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Giovedì, 29 Settembre 2022
Cronaca

Le navi ferme nel Candiano da 16 anni nel "Museo diffuso dell'abbandono"

Le tre navi fluviali di fine anni ‘80, lunghe circa 110 metri, sono di proprietà di una società riconducibile al colosso russo Gazprom e sono ferme nelle acque del Candiano dal 2006

Tre navi Gazprom già nella collezione del "Museo diffuso dell’abbandono" nel porto di Ravenna. Una notizia quanto mai attuale dopo l’annuncio della chiusura del gasdotto Nord Stream 1 di proprietà della società russa Gazprom. Ufficialmente si chiamano V-Nicolaev, Vomvgaz e Orenburg Gazprom le tre navi fluviali di fine anni ‘80, lunghe circa 110 metri, di proprietà di una società riconducibile al colosso russo Gazprom, ferme nelle acque del Candiano dal 2006 dove la capitaneria di porto per comodità le ha ribattezzate amichevolmente le tre caravelle e rientranti nel progetto “In Loco. Il Museo diffuso dell’abbandono” dell’Associazione Spazi Indecisi di Forlì.

Unico in Italia, In Loco è un progetto culturale di valorizzazione del territorio che invita all’esplorazione di luoghi in stato di abbandono della Romagna in maniera immersiva, emozionante e commovente combinando esplorazione, memoria e tecnologia. Le tre navi arrivate da Sebenico, con un carico di pietrame calcareo diretto al terminal della Fassa Bortolo, sono state per un periodo ormeggiate nella darsena della città di Ravenna per una questione di sicurezza dovuta all’abilitazione non si più mosse dal territorio romagnolo causa accumulo di debiti, sequestri conservativi e infine disinteresse dello stesso armatore. Dal 2009 sono a ridosso della scarpata della cassa di colmata della penisola Trattaroli.

“La rigenerazione di un’area urbana articolata e intrisa di memoria, come la Darsena di Ravenna, è un atto ad alto impatto sociale. La lettura e la comprensione di tale patrimonio sono necessarie per costruire nuove progettualità e opportunità che possano ricollocare progressivamente un luogo essenziale della città nel panorama culturale e commerciale della vita quotidiana. Il percorso di rigenerazione attuato in Darsena ha innescato un processo culturale e sociale con ricadute sulle modalità di intervento in un’area complessa, sperimentando soprattutto la temporaneità come orizzonte di progettazione" commenta, Francesco Tortori, tra i fondatori del Museo.

Il percorso, iniziato nel 2011 circa, sta rivelando efficacia e concretezza, anche per la sua capacità di creare interazione fra attori pubblici, privati e tecnici, incentivando il dibattito tra cittadinanza, associazioni, proprietari di aree e l’Amministrazione. Quest’ultima, infatti, ha avviato la ridefinizione di una normativa specifica per gli usi e riusi temporanei, che offre nuovi strumenti per l’attivazione delle ex aree produttive e delle aree di banchina.

“Molti gli esempi tangibili e le esperienze nate durante questo percorso, a livello culturale, imprenditoriale, sociale su tutto il territorio. Grazie a questo progetto, anche la darsena può tornare a essere spazio pubblico, bene comune, infrastruttura di culture, luogo di comunità e di ricongiunzione di paesaggi urbani differenti che ritornano ad essere parte della percezione collettiva. Attraverso i principali edifici che costituiscono il paesaggio della Darsena, l’itinerario Darsena 3.0 non è solo un’esplorazione dell’architettura industriale dismessa, ma una scoperta delle tracce dell’evoluzione della storia industriale, economica e commerciale nel territorio" conclude, Francesco Tortori, tra i fondatori del Museo.

Il museo dell’abbandono è sempre in continua evoluzione in quanto aspira a produrre riflessioni, aggregare comunità in grado di prendersi cura di questi luoghi e trasformarli in risorsa collettiva. A questo scopo l’Associazione Spazi Indecisi lavora costantemente alla mappatura di spazi in abbandono (ville, conventi, edifici, colonie, etc) affinché possano raccontare a tutti noi la loro storia.

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