraini in transito nelle città di Lviv (Leopoli) e Chernivtsi, diretti in Polonia e Romania o destinati a raggiungere i familiari nel resto dell’Unione Europea.

"La Regione Emilia-Romagna da tempo ha avviato un rapporto di cooperazione internazionale con l’Ucraina - sottolineano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e la vicepresidente Elly Schlein- dove con i nostri fondi e la collaborazione di associazioni e ong operanti sul posto abbiamo sostenuto progetti a Chernivtsi, Leopoli e Kharkiv. Purtroppo le informazioni che ci arrivano da chi è impegnato sul territorio sono drammatiche: ci siamo perciò impegnati per mettere subito a disposizione 50mila euro, che serviranno a fornire assistenza sia a chi rimane in Ucraina ma non ha più una posto sicuro dove alloggiare, sia a chi cerca la salvezza attraverso la fuga nei paesi confinanti”.

Chi può partecipare al bando

Fino alle ore 18 del 16 marzo ong, onlus, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali ed enti locali potranno presentare un progetto che intervenga sugli ambiti di intervento prioritario individuati dalla Giunta. I fondi stanziati saranno comunque disponibili a partire dalla data di oggi, varo dell’esecutivo regionale, a copertura quindi di spese nel frattempo sostenute per l’attuazione del progetto, se sarà il prescelto. I dettagli saranno presto disponibili sul sito https://fondieuropei.regione.emilia-romagna.it/coop-internazionale

Le caratteristiche che dovrà avere il progetto di sostegno

Il progetto dovrà prevedere la fornitura in loco di prodotti alimentari e non alimentari di prima emergenza ed essenziali per la popolazione in fuga, la prestazione di servizi medici di emergenza, la fornitura di medicinali, materiale e attrezzature sanitarie. Sarà possibile poi organizzare servizi di sostegno psicosociale per persone vulnerabili, rifugiate e sfollati interni e sostenere le famiglie che intendano restare all’interno dei confini ucraini con servizi di accoglienza, mensa, anche attraverso la messa a disposizione di strutture ricettive o alloggi per gli sfollati.

Infine, andrà fornito il supporto logistico ai trasporti delle persone dall’ Ucraina alla Polonia e dall’Ucraina a Romania in condizioni di sicurezza. Tali attività andranno realizzate in collaborazione e con il sostegno di associazioni di solidarietà, ong, enti locali impegnati nella fornitura di assistenza umanitaria e sanitaria a favore di profughi e sfollati.

Occorrerà poi prestare una forte attenzione agli equilibri sociali ed economici delle comunità locali. Il progetto potrà durare fino a 12 mesi ma è prevedibile che si concretizzi e si concluda prima della scadenza prevista. La necessità di un intervento coordinato con la rete di associazioni e organizzazioni non governative che lavorano in Ucraina e che hanno una sede operativa nel paese era emersa durante il Tavolo Paese Ucraina, convocato presso la Regione Emilia-Romagna lo scorso 2 marzo.

In quella occasione le associazioni ucraine e italiane avevano confermato la gravità della situazione, denunciando l’escalation della guerra soprattutto nell’est dell’Ucraina dove la distruzione di case, scuole e presidi sanitari sta costringendo alla fuga intere famiglie, donne e bambini soprattutto (gli uomini tra i 18 e i 60 anni non possono infatti lasciare il paese). Da qui l’auspicio di un intervento regionale che non ha tardato a concretizzarsi.

I progetti della Regione Emilia-Romagna in Ucraina e la situazione attuale

Nell’area di Chernivtsi, a circa 50 km dal confine con la Romania, la Regione si è impegnata nei mesi scorsi con un finanziamento di circa 40 mila euro per contribuire all’inclusione sociale e scolastica dei minori con disabilità. Sono state realizzate inoltre azioni di sostegno ai genitori di bambini disabili, in particolare alle mamme. Questa zona, al momento, risulta meno colpita dalla guerra rispetto ad altri territori: grazie ai corridoi militari, i beni di prima necessità riescono ad arrivare. C’è bisogno di generi di conforto, medicinali, coperte: a confermarlo sono i responsabili dell’associazione Italia-Ucraina. L’associazione Ibo Italia di Ferrara ha attivato una raccolta umanitaria e avendo una base in Romania mette a disposizione la struttura per l’accoglienza temporanea. Al momento il passaggio dalla Romania è possibile per i treni passeggeri che escono dall’Ucraina pieni di persone e rientrano carichi di beni di prima necessità.

Dal primo giorno del conflitto è partita la gara di solidarietà e diversi luoghi e strutture si sono organizzati, o si stanno organizzando, per accogliere la popolazione civile e i feriti. Questi ultimi stanno aumentando negli ospedali, sia civili che militari, anche se per ora non ci sono numeri ufficiali. Nei luoghi di accoglienza vengono forniti pasti caldi, abbigliamento, cure mediche, posti letto e servizi per la comunicazione. Ogni giorno un migliaio circa di persone si sposta dalle zone del paese in cui le azioni militari sono più persistenti e si dirige verso questa cittadina. Non tutti i profughi proseguono il loro viaggio verso il confine, visto che alcuni sfollati che non hanno parenti o conoscenti in Europa, trovano ospitalità anche presso le abitazioni private che si offrono per l’accoglienza.

Un altro progetto della Regione ha sostenuto con circa 25 mila euro la Casa-famiglia Blagodat che ospita 28 bambini e bambine dai 5 ai 17 anni a Lviv (Leopoli), per fornire loro educazione e un ambiente in cui crescere e migliorare le proprie condizioni di salute. Gli ospiti di questa casa-famiglia sono per lo più orfani o provenienti da famiglie con difficoltà e che per questo motivo sono stati allontanati. SOS Bambino è capofila del progetto e ha al momento portato i bimbi della casa-famiglia in Italia. Il terzo progetto regionale è stato sviluppato a Kharkiv insieme ad Avsi e all’associazione Emmaus con circa 67 mila euro di fondi regionali, con l’obiettivo di creare una rete di collaborazioni per interventi di accompagnamento al lavoro, supporto psico-sociale e interventi occupazionali per giovani con disabilità (mentale e fisica) e orfani. Il fine è permettere loro di accedere più facilmente al mondo del lavoro. La situazione qui è molto difficile e i responsabili della casa di accoglienza che accoglieva 30 ragazzi fragili sono riusciti a farli spostare per metterli in salvo. Grazie all’Associazione Emmaus 7 di questi ragazzi, disabili, sono in viaggio per l’Italia.

Avsi con le antenne Avsi Polonia e Avsi Romania stanno presidiando i confini nella zona di Leopoli e nella zona di Siret. A Leopoli si è realizzato anche un panificio per fornire pane ai profughi che arrivano. Vengono inoltre distribuiti beni di prima necessità e alimenti e si sta fornendo un sostegno economico alla Caritas, impegnata in prima linea della fornitura di pasti ai profughi. I confini sono aperti, ma soprattutto al confine polacco le code possono arrivare a oltre trenta chilometri: i profughi vi arrivano stremati. A Lvivi si sono trasferite numerose ambasciate di paesi europei, compresa quella italiana, e la situazione è relativamente tranquilla, almeno fino ad oggi; la città si è trasformata in un grande centro di transito e accoglienza delle persone che fuggono dalla guerra attraverso il confine polacco. In tempi normali il confine con la Polonia si raggiungerebbe in un’ora e mezzo di viaggio, ora servono alcuni giorni. I confini sono aperti, ma le code chilometriche fanno sì che i profughi arrivino a destinazione stremati.

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