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Cronaca Faenza

Accusato di aver avvelenato l'ex moglie con un mix di farmaci nel caffè, arriva la condanna a 16 anni

Il 48enne, che fu arrestato dai carabinieri l’1 ottobre 2021, si trovava già in carcere a Modena e venerdì scorso la Corte di Cassazione aveva respinto la sua scarcerazione

E’ stato condannato a 16 anni di reclusione Remigio Scarzani, il cuoco faentino di 48 anni finito a processo con l’accusa di maltrattatamenti, ripetuti abusi sessuali e tentato omicidio nei confronti della moglie attraverso la somministrazione graduale, tra l’estate e l’autunno del 2021, di un mix di farmaci nel caffè. Nei confronti dello Scarzani il collegio penale presieduto dal giudice Cecilia Calandra, e a latere da Natalia Finzi e Cristiano Coiro, ha accolto la richiesta di condanna presentata nella requisitoria dalla Pm Cristina D’Aniello, la quale aveva chiesto 15 anni per l’imputato.

Il 48enne, che fu arrestato dai carabinieri l’1 ottobre 2021, si trovava già in carcere a Modena e venerdì scorso la Corte di Cassazione aveva giudicato inammissibile il ricorso per la sua scarcerazione.  Il collegio ha anche disposto nei confronti dell’imputato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici oltre ad una provvisionale di 15 mila euro per la figlia e di 50 mila euro per la vittima assistita dall’avvocato Laerte Cenni.

IL VIDEO - Gli avvelenamenti ripresi dalle telecamere

“La vicenda lascia punti oscuri, non siamo riusciti a mio parere a ribaltare l’immagine che l’imputato aveva dato di se, per questo nel rispetto delle parti non condividiamo l’epilogo" ha detto l’avvocato Marco Valeri, che insieme a Mario Malavolta ha difeso il 48enne faentino. Quanto alle decine di violenze sessuali e ai soprusi "il narrato non restituisce - secondo il legale -, compatibilità con i messaggi ascoltati e letti in aula" mentre per quanto concerne l’intento omicidiario "a nostro avviso avrebbe richiesto ben altri mezzi, dosaggi e modalità”. Ora si attende il deposito delle motivazioni della sentenza dopodiché “Faremo appello” conclude l’avvocato.

“Credo che la sentenza emessa oggi sia una sentenza equilibrata che riproduce la realtà sostanziale emersa durante l’istruttoria ed il processo - ha dichiarato invece l’avvocato Laerte Cenni, il legale della donna costituitasi in giudizio -. Bisogna ringraziare anche la Procura perchè tutto il lavoro che è stato fatto a seguito della presentazione della querela ha consentito di acquisire degli elementi di prova senza i quali forse oggi non avremmo ottenuto questa sentenza. Ci riteniamo soddisfatti per quanto emerso nel corso dell’istruttoria. Saremo pronti a ripresentarci anche in appello per difendere gli interessi della nostra assistita”.

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