L'intervista al cardiologo: "Vaccinarsi aiuta anche a prevenire l'infarto"

Vaccinarsi… di cuore. Sì perché la vaccinazione per prevenire l’influenza stagionale aiuta anche a tutelare il sistema cardiovascolare e circolatorio.

"Recenti studi pubblicati su prestigiose riviste medico-scientifiche statunitensi dimostrano che, superati i 65 anni d’età, contrarre l’influenza, e soprattutto le conseguenti possibili complicanze, aumenta fino a sei volte il rischio di Infarto Miocardico Acuto o altri problemi Cardiaci” spiega il dottor Giancarlo Piovaccari, direttore del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari dell’Ausl Romagna.

Dottore, cosa c’entra l’influenza con le patologie del sistema cardiovascolare?

“In generale tutte le infezioni delle vie respiratorie aumentano il rischio di scompenso cardiaco e aritmie (vedi la fibrillazione atriale). E questo rischio si incrementa ulteriormente quando si contrae l’influenza che con la febbre genera alterazioni cardiocircolatorie e conseguentemente più facilmente precipita in un’insufficienza cardiaca o in un attacco coronarico”.

Partiamo quindi dell’infarto.

“Vi sono stati studi, oggetto di pubblicazione sul ‘New England Journal of Medicine” nel 2018 e 2019, dal titolo ‘Acute infection and myocardial infarction’; ed ‘Acute myocardial infarction after laboratory confirmed influenza infection’, in cui si dimostra che le persone con più di 65 anni che contraggono l’influenza rischiano, appunto, fino a sei volte in più di restare vittime di infarto miocardico. Il virus influenzale favorisce la trombosi (occlusione) coronarica acuta e quindi l’infarto miocardico acuto”.

E a livello coronarico?

“Il persistere di stati di bronchite e broncopolmonite o infezioni in genere, aumenta sensibilmente il rischio di rottura delle placche aterosclerotiche che possono essere presenti nelle arterie coronarie. Aumenta inoltre l’incidenza di scompenso, soprattutto nei giorni immediatamente successivi al termine dell’infezione influenzale, per i pazienti già in terapia per insufficienza cardiaca. Quelli invece in condizioni cliniche stabili, nel corso dell’infezione aumentano notevolmente il rischio di scompensarsi”.

Perché succede questo?

“Principalmente perché l’infezione da virus influenzale riduce notevolmente le difese immunitarie naturali delle persone che diventano più vulnerabili per una bronchite o polmonite”.

E se cresce l’età del paziente?

“Il rischio aumenta ulteriormente. Tanto che nei pazienti con più di 75 anni, specialmente se già vittime di precedenti infarti, sono generalmente presenti un maggior numero di placche arteriosclerotiche all’interno delle coronarie e quindi più alto il rischio di trombosi coronarica acuta”.

La vaccinazione può aiutare a contenere questi rischi?

“Certo: gli studi americani ai quali facevo riferimento prima hanno ben studiato, e documentato, anche questo. La vaccinazione evita complicanze e mette nelle condizioni di resistere meglio anche alle infezioni parainfluenzali. Perciò per questi pazienti vi è una chiara linea guida per l’offerta attiva della vaccinazione”.

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