La prof dorme in classe per protesta: "Basta didattica a distanza, tamponi per tutto il personale scolastico subito"

Gloria Ghetti, professoressa di storia e filosofia e cofondatrice del comitato 'Priorità alla scuola' - ha deciso di passare la notte nel suo istituto, dando inizio così a un'occupazione simbolica

Gloria Ghetti nella classe 'occupata'

Dopo quattro ore di lezione in didattica a distanza - tre in un'aula vuota e una all'aperto alla presenza di alcuni studenti - Gloria Ghetti, professoressa di storia e filosofia al Liceo Torricelli-Ballardini di Faenza e cofondatrice del comitato 'Priorità alla scuola' - ha deciso di passare la notte nel suo istituto, dando inizio così a un'occupazione simbolica. "Si tratta di una decisione presa per ribadire ancora una volta che 'la scuola è a scuola', come chiesto da migliaia di studenti, insegnanti e genitori che si sono mobilitati in varie città - spiegano dal comitato - Mobilitazioni che proseguiranno anche nei prossimi giorni".

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"Ho deciso di restare a scuola perchè non sappiamo più come chiederlo - spiega l'insegnante - Tutte le scuole devono aprire in presenza, perchè docenti e studenti si stanno rassegnando alla didattica a distanza, perchè ormai sul diritto allo studio, sancito dalla Costituzione, è stato dato un colpo di spugna. Forse così capiscono meglio il bisogno che abbiamo di tornare a scuola. Resto dentro alla scuola per capire che ci vogliamo tornare in sicurezza, che significa garantire a tutta la popolazione scolastica uno screening capillare e periodico con test che abbiano risultati rapidi, per individuare subito eventuali positivi. Dove le scuole sono rimaste aperte, non ci sono state stragi o carneficine. Il personale scolastico deve essere inserito nella 'fase uno' per la somministrazione del vaccino: siamo importanti subito a seguire quanto il personale sanitario, perchè la scuola è un luogo salutare per la società. Il mio rimanere qui stanotte è per dire forte e chiaro che facciamo anche questo per tornare a scuola, perchè la scuola è aperta solo quando studenti e insegnanti si incontrano, e questo non può avvenire davanti a uno schermo".

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L'azione simbolica della professoressa Ghetti "dà voce a migliaia di genitori, studenti e docenti costernati e avviliti dalla distruzione della scuola pubblica - continuano dal comitato - dalla negazione sostanziale del diritto fondamentale all'istruzione, da decisioni prese in spregio a ogni valutazione sulle gravi conseguenze psicologiche della chiusura della scuola, che perdura da un anno, sui ragazzi italiani".

Priorità alla scuola chiede lo screening sanitario completo della comunità scolastica - docenti, Ata, studenti - e l'inserimento come categoria prioritaria del personale scolastico ad alto rischio nella 'fase uno' dell'agenda vaccinale. Per quanto riguarda le scuole superiori, "si auspica che la riapertura in presenza favorisca l'accoglienza e il recupero scolastico degli studenti fortemente penalizzati dal punto di vista didattico e psicologico a causa della didattica a distanza. Inoltre, si chiede che l'attività in presenza non sia finalizzata solo alle necessità di valutare l'andamento scolastico degli studenti, bensì che il tempo sia utilizzato anche per aiutare a ricostruire le relazioni umane tra gli studenti e con i docenti. Infine, si chiede l'annullamento delle prove Ivalsi per questo anno scolastico in corso".

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